6 Dicembre 2022

Pechino-Mosca: un’ ‘amicizia’ con contraddizioni

Riportiamo di seguito alcuni passaggi dell’intervista realizzata da Beatrice Gallelli, ricercatrice sulla Cina presso l’Istituto Affari Internazionali (Iai) per il programma Attori Globali e professore associato presso l’Università Ca’ Foscari a Una Aleksandra Bērziņa-Čerenkova, scienziata politica e sinologa sui rapporti Cina-Russia e sulla narrazione cinesi dei temi di politica estera.

B.G Fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la leadership cinese ha in qualche modo appoggiato la posizione ufficiale di Putin sulla guerra, definendola come “un’operazione militare speciale” causata dagli Stati Uniti e dalla Nato. Al contempo, però, con un atteggiamento ambiguo, ha dichiarato di sostenere il principio di sovranità nazionale e integrità territoriale, anche per l’Ucraina. Perché la Cina ha adottato una posizione così ambigua sull’Ucraina? Come possiamo valutare la posizione cinese?

U.C Da un lato, emerge un sostegno discorsivo da parte della Cina alla maggior parte, sebbene non a tutte, le narrazioni promosse dalla Russia. Ora, quando dico Cina a chi mi riferisco? Ovviamente dobbiamo svolgere un’analisi a più livelli: in primo luogo, la leadership dei vertici. Sono loro i principali comunicatori della politica estera della Repubblica Popolare Cinese, con Xi Jinping al vertice. Il secondo livello è costituito dai funzionari della politica estera cinese che non detengono particolare potere, ma il cui compito è quello di far circolare queste narrazioni. Mi riferisco all’intero apparato della politica estera.

Il Ministro degli Affari Esteri, il Consigliere di Stato Wang Yi, sul quale, molti “cremlinologi” – nell’ottica pechinese – scrivono che in realtà non detiene un potere politico significativo, ma si fa semplicemente portavoce delle idee di Xi Jinping, e lo fa apertamente. Ci sono quindi molti testi che possiamo seguire e naturalmente c’è tutta la pletora di comunicatori di politica estera. Alcuni di loro sono più dei ”wolf warrior”, come Zhao Lijian, altri sono portavoce del MAE cinese e naturalmente ci sono anche gli ambasciatori delle missioni diplomatiche. Abbiamo alcuni di loro in Europa che si sono fatti sentire, mentre altri sono stati più diplomatici, ma tutto ciò rientra in questo secondo livello del discorso politico cinese in materia di politica estera. Passiamo ora al terzo livello, che ovviamente è quello dei mezzi di comunicazione. Si tratta dei media ufficiali cinesi collegati allo Stato. Ad esempio, l’agenzia di stampa Xinhua, il People’s Daily, il China Daily in inglese e anche il Global Times. Quest’ultimo è spesso citato dai media occidentali, perché è n inglese e non fa mistero della propria posizione.

All’interno di questi tre livelli si rileva una tendenza per cui quello superiore è più composto, più contenuto e talvolta criptico. Il secondo livello – mi riferisco ai funzionari del MAE – può essere più aggressivo. Quindi ritroviamo le tre A: Attivo, Assertivo, Aggressivo. Possono essere più attivi, assertivi o aggressivi e poi il livello dei media può adottare qualunque di questi atteggiamenti. Per esempio, ricordiamo tutti come nell’editoriale del Global Times la Lituania sia stata definita un “Piccolo, folle Paese”. Questa non è diplomazia ma, al tempo stesso, rientra nel discorso ufficiale che possiamo ricondurre a questo terzo livello. E ora concludo questa parentesi tornando alla tua domanda. L’esistenza di questi tre livelli consente alla Cina di adottare un comportamento che, ovviamente, possiamo definire ambiguo, ma che alcuni definiscono contraddittorio.

