25 Giugno 2022

Mar Nero: fino a quando in tempo di guerra?

Le ostilità nel Mar Nero non hanno sinora raggiunto una dimensione comparabile a quella degli altri domini terrestri, aerei e cibernetici del conflitto russo-ucraino. Il merito è forse della Turchia che  ha convinto la Russia ed i Paesi occidentali ad osservare le limitazioni previste dalla Convenzione di Montreux del 1936 in “tempo di guerra”, nell’interesse della pace in Mar Nero. Quasi del tutto paralizzata  è la navigazione commerciale che si svolge con gravi rischi per la sicurezza dei mercantili e la vita dei marittimi imbarcati.

Nessun carico di grano può essere più esportato e nemmeno rifornimenti di viveri giungono via mare alla stremata popolazione ucraina. Prima o poi la situazione dovrà stabilizzarsi. Allora si vedrà se sarà ricostituito lo status quo con la ripresa dei traffici e con l’ingresso di Forze navali straniere.

Guerra navale a bassa intensità

Nei primi giorni del conflitto iniziato il 24 febbraio ci sono stati degli episodi bellici a cominciare dallo sbarco russo nell’Isola dei Serpenti con cui l’Ucraina controllava  la foce del Danubio ed i ricchi giacimenti energetici. Due mercantili  diretti in Ucraina sono affondati: uno  colpito da un missile quale “obiettivo militare” e l’altro forse incappato in un una zona  minata: una fregata ucraina, si è autoaffondata. Kiev, oltre tale unità,  aveva solo una flottiglia di naviglio leggero, non essendo mai stata armata dall’Occidente, né avendo ricevuto altre navi  dalla spartizione della Flotta di SebastopoliNon c’è stato quindi alcun vero e proprio scontro navale, ma  una nave russa  sarebbe stata colpita al largo di Odessa. Quanto al blocco delle coste ucraine, più che una misura bellica conforme ai canoni dei conflitti armati sul mare,  dovrebbe trattarsi una forma d’interdizione delle coste avversarie.  In ogni caso, sarebbe un’attività illegale, secondo iI Protocollo di Ginevra del 1977 sul diritto umanitario, se volta ad affamare la popolazione civile.

Equidistanza Turca

A mantenere sotto controllo le ostilità in mare ha concorso la Turchia che ha intrepretato  abilmente l’art. 19 della Convenzione (applicabile in “time of war”) il quale  vieta ai belligeranti di entrare in Mar Nero, salvo si tratti di unità navali che ritornino alle basi di originaria dislocazione. La norma è stata osservata dai russi che, di quattro unità che sarebbero dovute rientrare, hanno fatta passare solo quella di stanza in Mar nero.

Gli Stretti non sono stati chiusi a tutti, come avverrebbe se la stessa Turchia fosse in guerra. Nato e Paesi occidentali hanno però aderito all’invito (privo come tale di valenza cogente)  loro rivolto dalla Turchia di non accedere al Mar Nero. Nulla è stato disposto per il traffico mercantile, anche se i Lloyd’s di Londra hanno subito deciso di far pagare i rischi di guerra ed i Paesi di bandiera hanno autonomamente adottato misure per scoraggiare la navigazione. Al riguardo, in mancanza di coordinamento in ambito Ue, si è creata asimmetria : l’Autorità marittima italiana ha dichiarato il massimo livello di rischio (Marsec 3); altri Paesi, come Malta, non hanno voluto penalizzare i propri traffici.

Il blocco nel Mar d’Azov

Tutte le restrizioni militari e commerciali alla navigazione nel Mar Nero sono presenti nel Mar di Azov, bacino interno il cui status è in discussione presso una Corte arbitrale incaricata di decidere la questione delle acque della Crimea.

Mosca ritiene che il Mar di Azov sia geograficamente una baia sulle cui acque  possa dimostrare di possedere titoli storici. Kiev sostiene invece che l’insenatura sia soggetta al regime generale dell’Unclos e quindi abbia acque territoriali ed acque internazionali. Stante l’attuale regime di occupazione delle città portuali ucraine, il Mar di Azov è in ogni caso inaccessibile al traffico estero perché sotto completo controllo russo. Eguale la situazione nello Stretto di Kerch, le cui due sponde in Russia e Crimea, sono unite da un ponte di recente costruito da Mosca.

Verso la normalizzazione?

Quando cesseranno le ostilità terrestri, dovrebbe in teoria venir meno le limitazioni al transito negli Stretti dei belligeranti. Cosa faranno nel frattempo i “neutrali” e/o i “co-belligeranti” (secondo la definizione del Prof. Ronzitti)? Come detto, Ankara non ha chiuso gli Stretti ai Paesi non direttamente in guerra. È da ipotizzarsi perciò che, non appena la situazione internazionale lo consentirà (magari dopo una tregua), gli alleati di Kiev  chiedano alla Turchia di transitare  negli Stretti nel rispetto delle ordinarie condizioni stabilite da Montreux.

Se ciò avverrà, Mosca si confronterà nei mari di casa con le flotte occidentali, che non sarebbero tenute ad osservare le limitazioni stabilite da Mosca, per esigenze operative, nella propria  Zona economica esclusiva (Zee), ed in quelle di Crimea ed Ucraina. L’IMO (International Maritime Organization) ha intanto invitato a creare “safe corridors” per consentire ai numerosi mercantili bloccati in tali Zee di uscire dagli Stretti. Lungo queste rotte si potrebbe tentare di far giungere aiuti alimentari e sanitari ai civili ucraini.

Foto di copertina EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE