5 Dicembre 2022

Il filo di Bergoglio nella penisola araba

Il papa in Bahrein riannoda i fili del dialogo con l’islam e lavora per la pace. La visita di Bergoglio nel piccolo Stato del Golfo, infatti, da un lato serve per proseguire il cammino avviato nel 2019 con la Dichiarazione sulla fratellanza umana, il documento firmato dal pontefice stesso e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb; dall’altro, invece, vuol disperdere le nubi accumulatesi sui cieli d’Arabia, presagio dell’ennesimo conflitto della Terza guerra mondiale a pezzi.

Filo conduttore, comunque, è la volontà di papa Francesco di portare a galla quelle comunità cattoliche “dello zero virgola”, come ha definito nel passato il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro. Ovvero, quelle che, come in Bahrein, vivono in schiacciante minoranza e all’estrema periferia della galassia cattolica.

I (pochi) cattolici del Bahrein

La comunità cattolica del Bahrein, nata a partire dagli anni Trenta del Novecento, è costituita prevalentemente dai lavoratori e dalle lavoratrici immigrate nel Paese dall’Asia sud-occidentale. In particolare, si tratta di cittadini filippini, cingalesi e indiani.

In totale, si parla di un gruppo di circa 80 mila credenti, immersi in un Paese a enorme maggioranza islamica e nel quale vige, come fonte nell’ordinamento giuridico, la shari’a, ovvero la legge islamica. Qui, però, rispetto alla vicina Arabia Saudita, i fedeli sono piuttosto liberi di professare la propria religione e di frequentare le funzioni.

Del resto, lo stesso sovrano bahreinita, Hamad bin Isa Al-Khalifa, nel 2013 ha donato alla comunità cattolica del proprio Paese un terreno di oltre 9mila metri quadrati ad Awali, dove, a partire dall’anno successivo, sono cominciati i lavori per erigere la cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, la più grande chiesa cattolica della penisola araba. A dicembre dello scorso anno, la cattedrale è stata consacrata dal cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

Dialogo interreligioso, dialogo intrareligioso

È stato lo stesso re del Bahrein a invitare personalmente papa Francesco nel Paese. L’occasione era quella del Forum for Dialogue, l’iniziativa per il dialogo interreligioso, che in questa edizione puntava fortemente sulla relazione anche tra Occidente e Oriente. Una dimensione oggi più che mai attuale, soprattutto dopo l’aggressione russa all’Ucraina.

Presente anche il grande imam di Al-Azhar, che ha incontrato nuovamente il pontefice dopo la visita di quest’ultimo negli Emirati Arabi Uniti. E che non solo ha rilanciato il dialogo tra il mondo cattolico e il mondo musulmano, ma anche all’interno della stessa comunità islamica.

Ahmad Al-Tayyeb, che detiene il titolo più prestigioso nella dimensione sunnita, si è infatti rivolto ai “compagni musulmani sciiti”, per superare le divisioni e ricercare l’unità. Tema più che mai importante per Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato impegnato per trovare quella cristiana. E che in Bahrein, per il mondo musulmano, acquista un valore particolare: mentre la dinastia regnante è sunnita, i due terzi della popolazione sono sciiti. Ricalcando in piccolo ciò che, a livello internazionale, avviene in più larga scala.

La minaccia di un’altra guerra

La faglia tra sunniti e sciiti si traduce quasi automaticamente in quella che divide Arabia Saudita e Iran, due giganti del mondo arabo divisi dal solo Golfo Persico, che da qualche giorno è diventato bollente: come riportato in esclusiva dal Wall Street Journal, Teheran sarebbe pronta ad attaccare Riyad, forse nel tentativo di deviare all’esterno il malcontento sempre più diffuso nel Paese dopo la morte della giovane Mahsa Amini.

Uno stato di tensione latente, che coinvolgerebbe anche gli Stati Uniti in un domino inarrestabile, nonostante i rapporti tra Washington e Arabia Saudita, dopo la recente decisione dell’Opec di tagliare la produzione di petrolio, si siano raffreddati. Uno scenario preoccupante, che alla guerra in Ucraina aggiungerebbe un altro focolaio in una delle macroregioni più instabili del pianeta.

Per papa Francesco, la prospettiva confermerebbe ancora una volta il monito lanciato nel 2014 sulla “Terza guerra mondiale a pezzi“, che si combatte costantemente in zone diverse del globo. Sarebbe, inoltre, un ulteriore freno al processo di riavvicinamento all’Islam, soprattutto se quest’ultimo si ritrovasse, improvvisamente, in guerra con se stesso. Esattamente come tra gli ortodossi al di là e al di qua del confine russo-ucraino.

Foto di copertina ANSA/PRESS OFFICE VATICAN MEDIA

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