In effetti, se guardiamo all’atteggiamento cinese nei confronti dell’invasione russa in Ucraina, non rinveniamo ambiguità, quanto piuttosto contraddizioni. Si tratta di un approccio che mi piace definire “di ritorno a casa prima che faccia buio”. La Cina sposa la visione russa delle cose. Di fatto, questa tende a sostenere, più che a negare, la storia raccontata dalla Russia perché ciò è utile ai propri fini, ovvero di far apparire l’espansione della Nato come la causa principale del conflitto e dell’instabilità, affermando che, in definitiva, la ragione di tutto va ricercata nell’agenda statunitense che ha imposto tutto questo, con i Paesi che si sono ritrovati “con le spalle al muro”.
Ma la Cina è anche attenta a non farsi intrappolare completamente dalla visione del mondo della Russia, perché non vuole rischiare di “affondare con lei”. Così, quando la Russia prende decisioni a porte chiuse, questo atteggiamento è probabilmente visto dalla Cina come eccessivo.

Siamo di fronte a due tesi contrarie. Alcuni colleghi sostengono che si tratta comunque di sostegno, perché la Cina non vota contro la Russia in seno all’ONU, mentre altri colleghi tendono a dire che, per le questioni che contano, la Cina non si è fatta mettere i piedi in testa. È un’operazione fine a sé stessa, utile nella misura in cui possa essere utilizzata come pretesto dalla Cina per incolpare l’Occidente.

Volodymyr Zelensky ha detto: “Per il momento, la posizione della Cina è di bilanciamento ed è di fatto neutrale. Sarò onesto: la loro neutralità è meglio rispetto all’eventualità in cui si unisca alla Russia. Per noi è importante che la Cina non aiuti la Russia”. Queste sono parole pronunciate in un discorso rivolto a studenti australiani ad agosto 2022. Non siamo ai primi giorni di guerra, siamo già nel pieno della guerra.

B.G Un’altra questione su cui la narrazione ufficiale della Cina ha in realtà appoggiato la posizione della Russia riguarda il fatto che le sanzioni economiche non siano uno strumento efficace per la risoluzione del conflitto.
Ma cosa sta succedendo sul campo? La Cina sta sostenendo economicamente la Russia, ad esempio mediante l’acquisto di gas russo in un momento in cui l’Europa sta cercando di ridurre al minimo il gas importato dalla Russia? La Cina sta sostenendo lo sforzo militare russo o no?

U.C Per monitorare ciò che sta accadendo, devo fare riferimento alla U.S.- China Economic and Security Review Commission. Questa commissione ha creato un database tramite cui la posizione della Cina sull’invasione russa dell’Ucraina è stata “profilata”, tenendo traccia di tutti gli eventi e le dichiarazioni chiave sin dall’inizio, in realtà anche prima della guerra, fino ad ora, che siamo a settembre inoltrato. Ma credo che le informazioni seguiteranno ad aumentare. La metodologia adottata è molto interessante: hanno organizzato questi elementi in quattro categorie: azione, sanzione, dichiarazione e mezzo di comunicazione. Dei mezzi di comunicazione e delle dichiarazioni di fatto abbiamo appena parlato. Mentre le sanzioni sono ciò che ci interessa di più.

Sappiamo già che la China National Petroleum Corporation pagherà parte del gas della Gazprom russa utilizzando i renminbi, mentre la restante metà la pagherà in rubli. Quindi questo in un certo qual modo aiuta la Russia aumentando il valore del rublo e contribuisce a ridurre l’uso di euro e dollaro. Si tratta di una forma di supporto.

