5 Dicembre 2022

Che cosa significa la ‘linea Scholz’ per la Germania e l’Europa

Il prossimo 8 dicembre cadrà il primo anniversario del varo del primo governo socialdemocratico dopo tre lustri di egemonia merkeliana. A spegnere le candeline sarà Olaf Scholz, il cui nome è in questi giorni al centro del dibattito nazionale e internazionale, sia per la posizione nei negoziati europei sull’energia sia in merito ad alcune decisioni controverse, come quella, presa contro il parere negativo di altri esponenti del governo federale, di favorire un take over cinese sul porto di Amburgo.

A voler cercare di ricostruire la linea politica di Scholz guardando alle prese di posizione, sue personali e del governo tedesco, si corre però il rischio di trarre un’immagine falsata, quella di una figura fortemente contraddittoria e di porre tutto in termini di continuità/rottura con il precedente cancellierato di Angela Merkel.

La ridefinizione tedesca in Europa

Per poter inquadrare le scelte e le esitazioni di Scholz è necessario innanzitutto partire dalla presa d’atto che, negli ultimissimi anni, il ruolo della Germania in Europa è parzialmente mutato e che il sistema politico tedesco si è riplasmato sulla scia di questo cambiamento. È giunto infatti al suo termine quel momento storico in cui la Germania si affermava come nazione solo per il tramite dell’Unione europea. Già durante l’era Merkel era emersa una tendenza alla rinazionalizzazione della politica che si è riverberata sul sistema politico. Anche la socialdemocrazia guidata da Scholz ne ha dovuto prendere atto e da qui la nuova tendenza ad affrontare i temi con una prospettiva più nazionale. Questo non vuole dire che la Germania sia diventata più nazionalista, tutt’altro: è solo che la Germania tende prima a definire una propria posizione sui singoli temi e problemi e poi a portare questa prospettiva nell’Unione.

Il caso del negoziato energetico è particolarmente emblematico: questa volta, infatti, la Germania ha preliminarmente definito il suo piano nazionale e successivamente si è seduta al tavolo europeo per la definizione di una strategia comune. Questa impostazione ha suscitato una serie di reazioni allarmate negli altri Paesi a causa dell’ampiezza del programma e per i potenziali effetti distorsivi sull’economia europea, ma risulta pienamente spiegabile sulla base degli sviluppi che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi anni.

La Russia e l’impostazione Steinmeier

Una questione che, al pari di quella relativa al posizionamento della Germania all’interno dell’Unione europea, suscita grande interesse è quella dell’atteggiamento tedesco di fronte ai grandi attori globali. Il primo a venire in rilievo è sicuramente la Russia e qui si può dire che Scholz si è mostrato molto netto e deciso, rompendo le ambiguità che, ad esempio, avevano caratterizzato la figura e il cancellierato di Gerhard Schröder.

Ma nella fermezza di fronte a Vladimir Putin non va vista una rottura rispetto alla tradizione socialdemocratica di dialogo con l’Est avviata oltre cinquant’anni fa da Willy Brandt, tutt’altro: in essa si vede come Scholz abbia dato coerentemente seguito a un’impostazione, che ha avuto in Frank Walter Steinmeier il grande ideatore, che inquadra il dialogo con la Russia e il perseguimento del reciproco interesse all’interno di un paradigma normativo di democratizzazione.

I rapporti con la Cina e la vicenda del porto di Amburgo

Se nei confronti della Russia la linea Scholz appare essere netta e coerente, così non sembra nei confronti della Cina, come dimostra la recente vicenda del porto di Amburgo. Per meglio comprendere il perché di quella che a molti è apparsa come una forzatura bisogna guardare ad alcuni fondamentali della politica tedesca.

Tra questi vi è quello della Weltpolitik, cioè del fatto che la Germania ha ridefinito sempre più la propria identità economica in chiave globale e che rimane ancorata a una visione aperta ancorché normativa del sistema internazionale. A corollario si può anche sostenere che l’apertura di Scholz alla Cina va letto anche come l’ansia di garantire alla Germania prospettiva di dialogo economico che vadano oltre l’Europa e che permettano alla Germania di bilanciare eventuali contrazioni derivanti dalla stretta economica.

La vicenda del porto di Amburgo, che, come noto, ha portato Scholz in rotta di collisione con il ministro dell’Economia, il verde Habeck, richiama la nostra attenzione su un ultimo, non trascurabile aspetto: quello delle dinamiche di coalizione interne al governo tedesco. Durante l’era Merkel, le coalizioni che si sono succedute hanno sempre visto una posizione dominante della CDU che ha spesso fagocitato gli altri alleati e li ha spinti a perdere la propria identità.

La coalizione varata nel dicembre 2021 vede invece la presenza di partiti fortemente identitari, con delle priorità definite e con la tendenza a difendere la propria linea e ad evitare di essere cannibalizzati. In questa prospettiva anche le scelte internazionali vedono una forte dialettica competitiva tra socialdemocratici, verdi e liberali e il caso del porto di Amburgo può essere anche visto come la volontà di Scholz di dare una sua linea diversa da quella degli altri partiti e leader della coalizione (in particolare da quella dei Verdi che rispetto alla Cina sono molto scettici se non ostili).

Foto di copertina EPA/CLEMENS BILAN