5 Dicembre 2022

La deterrenza come ‘unico scopo’ nella dottrina nucleare Usa

Il Pentagono ha pubblicato il 27 ottobre la versione non classificata del “Nuclear Posture Review” (NPR), l’atteso riesame della politica nucleare degli Stati Uniti che, di norma, i presidenti comunicano al Congresso agli inizi del loro mandato.

Ad oltre un anno dall’inagurazione della presidenza Biden, era viva l’aspettativa di un cambiamento di rotta da parte della nuova amministrazione rispetto alla linea del suo predecessore. Appena messo piede nella Casa Bianca, egli era riuscito a salvare in extremis il trattato nucleare strategico con la Russia, New Start, che Trump non aveva mai voluto prorogare. Ma dopo tale gesto coraggioso, sorprende la sedia lasciata ancora vuota per sbloccare l’accordo JCPOA sul nucleare iraniano.

Il nuovo concorrente cinese 

Nel nuovo documento si prende anzitutto atto del fatto che la Cina è oggi il principale concorrente globale dell’America ma si estende tale primato anche al settore delle armi nucleari ponendo sullo stesso piano la Cina e la Russia. Nella realtà, tale primato ancora non esiste. Pechino sta ammodernando ed accrescendo i suoi arsenali, ma passerà del tempo prima che possa divenire un avversario nucleare paragonabile alla Russia.

La Cina dispone di un potenziale atomico valutato intorno alle 350 testate, ben inferiore alle circa 5 mila testate che si attribuiscono agli Usa e alla Russia. A differenza di Mosca, i cui dirigenti alludono continuamente all’uso dell’arma nucleare, la Cina non ricorre a simili minacce e rimane l’unico stato nucleare, assieme all’ India, che si attiene al non usare per prima l’arma atomica (Nfu-No first use). Vi sarebbe ancora il tempo per fermare o rallentare tale corsa agli armamenti ed è auspicabile che Biden colga l’occasione del suo previsto incontro con Xi Jinping per mitigare tale confronto.

Il rifiuto del “No first use” da parte degli Stati Uniti

Tra gli argomenti affrontati nel nuovo NPR figura la questione di una possibile adesione dell’America al concetto del No first use o a quello in parte equivalente della deterrenza quale ‘unico scopo’ (sole purpose) dell’arma nucleare. Biden aveva evocato  tale possibilità sia quando era il vice di Obama sia durante la sua campagna elettorale, ed aveva ricevuto sostegni in seno al Congresso da eminenti personalità americane ed esponenti della società civile. Tali auspici sono rimasti delusi.

Nella nuova Posture Review si è giunti alla conclusione che le attuali circostanze non consentono agli Usa di rinunciare ad impiegare per prima l’arma atomica. Il rischio sarebbe inaccettabile – si sostiene nel testo – date “le capacità non nucleari  sviluppate e poste in essere dai competitori che potrebbero infliggere all’America danni a livello strategico”.

In altre parole, non sarebbe sostenibile il rischio di escludere l’impiego per primi dell’arma nucleare qualora gli Usa fossero attaccati con armi non nucleari (convenzionali, chimiche, biologiche o anche cibernetiche) da parte della Russia e Cina. Si ribadisce, invece, nella NPR il concetto già recepito in sede Nato secondo cui la dissuasione nucleare costituisce “il ruolo fondamentale” delle armi nucleari, il che non coincide con il principio del “sole purpose” originariamente evocato da Biden.

L’apertura alle politiche di “second use” delle armi nucleari

L’ esplicito ‘no’ americano al “no first use” viene in parte mitigato dalla scelta americana di optare per una politica di “second use”, per cui gli USA mantengono intatta una capacità di risposta nucleare ad un attacco con armi nucleari da parte di un’altra potenza atomica.

Ciò lascia ritenere che l’ipotesi del primo impiego dovrebbe rimanere un’opzione principalmente declaratoria e dissuasiva. Il no dovrebbe valere in ogni caso solo nei confronti di un avversario con capacità nucleari. È da ritenere che, qualora gli Usa  subissero un attacco con con armi chimiche o biologiche da parte di un paese che ha rinunciato all’arma atomica, rimarrebbe in vigore la “dottrina Obama”  per cui gli Usa reagirebbero “con una devastante risposta militare convenzionale” (ma non con l’arma nucleare) . 

Che i concetti espressi nella NPR non siano scolpiti nel marmo sembra confermato dal fatto nel PNR non si esclude la possibilità di importanti modifiche (”major changes”) nel ruolo strategico delle armi nucleari (come sarebbe l’adozione del concetto del non primo uso) qualora vi fosse una reciproca e verificabile disponibilità da parte della Russia e della Cina.

I lasciti della “dottrina Obama”

Vengono inoltre ripresi alcuni concetti ereditati dall’era Obama come la riduzione del ruolo delle armi nucleari nella strategia difensiva americana, le conseguenze catastrofiche dell’uso dell’arma nucleare ed il perdurante obiettivo di arrivare ad un mondo privo di armi nucleari.

In una congiuntura internazionale in cui, nel campo del controllo e riduzione degli armamenti si stanno facendo soprattutto passi indietro, occorre appigliarsi ai pochi spiragli che rimangono aperti per effettuare passi in avanti. Rimane infine da affidarsi alla speranza che nessun capo di stato o di governo in possesso delle sue capacità mentali decida di impiegare per primo l’arma nucleare.

Foto di copertina EPA/RADEK PIETRUSZKA