Un’altra cosa che abbiamo notato riguarda le esportazioni: il loro valore si attesta sui 7 miliardi di dollari al mese. E, naturalmente, i prodotti cinesi a più alto valore aggiunto stanno contribuendo a colmare il vuoto che si è creato a causa delle sanzioni. Stiamo parlando del settore automobilistico e di quello tecnologico.
Anche gli scambi in rubli e renminbi hanno un ruolo in questo contesto. Inoltre, la Rusal, la società produttrice di alluminio, ha iniziato a sua volta a emettere obbligazioni denominate in renminbi in Russia. Ora, la domanda è se queste importazioni e queste azioni abbiano una doppia finalità, se vadano anche a beneficio delle operazioni militari. Il Wall Street Journal ha riportato, ad esempio, che le esportazioni cinesi di microchip, di altri componenti elettronici e di materie prime verso la Russia sono raddoppiate nella prima metà del 2022 e non è difficile intuire che queste abbiano una doppia finalità.

Questo ha in qualche modo influenzato le aziende cinesi? Abbiamo tutti sentito parlare di questa lista di entità stilata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti in cui vengono inserite le aziende cinesi che, ad esempio, hanno svolto un ruolo attivo nella detenzione degli uiguri e in quello che alcuni esperti definiscono il loro genocidio nello Xinjiang. Quest’estate sono state aggiunte alla lista cinque nuove aziende cinesi specificamente per il sostegno da queste offerto alle forze armate russe a seguito dell’invasione russa.

Ma vorrei anche tornare alla tua premessa iniziale, ovvero al fatto che la Cina è molto scettica nei confronti delle sanzioni e che le critica in quanto strumento di coercizione. Non dimentichiamo che nel 2021 la Cina ha agito da sola e ha proclamato una politica di sanzioni nei confronti della Lituania. I comunicatori della politica estera cinese ci insegnano che le sanzioni sono qualcosa di negativo perché destabilizzano le catene di approvvigionamento globali.

B.G Per coloro che non sanno bene ciò che sta accadendo tra la Lituania e la Cina, fondamentalmente c’è di mezzo Taiwan. E può sembrare paradossale perché la questione verte attorno al nome assegnato a un ufficio, l’ufficio del rappresentanza di Taipei a Vilnius, che anziché essere chiamato “ufficio di Taipei“, si è deciso di chiamarlo “di Taiwan”, taiwanese. E questo cambio di nome ha fatto infuriare la leadership cinese, con tutte le conseguenze illustrate precedentemente da Una.

Torniamo ora ai rapporti tra Russia e Cina, perché quando si parla, ovviamente, di questioni militari e della posizione ufficiale della Cina, non possiamo non parlare di questo meccanismo di sicurezza proposto dalla leadership cinese. Fin dall’inizio, da quello che ricordo sin da febbraio, la leadership cinese ha parlato di un “meccanismo di sicurezza europeo”. Un concetto abbastanza simile a quello paventato dalla Russia qualche anno fa, se non ricordo male. E di recente, al vertice dei Paesi BRICS, si è evoluto in un meccanismo di sicurezza globale. Qual è il significato di questo concetto? Si tratta di un meccanismo alternativo alla Nato? Credi si evolverà in un’alleanza militare? Oppure è solo un altro modo per dare la colpa alla Nato e a questa sorta di “mentalità da guerra fredda”, come viene chiamata ufficialmente dalla Cina?

U.C: Tornando all’aggettivo “ambiguo”, questo è forse il contesto più appropriato in cui impiegarlo. Dell’iniziativa ne ha parlato Xi Jinping, e Wang Yi ha ovviamente pubblicato delle spiegazioni in merito, collegandola a quella per lo sviluppo globale, Credo che la Cina, dal punto di vista narrativo, stia facendo attenzione a non enfatizzare troppo l’aspetto della sicurezza e a collegarlo a quello di sviluppo.

A una conferenza, un collega mi ha chiesto in via informale: “Pensi che l’iniziativa per la sicurezza globale sia la Nuova via della seta cinese ma basata sulle armi?”. È una domanda provocatoria e, in realtà, non credo sia questo il caso. Ora, per tornare alla tua domanda riguardo la possibilità che si configuri una Nato guidata da Pechino, io non credo che ciò avverrà per la semplice ragione che non vedo molti Paesi disposti a unirsi al progetto e a vincolarsi alla Cina mediante un’alleanza militare. Sappiamo che l’unico Paese ad avere un’alleanza militare con la Cina è di fatto la Corea del Nord. Per questo motivo, in ASEAN, non vediamo molto sostegno nei confronti dell’agenda occidentale e, in particolare, dell’agenda interventista americana rispetto alla Cina.

