12 Agosto 2022

AI presenta il libro di Molinari con il ministro Guerini

Su iniziativa dell’Istituto di Affari Internazionali, il direttore di Repubblica è stato invitato a discutere queste grandi sfide con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il presidente dello Iai Ferdinando Nelli Feroci e Nicoletta Pirozzi, responsabile del programma Europa e delle relazioni istituzionali dell’istituto. L’incontro è stato moderato da Francesco De Leo, direttore della rivista e responsabile della comunicazione Iai.

Mediterraneo primo “campo di battaglia” della nuova Guerra fredda
“Il campo di battaglia” si riferisce al ruolo centrale che ricoprirà l’Italia per gli alleati dell’Alleanza atlantica, per l’Unione europea e per il contrasto ai nuovi populismi, spia dell’influenza “maligna” di Paesi come Russia e Cina, determinati ad avere un ruolo sempre più preponderante nel Mediterraneo. Secondo Molinari “dal 2018 in poi, i grandi avversari dell’Occidente vedono nel nostro Paese una possibilità di rafforzare la loro penetrazione all’interno del campo occidentale al fine di aumentare lo scompiglio nelle loro alleanze con tutta una serie di attività che possono provenire da loro direttamente o indirettamente. La Cina e la Russia hanno tutto l’interesse (legittimo) a realizzare i loro interessi ed espanderli nel Mediterraneo. La Cina per realizzare la Nuova Via della Seta e la Russia per insediarsi nel Mediterraneo e la Russia per come non è riuscita l’Urss in precedenza. Di conseguenza ci sono una serie di attività volte a portare scompiglio  nel nostro Paese”.

I tentativi di esercitare influenza da parte della Russia sono duplici, afferma il ministro Guerini: “C’è una presenza russa, da un lato con l’affermazione di uno spazio geopolitico globale russo ma anche un insieme di politiche molto chiare che dobbiamo guardare per quello che sono: al centro della loro azione c’è l’indebolimento delle democrazie occidentali. Ciò che ha rappresentato la narrazione e la narrativa nel pieno dell’esperienza pandemica”. Il Mediterraneo è tornato a essere un luogo di penetrazione commerciale ma anche militare, “sia la Cina sia la Russia avevano basi militari che prima non avevano. Se uno guarda oggi al quadro della proiezione internazionale del nostro strumento militare, capisce che il centro del nostro interesse è il Mediterraneo. Se oggi si guarda la nostra proiezione vediamo il Mediterraneo, l’africa (Libia, Guinea, Corno d’Africa e Sahel), il Libano e l’Iraq. In questo campo di confronto il nostro paese può svolgere un ruolo fondamentale.”

La riforma della Nato passa dall’Italia
Alcuni cambiamenti politici a livello internazionale e l’insorgere di nuovi conflitti alle porte dell’Europa, hanno rinnovato il ruolo dell’Italia all’interno dell’alleanza atlantica. Con le parole del direttore di Repubblica:  “L’Italia è stato un alleato serio con gli americani quando si è detta contraria al ritiro delle truppe dall’Afghanistan, e lo ha fatto entro i limiti posti dall’Alleanza. In passato l’Italia non faceva questo, non riusciva a recapitare messaggi strategici in maniera credibile. Non solo ha avuto ragione ma quando l’intelligence americana si è resa conto che il presidente aveva commesso errori di esecuzione e ha detto: come siamo andati insieme, usciamo insieme”. Questa credibilità – afferma il direttore Molinari – dipende da tre fattori: “L’Italia ha esercitato un ruolo di rafforzamento dell’alleanza, guadagnando una credibilità che si somma alla credibilità straordinaria delle nostre forze di sicurezza in Libano, Iraq, Libia e altrove. Si tratta della capacità di resistere alla pressione delle interferenze maligne e di respingerle, la credibilità del presidente del Consiglio e la capacità di agire in situazione di crisi.”

L’impegno dell’Italia nell’alleanza è forte, a confermarlo è il ministro Guerini: “Ho insistito nei momenti più complicati dell’Alleanza atlantica sul valore della coesione. Dobbiamo immaginare la revisione del concetto strategico su cui stiamo lavorando, con nuovi elementi come la guerra asimmetrica, la minaccia cyberg.”

“Se l’Italia fallisce, l’Europa fallisce”
Oltre al rinnovamento dell’alleanza atlantica, assume un significato importante la ricostruzione dell’Unione europea con il Next Generation EU: “Il successo della ricostruzione in Italia fondamentale per garantire il futuro dell’Europa”, afferma il presidente Nelli Feroci. “Siamo il Paese che ha ricevuto più finanziamenti in assoluto, siamo il Paese che ha deciso di utilizzare tutte le risorse a credito. Finora stiamo comportandoci bene, il piano di ricostruzione e resilienza è stato concordato fino all’ultimo dettaglio con le istituzioni dell’Unione però ora inizia la face dell’esecuzione. L’ammontare delle risorse a disposizione è condizionata a una serie di passaggi sulle quali la Commissione avrà l’ultima parola”, sottolinea il presidente.

La pandemia è l’esperienza fondamentale che ci ha determinato due cambiamenti fondamentali, secondo Nicoletta Pirozzi: “le minacce che abbiamo di fronte minacciano la resilienza delle democrazie con le sirene del populismo alimentate da interferenze esterne. Ricordiamo il sondaggio del 2020, nel quali gli italiani riconoscevano Cina e Russia come Paesi amici. Le sfide che abbiamo di fronte presuppongono una coordinazione sovra nazionale: abbiamo due esempi lampanti: il Next generation Eu, che per la prima volta ha previsto la condivisione del debito pubblico europeo e l’iniziativa Covax. La nuova sovranità è uno sforzo collettivo delle democrazie europee e occidentali di dare benessere e sicurezza ai propri cittadini”.

Foto di copertina ANSA/GIUSEPPE LAMI