5 Dicembre 2022

Tre vie per realizzare la Comunità politica europea

Lo scorso 6 ottobre a Praga si è alzato il sipario sulla prima riunione della Comunità politica europea (Cpe). 44 Paesi, 27 Stati membri dell’Ue e 17 Paesi partner, tra cui Regno Unito e Turchia, si sono riuniti il giorno prima del vertice informale convocato dalla presidenza ceca a rotazione del Consiglio dell’Ue. È stata una grande photo opportunity e una significativa dimostrazione di coesione della famiglia europea di fronte all’aggressione russa all’Ucraina. 

I primi passi della Comunità politica europea

Si è discusso dei due temi del giorno, energia e sicurezza/stabilità. C’è stato anche un risultato limitato ma tangibile, favorito dal presidente francese Macron, ovvero l’iniziativa di lanciare una missione civile dell’Ue al confine tra Armenia e Azerbaigian per facilitare una normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Infine, c’è stata la promessa di riunirsi nuovamente tra sei mesi in Moldavia – e di nuovo dopo sei mesi nel Regno Unito. 

Per certi versi, si tratta di un risultato sorprendente. Infatti, l’idea è decollata a una velocità incredibile per gli standard europei da quando è stata lanciata per la prima volta dal Presidente Macron in occasione della Giornata dell’Europa del 9 maggio 2022. Le istituzioni europee e alcuni leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Scholz, hanno approvato e rilanciato l’iniziativa negli ultimi mesi.

Sicuramente, l’escalation della guerra in Ucraina e la successiva offerta all’Ucraina e alla Moldavia dello status di candidato, insieme alla necessità di dare risposte ai cittadini europei che hanno espresso le loro preferenze alla Conferenza sul futuro dell’Europa, sono stati acceleratori cruciali. E l’evoluzione della situazione politica ed economica del Regno Unito post-Brexit ha contribuito a convincere la nuova premier Liz Truss a essere presente al raduno della famiglia europea. 

I limiti e gli obiettivi del progetto 

I promotori del progetto hanno dovuto chiarire alcuni aspetti chiave e apportare alcune modifiche al piano originale per renderlo appetibile ai partner principali. In particolare, è stato dichiarato che la Cpe non sostituisce l’allargamento, come temevano alcuni Paesi dei Balcani Occidentali ma anche i partner orientali; non è istituzionalizzata, perché questo avrebbe impedito soprattutto al Regno Unito di partecipare; e non c’è sovrapposizione con altre organizzazioni, in particolare l’OSCE e il Consiglio d’Europa. Ciò ha permesso di ottenere il formato inclusivo a 44 di Praga. Tuttavia, questi chiarimenti non sono sufficienti per trasformare la CPE in un’iniziativa efficace e sostenibile che possa rappresentare la spina dorsale del futuro geopolitico europeo.

Solo se chiariremo i suoi obiettivi sarà possibile adattarne il formato e la composizione, non il contrario. Esistono due visioni principali sul significato della Cpe. Se l’idea è quella di creare uno spazio politico per tenere i vicini ancorati all’Ue, la mancanza di istituzionalizzazione può rappresentare un problema sotto due aspetti. Innanzitutto, se l’UE vuole essere al posto di comando ed evitare la nazionalizzazione del progetto, le istituzioni di Bruxelles dovrebbero svolgere un ruolo chiave nel definire l’agenda e garantirne il seguito.

Inoltre, solo l’accesso più diretto alle istituzioni europee può offrire ai Paesi partner un valore aggiunto rispetto alle attuali forme di partenariato con l’Ue. A questo proposito sono già state avanzate alcune proposte, come l’organizzazione di pre-vertici Ue allargati ai partner e la creazione di un forum parlamentare composto da membri del Parlamento europeo e dei parlamenti dei Paesi partner. In questo scenario, i criteri di ingresso nella CPE dovrebbero essere ancorati ai valori fondamentali dell’UE, tra cui il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto. Questo restringerebbe verosimilmente il gruppo.

Contro la Russia e fuori dal quadro istituzionale europeo

Un’idea diversa è quella di utilizzare la CPE per riunire la famiglia europea contro la Russia nel tentativo di affrontare sia le questioni urgenti che le preoccupazioni di sicurezza a lungo termine per l’Europa. In questo caso, presumiamo che gli interessi, più che i valori e le regole condivise, forniranno una piattaforma comune. Il contesto intergovernativo informale scelto a Praga sarebbe ideale, in quanto consente di mantenere un formato flessibile e un’ampia partecipazione. Serve molto bene all’urgenza del momento, ma è meno convincente come ricetta per le fasi successive. 

È difficile capire come possa evolvere dall’iniziale scambio di appunti sull’Ucraina in qualcosa di significativo per il futuro dell’Europa. Al momento non c’è una chiara visione a lungo termine e si può prevedere che sarà una sfida assicurare la convergenza degli interessi a 44 Stati e un adeguato follow-up senza una struttura formale. È inoltre discutibile se sia saggio per l’Ue sponsorizzare un’iniziativa nel continente europeo che non può più controllare, dal momento che sostiene la partecipazione di tutti gli Stati su un piano di parità ed esclude un ruolo guida l’Ue. 

La terza via: un forum politico per il futuro dell’Europa

Si può anche esplorare una terza via, in cui l’impostazione intergovernativa della Cpe funga da forum politico per discutere le principali questioni di politica estera e di sicurezza tra l’UE e i Paesi partner, collegate all’agenda dei vertici dell’Ue, a partire da progetti visibili e concreti che possono essere proposti e attuati da gruppi differenziati di membri con il sostegno delle istituzioni dell’Ue. 

Si potrebbe iniziare con un pacchetto Next Generation Ukraine per sostenere la resilienza e la futura ricostruzione dell’Ucraina. Questo manterrebbe l’Ue al posto di guida, mantenendo il formato sostenibile e l’adesione inclusiva – anche se alcuni partner potrebbero abbandonare. Il compito più importante per l’Ue è sviluppare una visione chiara della posta in gioco e dei suoi obiettivi: senza una direzione, anche le invenzioni politiche più intelligenti possono diventare un boomerang.

Foto di copertina EPA/MARTIN DIVISEK

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