B.G Avrei un’ultima domanda che riguarda l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Qual è l’esito dell’ultimo vertice? E ancora, è possibile che possa fungere da alleanza militare opposta alla Nato, visto che anche l’Iran vi ha aderito di recente. Cosa ne pensi? Anche in termini di evoluzione dei rapporti tra Cina e Russia in futuro, dopo questo vertice.

UNA: Ritengo che l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, in futuro, sarà sempre più guidata dalla Cina. La Cina svolge già un ruolo preponderante, come dice il nome stesso: Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, non di San Pietroburgo. E penso che l’Asia centrale cercherà di prendere le distanze e forse di esplorare, soprattutto il Kazakistan. Abbiamo naturalmente altri Paesi che sono forse più dipendenti, ma il caso del Kazakistan è piuttosto indicativo. Benché la Russia sia abituata a guardare ai cinque paesi –stan dell’Asia centrale come fossero di propria pertinenza, penso che presto si troverà di fronte a una realtà molto diversa, dovuta anche alla politica cinese, ma soprattutto a causa della guerra dichiarata all’Ucraina.

La Cina è attenta a non compromettersi troppo né con l’una né con l’altra parte. Ma allo stesso tempo non dà nessun motivo alla Russia di offendersi. Quindi, nella mia lettura – e la mia lettura deriva dall’esame dei messaggi lanciati da Russia e Cina in riferimento al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai – la comunicazione russa ha pesantemente insistito sulla narrazione di un incontro bilaterale Putin – Xi con sullo sfondo l’Asia Centrale e la vecchia Via della seta e quant’altro. Un approccio che alcuni colleghi definiscono “approccio russo post-coloniale“.

Pertanto, lato Russia, la comunicazione non si è incentrata sull’Asia centrale, puntando piuttosto a enfatizzare l’incontro tra Putin e Xi Jinping, con sia i russi che Putin che hanno detto che ci sarebbe stata una bilaterale. Lato Cina, invece, l’evento è stato raccontato in modo completamente diverso. L’enfasi è stata posta su Xi Jinping, sul multilateralismo, sulla Cina, sul ripristino dei legami con la regione ad essa più prossima, l’Asia centrale, la quale è fortemente strategica per la Cina.
Con il rientro della crisi pandemica da Covid-19, sebbene tecnicamente lì l’emergenza non sia ancora finita, si è trattato della prima visita di persona per Xi Jinping fuori dalla Cina con Tokayev nella capitale del Kazakistan, a Nur-Sultan.

Inoltre, l’incontro Putin-Xi è stato molto coerente con la loro amicizia, con il loro sostegno reciproco ma è il contesto che conta. Credo sia piuttosto interessante che il Kazakistan stia prendendo una posizione forte contro l’invasione militare russa in Ucraina, perché di questo parliamo. Il Kazakistan ha accolto persone che stanno fuggendo dalla leva in Russia. L’ambasciatore russo in Kazakistan è stato invitato per un confronto presso il Ministero degli Affari Esteri kazako per aver richiesto al Kazakistan di allontanare l’ambasciatore ucraino. Non solo il Kazakistan non ha allontanato l’ambasciatore ucraino, ma ha anche convocato l’ambasciatore russo per una “chiacchierata”. Il contesto dimostra che il Kazakistan non è un alleato e un sostenitore indiscusso delle politiche della Russia. E credo che la Cina abbia trovato un modo per non creare tensioni e persino per appianarle.

Foto di copertina EPA/ALEXEI DRUZHININ / KREMLIN / SPUTNIK