Metsola a Kyiv: le tre promesse dell’Europa all’Ucraina

“Anche nell’oscurità della guerra la democrazia è la luce”, ha esordito Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo nel suo discorso al Parlamento di Kyiv, il 1 aprile scorso. “L’Unione europea è un progetto di pace, ma al di là di questo è un progetto di libertà. Lasciatemi dire che l’Ucraina è l’Europa“.

Metsola ha ricordato le vittime della guerra, con un particolare riferimento al bombardamento dell’ospedale di Mariupol: “Non dimenticherò mai e poi mai il nome di Mariupol. Il bombardamento di un reparto di maternità e l’uccisione di bambini è un atto infame, di disumanità. Non ci dimenticheremo quello che è successo”. Parole che hanno ancora più valore dopo la scoperta, sabato 2 aprile, dei civili uccisi a Bucha e delle fosse comuni nella regione di Kyiv, che hanno indignato la comunità internazionale e aperto alla futura prosecuzione di crimini di guerra commessi dalle forze russe.

L’Ucraina potrà sempre contare sull’Unione europea – ha ribadito Metsola – che continuerà il suo supporto su tre linee di azione: sanzioni, integrazione europea, protezione dei rifugiati e ricostruzione.

Con le parole della presidente:

“Questa invasione ha portato la Russia direttamente a un confronto diretto con l’Europa, la comunità internazionale e lo stato di diritto mondiale. Non permetteremo a Putin di farlo senza conseguenze, abbiamo bisogno di sanzioni più dure e di chiedere giustizia per i crimini commessi”

“L’Unione europea riconosce le ambizioni europee dell’Ucraina di diventare candidato per l’adesione. Potete contare su di me, sul Parlamento europeo. Sappiamo che è stato versato molto sangue e non vi deluderemo”

“Ci prenderemo cura delle vostre famiglie che sono state costrette a partire, fino a quando vorranno tornare a casa e ricostruire la loro vita. Aiuteremo a ricostruire le vostre città quando questa illegale, deliberata e ingiustificata invasione finirà. Il nostro impegno continuerà, organizzeremo una conferenza internazionale per ricostruire”

Questo è il momento “Costi quel che costi” – il Whatever it takes mutuato da Mario Draghi –  ribadisce la Presidente, “Vladimir Putin non ha calcolato bene la sua strategia. Voglio essere presente nel momento in cui l’Europa sarà libera e sicura con le sue fonti di energia, dobbiamo ridurre ulteriormente la dipendenza dal gas russo“. L’obiettivo è arrivare a importazioni 0 – Zero russian gas, scandisce la presidente, un bivio che tutti gli Stati membri stanno vagliando nelle camere di governo e all’interno dei Parlamenti. L’Ue è ferma al 15 marzo, quando il Consiglio europeo ha approvato la quarta tranche di sanzioni, ma, di fatto, l’Europa finanzia ancora la guerra in Ucraina. Il massacro di Bucha vedrà un inasprimento delle sanzioni, ma le parole di Metsola riportano alla realtà: gli Stati membri dell’Unione europea pagano quasi 1 miliardo di euro al giorno alla Russia per la fornitura di gas e petrolio, soldi che dovranno essere sottratti a Putin per impedirgli di continuare la sua guerra di aggressione.

Foto di copertina EPA/ANDRII NESTERENKO

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