La diplomazia di Putin delude l’Africa

Si è chiuso venerdì 28 luglio il vertice Russia-Africa di San Pietroburgo. Una kermesse diplomatica progettata da Putin per ritrarre la Russia come una grande potenza con molti amici globali, nonostante la sua guerra destabilizzante in Ucraina. Preparato meticolosamente dalla diplomazia russa con numerosi viaggi del ministro degli Esteri Sergey Lavrov nel continente, il Vertice di San Pietroburgo intendeva superare, in termini di partecipazione e di risultati, il primo vertice di Sochi del 2019.

Dal punto di vista della partecipazione, Sochi poteva vantare la presenza di ben 43 capi di stato, contro 17 presenti nella città natale di Putin. La diplomazia russa ha accusato le cancellerie occidentali di aver esercitato pesanti pressioni per dissuadere molti leader africani di partecipare. Secondo l’aiutante presidenziale Yury Ushakov, una notevole delusione per il Cremlino nonostante una raffica di sforzi diplomatici in Africa compiuti dal ministro degli esteri Lavrov con numerosi missioni attraverso il continente.

Secondo il Washington Post, in effetti, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha incolpato l’Occidente per il numero ridotto, sostenendo che c’era stata “un’ingerenza sfacciata assolutamente non nascosta di Stati Uniti, Francia e altri stati” per dissuaderli dal partecipare. “Questo è un dato di fatto, questo è oltraggioso”, ha detto. Più verosimile, si tratta di una conseguenza del ritiro di Mosca dall’accordo del grano e per una guerra che ha aumentato i prezzi di cibo e carburante, danneggiando le popolazioni vulnerabili.

Questo tipo di pressioni dimostrano quanto il campo occidentale, Stati Uniti in testa, sia sempre più preoccupato dall’espansionismo di Mosca e intende agire in maniera proattiva in chiave di containment. Fino a poco tempo fa, i decisori europei e americani vedevano la Cina come il loro principale concorrente in Africa. Oggi guardano con profondo disagio il ritorno della Russia, esemplificato dalla presenza dei mercenari Wagner in Mali, nella Repubblica Centrafricana (RCA), in Libia e, brevemente, nel nord del Mozambico.

Eppure non ci sono prove che i leader africani condividano questo punto di vista. La maggior parte dei paesi del continente, anche quelli che hanno regolarmente votato alle Nazioni Unite per condannare l’attacco all’Ucraina e il suo impatto, non vogliono essere trascinati a schierarsi in una nuova “guerra fredda” o diventare pedine in una lotta per l’influenza globale e giochi di potere.

Gli obiettivi russi

L’ordine del giorno del vertice ha previsto “forum economico e umanitario” e sono state invitate personalità del mondo imprenditoriale africano; il Cremlino promette una serie di accordi su commercio, investimenti e cooperazione scientifica e tecnica.

Nel comunicato pubblicato alla fine dei lavori, i russi esprimono soddisfazione. “Abbiamo avuto uno scambio di opinioni sostanziale e coinvolgente sull’intera gamma di temi della cooperazione strategica tra Russia e paesi africani […]. Abbiamo identificato le aree principali per un ulteriore lavoro congiunto e delineato piani per rafforzare il coordinamento della politica estera e aumentare i flussi commerciali e di investimento, nonché la cooperazione industriale tra la Russia e i paesi del continente [africano] […]. O ancora: “Il Forum ha portato alla firma di 161 accordi che non costituiscono segreto commerciale” (146 accordi con organizzazioni e autorità straniere), anche se il valore degli accordi non è stato reso noto.

La maggior parte degli accordi riguardava la cooperazione umanitaria, con il maggior numero di accordi conclusi nei seguenti settori: Cooperazione internazionale e interregionale – 56; Istruzione e scienza – 51; Cooperazione scientifica e tecnica – 10; esportazioni e l’attività economica estera – 10. I dettagli di questi accordi possono essere rintracciati in sintesi consultando il Recap of the Second Summit and Russia–Africa Economic and Humanitarian Forum” e, per la parte politica tutto e’ riassunto nella “Declaration of the Second Russia–Africa Summit”. Al d la’ dei proclami gli osservatori hanno notato un clima totalmente diverso dal primo vertice di Sotchi.

Il Vertice e i risultati dalla prospettiva africana

Secondo molti esperti, soprattutto africani, le prerogative e le urgenze non sono correttamente allineate tra Mosca e le capitali africane. Il disallineamento delle priorità è stato evidente al forum Russia-Africa, dove le discussioni cruciali sulle pressanti sfide esistenziali dell’Africa sono state notevolmente assenti. In un momento in cui il continente è alle prese con le preoccupazioni ambientali, la giustizia sociale e gli effetti redistributivi della crescita, l’agenda del forum non è riuscita ad affrontare questi temi critici.

Le nazioni africane sono attivamente alla ricerca di finanziamenti per la lotta al cambiamento climatico e di soluzioni innovative che integrino le aspettative sociali, ambientali e di governance con la dura realtà della povertà e del sottosviluppo. La mancanza di attenzione dell’evento su questi argomenti lo ha fatto sembrare distante dalle esigenze del continente. Inoltre, la scarsa rappresentanza di genere e dei giovani nei panel ha ulteriormente evidenziato le difficoltà nell’affrontare le preoccupazioni essenziali.

