4 Dicembre 2022

I rischi collegati alle sanzioni per il sistema monetario internazionale

La decisione di scollegare alcune banche russe da SWIFT e di congelare le riserve russe in valuta estera potrebbe avere importanti implicazioni sul sistema monetario internazionale nel lungo periodo.

Anche se nel prossimo futuro gli Usa e i Paesi alleati dovessero decidere di rafforzare o diminuire le sanzioni finanziarie imposte alla Russia, la cosiddetta “weaponisation” della finanza contro Mosca sta creando un precedente storico che potrebbe incentivare ancora di più gli sforzi già in atto per slegarsi dall’attuale sistema finanziario globale basato sul dollaro americano.

Nell’ultimo incontro dei ministri delle finanze del G20, il ministro cinese Liu Kun ha apertamente criticato la “politicizzazione” dell’economia avvertendo che le mosse sanzionatorie occidentali potrebbero danneggiare la cooperazione economica internazionale.

Ubicazione delle riserve in valuta estera e delle riserve auree della Banca di Russia (giugno 2021)

Figura 2 | Composizione delle riserve in valuta estera e delle riserve auree della Banca di Russia (giugno 2021)

Tendenze verso la frammentazione del sistema

Sebbene nel breve termine nessun sistema alternativo potrebbe sfidare l’attuale configurazione, gli Usa e i suoi alleati dovrebbero riflettere in maniera strategica sulle implicazioni di lungo periodo nel caso in cui dovessero perdere la loro leadership sul sistema finanziario mondiale.

Dato che l’economia globale dipende dall’intermediazione del dollaro americano come mezzo di pagamento transfrontaliero e come riserva di valore, e dalle infrastrutture di pagamento dollaro-centriche, gli Usa ne hanno storicamente derivato importanti benefici economici e di sicurezza nazionale.

Dall’ambizione europea di internazionalizzare maggiormente l’euro, allo sforzo cinese di globalizzare lo Yuan, negli ultimi vent’anni ci sono stati numerosi tentativi di ridurre la dipendenza dal dollaro.

Hanno avuto il medesimo obbiettivo gli sforzi fatti per la creazione di infrastrutture di pagamento alternative, come ad esempio INSTEX, lanciato nel 2019 dall’Ue per aggirare le sanzioni americane contro l’Iran, oppure come i numerosi slanci di India, Cina e Russia rivolti verso l’implementazione di un’alternativa comune a SWIFT.

Nonostante i diversi tentativi messi in atto non abbiano eroso in maniera significativa la centralità del dollaro americano, ci sono piccole (ma non irrilevanti) tendenze di frammentazione che potrebbero essere accelerate dalla guerra in Ucraina. Il Fondo Monetario, per esempio, ha segnalato che alcuni paesi abbiano già rinegoziato la valuta usata per gli scambi commerciali alla luce delle recenti sanzioni.

Esistono alternative al dollaro americano?

Le riserve globali in dollari americani sono diminuite dell’11 percento tra il 2000 e il quarto trimestre del 2021. Un quarto di questo scostamento è stato allocato verso lo Yuan mentre i restanti tre quarti verso valute di paesi più piccoli.

Le banche centrali hanno iniziato ad utilizzare una strategia di diversificazione del proprio portfolio spinte da scelte di mercato. In questo contesto, la “politicizzazione” del dollaro americano potrebbe accelerare questi trend, seguendo una crescente volontà di “de-risking management”.

Figura 3 | Composizione delle riserve valutarie globali, 1999-2021 (in percentuale)

Figura 4 | Allocazione delle riserve mondiali per valuta, dati del quarto trimestre 2021

Tuttavia, la domanda rimane verso quali valute potrebbe indirizzarsi questa tendenza di frammentazione, dato che non esiste al momento un’alternativa credibile al dollaro americano. Lo Yuan non sembra avere le caratteristiche macroeconomiche e istituzionali per diventare una valuta internazionale primaria al pari di quella statunitense.

Le altre valute forti, come euro o sterlina britannica, appartengono a paesi occidentali. Inoltre, gli attuali trend di diversificazione delle riserve valutarie sembrano essere diretti verso valute di stati alleati degli Usa, come il dollaro canadese, il dollaro australiano e il won sudcoreano, che storicamente appoggiano le scelte di politica estera americana.

D’altro canto, anche se con gravissimi limiti operativi, alcune alternative a SWIFT si stanno consolidando. La Cina ha lanciato nel 2015 il Cross-Border Interbank Payments System (CIPS), mentre la Russia ha varato il System for Transfer of Financial Messages (SPFS) nel 2014.

Nonostante il volume di transazioni processate da CIPS sia cresciuto dell’83 percento nel 2021 e quello di SPFS sia raddoppiato nello stesso periodo, CIPS e SPFS insieme gestiscono meno dell’1 percento delle transazioni di SWIFT. CIPS sembra avere potenzialmente una capacità attrattiva più forte, data la maggiore credibilità dello Yuan rispetto al rublo e la possibilità di Beijing di promuovere il suo sistema di pagamento attraverso i suoi legami commerciali.

Ma lo Yuan soffre di un bassissimo livello di internazionalizzazione, essendo utilizzato solo per il 3.2 percento dei pagamenti globali. Inoltre, CIPS è collegato direttamente al sistema SWIFT, e attualmente esiste più cooperazione che competizione tra i due sistemi. Si potrebbe assistere al consolidamento di sistema di pagamento regionali che operano in competizione e cooperazione con l’attuale infrastruttura globale.

Digitalizzazione: che effetti ha sul sistema monetario internazionale?

L’inerzia e i costi di transazione tendono a consolidare l’egemonia del dollaro americano ma, in un contesto di crescenti tensioni e politicizzazione della finanza, la digitalizzazione potrebbe essere una forza di profondo cambiamento per il sistema monetario globale.

Con l’avvento delle piattaforme elettroniche e automatiche di trading, che riducono sensibilmente i costi di transazione, le banche centrali hanno avuto accesso in maniera più semplice, rapida ed economica alle valute estere, incentivando la diversificazione delle riserve valutarie.

Inoltre, la sperimentazione e lo sviluppo di Central Bank Digital Currencies (CBDCs) offrirebbe l’opportunità di diminuire notevolmente i costi di transazione per i pagamenti transfrontalieri. In uno scenario futuro in cui si stabiliscono accordi bilaterali e multilaterali tra CBDCs, si potrebbe assistere alla creazione di un sistema di pagamento internazionale nuovo in cui i nodi potrebbero essere indipendenti dal dollaro americano e dalle infrastrutture di pagamento oggi esistenti.

Naturalmente per sfruttarne il potenziale c’è bisogno di cooperazione, in modo tale da stabilire l’interoperabilità tra sistemi diversi. La Cina sta attuando uno sforzo considerevole per dare un impulso positivo al suo modello di CBDC a livello globale, promuovendo sperimentazioni e creando nuovi standard.

L’ordine economico globale ha attraversato profondi cambiamenti negli ultimi quarant’anni senza però mutare la configurazione del sistema monetario dollaro-centrico. La “weaponisation” della finanza potrebbe aver accelerato dei trend già in atto, volti a ridurre la dipendenza dal dollaro americano. Se queste tendenze saranno ignorate e non controbilanciate, gli Usa rischieranno non solo di perdere una straordinaria leva di politica estera nel lungo periodo, ma anche la loro capacità di influenzare l’ordine finanziario globale.

Tutte le rielaborazioni infografiche dell’autore.

Foto di copertina EPA/MAXIM SHIPENKOV

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