Astensione e cautela: la posizione di Pechino sulla guerra non cambia

Ancora una volta, le autorità cinesi hanno evitato di prendere posizione sulla guerra in Ucraina. Il 24 febbraio, in occasione del primo anniversario dell’invasione russa su larga scala, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato – con 141 voti a favore, 6 contrari e 32 astenuti – una risoluzione non vincolante che chiede il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe dal suolo ucraino. L’India e la Cina, ancora una volta, si sono astenute.

Il ‘position paper’ sulla guerra

La Cina era stata al centro del dibattito internazionale dei giorni precedenti per l’atteso ed erroneamente definito dai media esteri come “Piano per la pace” che, secondo le aspettative, il presidente cinese Xi Jinping avrebbe dovuto esporre a quella stessa Assemblea generale.

In luogo del “piano per la pace” letto da Xi, il ministero degli Esteri cinese ha rilasciato quello che i media cinesi hanno sempre chiamato “position paper”, un documento in dodici punti in cui la parola “guerra” non compare e che indica la posizione delle autorità cinesi sul conflitto. Il primo di tali punti è il rispetto della sovranità territoriale; il secondo, invece, è dedicato alla necessità di abbandonare la “mentalità da Guerra fredda”, un chiaro riferimento agli Stati Uniti e alla Nato.

Di fatto, il documento reitera una serie di posizioni già espresse da ufficiali cinesi in passato, e alcuni giorni prima da un altro documento dedicato a illustrare l’ “iniziativa di sicurezza globale”, lanciata per la prima volta da Xi al Vertice dei paesi Brics nel giugno 2022. 

Wang Yi in Europa e a Mosca

Pochi giorni prima del voto in Assemblea generale al Palazzo di Vetro, Wang Yi, il direttore della Commissione per gli affari esteri del Comitato centrale del Partito comunista cinese, il capo de facto della diplomazia cinese, era atterrato a Mosca.

Qui, dopo il Segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Nikolay Patrushev, Wang Yi ha incontrato il presidente Vladimir Putin. Nel comunicato rilasciato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua di quest’ultimo incontro, ampio spazio è dedicato alla necessità di promuovere un “vero multilateralismo”, come definito dalla narrazione ufficiale cinese, e in conclusione si legge la volontà cinese di una “soluzione politica” alla “questione ucraina”, proposta ripresa anche dal position paper. Questa non è la prima volta che ufficiali cinesi promuovono, almeno a parole, il dialogo per la risoluzione della guerra, ma è la prima volta in cui tale affermazione viene rivolta direttamente a Putin.

Si trattava della prima visita ufficiale dall’inizio invasione russa su larga scala in Ucraina e dell’ultima tappa di un tour europeo che lo ha portato a partecipare alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera e a una serie di incontri bilaterali.

Ed è proprio da una di questi incontri, che avevano fatto sperare in una distensione dei rapporti tra Europa e Cina e fatto peraltro credere che quella di Wang in Russia fosse una sorta di “missione di pace”, che sarebbe nato il quid pro quo sul “piano per la pace” di Pechino. Dopo l’incontro con il ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani, infatti, la stampa italiana ha riportato che Wang Yi, nel loro incontro bilaterale, aveva riferito la volontà del presidente Xi Jinping di pronunciare un “discorso di pace” il 24 febbraio. Attese però dimostratesi, nei fatti, infondate.

La “guerra retorica” tra Cina e Stati Uniti

Il clima di relativa distensione tra Europa e Cina si è ben presto raffreddato. Tra i fattori determinanti vi sono anche le dichiarazioni del segretario di Stato statunitense Antony Blinken del 18 febbraio, esattamente tre giorni prima dell’arrivo a Mosca di Wang. In quell’occasione, Blinken, in seguito all’incontro bilaterale con il capo della diplomazia cinese a Monaco, aveva riferito che la Cina stava vagliando l’ipotesi di fornire supporto militare alla Russia, un’affermazione che ha richiesto una pronta smentita da parte del Presidente statunitense Joe Biden, ma su cui, secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, sarebbe sostanziata da dati riservati della Casa Bianca; Lo stesso Biden, nello smentire il suo segretario di Stato, ha comunque sottolineato che a fronte di prove di un sostegno militare cinese alla Russia, gli Stati Uniti reagirebbero.

Questa non è la prima allusione che le autorità statunitensi fanno circa un possibile appoggio militare cinese all’aggressione russa. Già nel marzo 2022, l’intelligence statunitense aveva diffuso informazioni rispetto a una presunta richiesta di aiuto militare ed economico alla Cina da parte della Russia, usate come monito proprio per la Cina, ma che, tra le righe, suggerivano come le autorità cinesi non fossero poi così restie a fornire gli aiuti richiesti. Ad oggi, i dati a sostegno dell’affermazione di Blinken non sono stati resi noti, ma ad essa ha fatto seguito quella dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell, il quale ha definito l’invio di armi cinesi alla Russia come una “linea rossa” per le relazioni sino-europee.

La risposta cinese a questa dichiarazione si è concretizzata nell’accentuare ancor di più la retorica antistatunitense, sia nella comunicazione interna che in quella rivolta all’estero. Già nel comunicato sull’incontro tra Wang e Putin, si afferma come le relazioni sino-russe non possono essere scalfite da interferenze sterne. L’allusione è diretta agli Stati Uniti, sin dall’inizio accusati di gettare benzina sul fuoco.

La narrazione antistatunitense si è spinta fino a dedicare spazio alle illazioni avanzate dal giornalista Seymour Hersh, secondo il quale dietro il sabotaggio del gasdotto Nord Stream 1 e 2, dalla Russia alla Germania, avvenuto lo scorso anno ci sarebbero proprio gli Stati Uniti.

Le reazioni internazionali al piano di pace

Duramente criticato dalla Casa Bianca che l’ha bollato come un documento sbilanciato su posizioni filorusse, il position paper è stato invece accolto con timido ottimismo dal presidente ucraino Volodymir Zelensky, il quale ha espresso il desiderio di incontrare Xi Jinping.

Di certo, Xi riceverà il presidente francese Emmanuel Macron all’inizio di aprile, come reso noto dall’Eliseo il 25 febbraio, poche ore dopo l’annuncio della visita a Pechino del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko prevista per questa settimana.

Date queste premesse, appare inverosimile che le autorità cinesi abbiano intenzione di giocare un ruolo attivo per la risoluzione della guerra in Ucraina. Piuttosto, il position paper sembra rispondere alla necessità di “dire qualcosa” in occasione del primo anno dall’invasione russa senza però abbandonare un certo equilibrismo diplomatico al quale la Cina ci ha abituato nei trascorsi 12 mesi. Un’opera faticosa, questa, il cui obiettivo è duplice: mantenere ben salde le “relazioni di partenariato e collaborazione strategica” con la Russia, senza inimicarsi l’Ucraina.

Foto di copertina EPA/ALEXANDER NEMENOV / POOL

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