Oluwadamilola Olanrewaju, esperta della rivista “Businness Elites Africa”  ha indentificato alcune  aspettative deluse finora. Molti altri esperti, tra cui J. Siegle di “Africa center for Strategic Studies” e Sarah Daly di “Atlantic Council Africa Center” giungono alle stesse conclusioni circa la disillusione africana, al di là della presa sull’opinione pubblica africa –soprattutto tra i giovani urbani e tra le élites – della propaganda russa, diffusa capillarmente attraverso i social network. “Business Elites Africa identifica i seguenti quattro punti di “disappointment” africano:

  • La disparità commerciale tra Russia e Africa è sempre più allarmante, con le esportazioni africane che comprendono principalmente materie prime come minerali, metalli, terre rare, noci, frutta e cacao. Al contrario, le esportazioni della Russia in Africa includono macchinari, idrocarburi raffinati, fertilizzanti e prodotti chimici. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia ha incrementato le esportazioni di idrocarburi raffinati verso l’Africa di oltre 13 volte, e le sue esportazioni di macchinari e automobili hanno superato i 5 miliardi di dollari. Tuttavia, la mancanza di importazioni significative di manufatti dall’Africa, nonostante questi beni costituiscano quasi il 60% delle esportazioni totali dell’Africa, desta preoccupazione. A differenza degli Stati Uniti e dell’UE, la Russia non dispone di un programma dedicato a facilitare le importazioni esentasse e sostenere i prodotti a valore aggiunto dall’Africa.
  • Ci sono solo pochi veri partner commerciali. Nell’intricata rete delle relazioni commerciali tra Russia e Africa, diventa evidente che solo una manciata di paesi svolge un ruolo sostanziale. Sorprendentemente, l’Egitto, l’Algeria, il Marocco e il Sudafrica da soli contribuiscono a oltre il 70% del commercio totale della Russia con il continente. Questa concentrazione di partner commerciali può sembrare sorprendente, ma finché questi paesi continueranno a offrire un significativo surplus commerciale, il Cremlino sarà soddisfatto dell’attuale accordo. Nel 2020, la Russia ha ha importato dall’africa per un valore pari a 1,6 miliardi di dollari dall’Africa, esportando per un valore di 12,4 miliardi di dollari, un dato che evidenzia la natura sbilanciata del commercio. Tuttavia, affidarsi pesantemente a pochi partner commerciali limita le capacità della Russia di impegnarsi in una solida diplomazia economica in tutto il continente africano (macchinari, idrocarburi raffinati, fertilizzanti e prodotti chimici); 
  • Il trasferimento di tecnologia tra la Russia e l’Africa rimane carente in modo allarmante. La relazione economica esistente manca dei meccanismi necessari ad incrementare flussi cruciali come il trasferimento di tecnologia, il co-investimento di private equity e capitale di rischio, l’incubazione di imprese transfrontaliere e le collaborazioni creative per la creazione di accordi finanziari. Le banche russe sono conosciute più per accordi governativi opachi, come lo scandalo dei buoni del tonno in Mozambico, piuttosto che per fusioni e acquisizioni significative o transazioni finanziarie sofisticate. A differenza delle controparti cinesi, le società tecnologiche russe  hanno attività localizzate in Africa. Inoltre, gli investimenti diretti esteri (IDE) della Russia sono fortemente concentrati, con una parte significativa assegnata a un impianto nucleare in Egitto, e rappresentano solo l’1% degli afflussi totali di IDE in Africa. Anche la diplomazia della cancellazione del debito è lenta, spesso legata a nuovi accordi di vendita di armi così da rendere la Russia il più grande fornitore di armamenti militari in Africa. Questo ostacolo nel trasferimento di tecnologia, nella finanza e nell’impegno negli investimenti richiede urgente attenzione e riparazione;
  • Soft power sprecato. Gli sforzi di soft power della Russia in Africa hanno prodotto risultati limitati, lasciando sprecato gran parte del suo potenziale. Durante il recente forum, il presidente Vladimir Putin ha concentrato una parte considerevole del suo discorso su iniziative come l’insegnamento del russo nei paesi africani, l’introduzione della “pedagogia” russa, la promozione di eventi culturali e sportivi in Russia, l’incoraggiamento del turismo africano di fascia alta e l’espansione delle esportazioni di media russi al continente. Sebbene ci siano circa 35.000 studenti africani che studiano nelle istituzioni russe e si impegnano in scambi culturali ed educativi, l’impatto di questi sforzi è inferiore alle aspettative.

Meno dell’1% degli investimenti diretti esteri in Africa proviene dalla Russia. In sostanza, la Russia contribuisce in misura ridotta alla ricchezza del continente, ma ha ottenuto tanto e continua ad ottenere tantissimo sul piano del credito politico di stato non coloniale e propenso ad una cooperazione win-win sul modello cinese.

Per ora, la Russia ha ottenuto i risultati maggiori nel settore della sicurezza e della vendita delle armi: partner economico irrilevante ma grande distributore venditore di armi. Prima o poi, i popoli africani impoveriti chiederanno riso, cuscus e il conto alle loro élites, sempre più filorusse ma con le casse pubbliche vuote.

Foto di copertina EPA/SERGEI BOBYLEV / TASS HOST PHOTO AGENCY/

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