2 Dicembre 2022

Rassegna stampa africana: golpe in Burkina Faso e diplomazia russa a Tripoli

Pubblichiamo dei passaggi della rassegna stampa settimanale sull’Africa, curata da Jean-Léonard Touadi per RadioRadicale. È possibile ascoltare il podcast dal sito dell’emittente. Clicca qui per ascoltare.

Un altro colpo di stato nel Sahel, stavolta in Burkina Faso, evidenzia le relazioni tra gruppo Wagner e militari, sentimento anti francese e instabilità regionale. A Tripoli, la Russia riapre la sua ambasciata, una conferma dell’interessa di Mosca nella regione. Le elezioni in Lesotho e i problemi della monarchia parlamentare con le gang criminali. Intanto, Etiopia e Tigray provano a parlare di tregua.

La regione dei colpi di stato

Il colpo di stato in Burkina Faso viene raccontato da Benjami Roger per Jeune Afrique, in un articolo che ripercorre i passi compiuti nella notte tra il 1 e il 2 ottobre: “Fu nella notte tra l’1 e il 2 ottobre che il colpo di stato divenne irreversibile in Burkina Faso. Mentre molti consideravano gli equilibri di potere piuttosto favorevoli al tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, le cose cambiarono in poche ore a causa, in particolare, della mobilitazione di piazza da parte dei golpisti”. Si è trattato di un regolamento di conti tra militari sempre più scontenti della piega che stanno prendendo i combattimenti nella zona nord del Burkina Faso, dove i jihadisti sono estremamente attivi.

La notizia del colpo di stato in Burkina Faso è stata ripresaanche da L’Orient-Le Jour, con un articolo sul capitano Ibrahim Traoré, ufficialmente nominato presidente del paese: “il Presidente del Movimento Patriottico per la Salvaguardia e il Restauro (MPSR) svolge le funzioni di capo dello Stato, capo supremo delle Forze Armate Nazionali – si legge in una nota intitolata Atto Fondamentale, che completa la Costituzione del Burkina, in attesa dell’adozione di una carta di transizione. Una dichiarazione che stata letta dal capitano Kiswendsida Farouk Azaria Sorgho. In attesa dell’istituzione degli organi di transizione, il MPSR è garante dell’indipendenza nazionale, dell’integrità territoriale, della permanenza e continuità dello Stato, del rispetto dei trattati e degli accordi internazionali”.

La redazione di Africa24 cerca, invece, di puntare i riflettori sulle prerogative del presidente Traoré, in un articolo che si concentra sulla lotta contro il terrorismo: “il paese subisce attacchi regolari difficili da contenere da parte dell’esercito. Il nuovo presidente Ibrahim Traoré accusa il predecessore di una gestione poco soddisfacente della lotta contro il terrorismo, il giovane capitano intende intensificare il dispiegamento dell’esercito per risultati rapidi efficienti”.

Internazionale, in un pezzo di Pierre Haski, torna al passato del Burkina Faso per discutere dei rapporti del paese con Francia e Russia: “un’analisi semplice sarebbe quella di sostenere che la Russia si è impegnata in una parte dell’Africa in un’operazione ostile alla Francia. Questa realtà esiste: la disinformazione russa nell’Africa francofona è stata abbondantemente documentata. Ma questo non basta a giustificare ciò che sta accadendo a Ouagadougou e altrove. Allo stesso modo, evocare solo l’eredità coloniale francese non è sufficiente e potrebbe essere perfino fuorviante se vogliamo trovare i motivi per cui la Francia si trasforma spesso in capro espiatorio della collera di una parte dei giovani africani”.

Damien Glez si sofferma sulle ingerenze russe in Burkina Faso e approfondisce il sostegno che Evgenij Prigozhin, fondatore del gruppo paramilitare Wagner, ha fornito a Traoré: “In attesa di scoprire, nei prossimi giorni, il posto che Ibrahim Traoré occuperà nella nuova architettura regnante del Burkina Faso, l’entusiasmo impaziente del fondatore del gruppo Wagner non passa inosservato”.

Le elezioni in Lesotho

Il corrispondente padre Efrem Tresoldi, in un articolo per Nigrizia, analizza le elezioni dei 7 ottobre: i cittadini del Lesotho si sono recati alle urne “per eleggere i centoventi membri del nuovo Parlamento in un clima di insicurezza e incertezza. Non sono state approvate infatti le leggi di riforma costituzionale e del sistema elettorale che avrebbero potuto porre fine all’instabilità politica che ha caratterizzato i vari governi che si sono succeduti negli anni” si legge nell’analisi di Tresoldi.

Sul Lesotho si concentra anche il settimanale Jeune Afrique, con un articolo che punta i riflettori sulla presenza di gang criminali e la loro influenza sulle elezioni generali. Il corrispondente Romain Chanson racconta dei clan mafiosi del Lesotho che discendono da famosi gruppi musicali: “l’artista famoso Mosotho Chakela è stato il leader del gruppo Terene fino alla sua morte”. Con metodi estremamente violenti, le gang mafiose stanno impattando sulla campagna elettorale e quindi anche sull’eventuale risultato delle elezioni.

Riaprono le porte della Russia in Libia

La rivista Nigrizia si è occupata nei giorni passati anche della Libia, con un articolo sulla riapertura dell’ambasciata russa a Tripoli: “Proprio quando la Turchia ha incassato il suo via libera da Tripoli per esplorare i fondali del Mar Mediterraneo orientale alla ricerca di gas e petrolio (con le polemiche del caso), il vice ministro degli esteri russo, nonché inviato in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov, ha annunciato (nuovamente) l’intenzione di Mosca di riaprire la propria ambasciata nella capitale libica, chiusa da 9 anni dopo l’attacco militare subito nell’ottobre del 2013”. A conferma della notizia, il diplomatico russo Bogdanov ha annunciato la decisione del suo governo di riprendere il lavoro a Bengasi riaprendo il Consolato generale nell’est della Libia. La redazione di Nigrizia ricorda il contestuale arrivo a Tripoli del nuovo inviato speciale dell’Onu per la Libia, il senegalese Abdulaye Bathily: “ha avviato una serie di incontri con alti funzionari delle Nazioni Unite e rappresentanti degli stati membri coinvolti in Libia. Come per i suoi predecessori, la sua missione si preannuncia in salita”.

Verso la tregua in Etiopia?

In un clima generale di conflitto spicca l’impegno per una tregua tra l’Etiopia e il Tigray. Il governo di Addis Abeba sembra aver accettato di intavolare negoziati di pace con i ribelli al fine di raggiungere una tregua e garantire maggiore stabilità alla regione. Il servizio di comunicazione del governo etiope ha affermato che l’ Unione Africana aveva comunicato nel suo invito alla pace la data e i luoghi dei negoziati ma senza fornire altri dettagli. Il capo della regione assediata del Tigray in Etiopia e del governo federale sono stati invitati a negoziati di pace in Sudafrica in uno sforzo dell’ Unione africana che tende a mettere fine a questa guerra civile.

Nigrizia ha dedicato alla notizia un lungo articolo del 6 ottobre, confermando e ricordando che “già lo scorso 11 settembre il governo tigrino si era dichiarato disponibile alla trattativa e aveva nominato il consigliere di Gebremichael, Getachew Reda, e l’ex capo di stato maggiore delle forze di difesa etiopiche, il tenente generale Tsadikan Gebretinsae, come parte della sua squadra negoziale “pronta per essere schierata senza indugio”.

Rassegna stampa a cura di Jean-Léonard Touadi,  funzionario FAO, docente di “Geografia dello sviluppo in Africa” all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Foto di copertina EPA/ASSANE OUEDRAOGO

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