25 Giugno 2022

Economia europea e Ucraina: Parigi e Roma dalla stessa parte

L’asse franco-tedesco è sempre stato al centro della politica europea di Parigi. Con il Trattato di Aquisgrana, firmato nel 2019, Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno portato avanti quanto iniziato nel 1963 dal Trattato dell’Eliseo e rafforzato le relazioni tra i due Paesi.

Una vicinanza che negli ultimi anni Parigi ha tentato di tradurre anche sul piano economico: nel quinquennio precedente alla pandemia (2015-2019) il tasso di crescita francese si è assestato in media all’1,6%, di poco inferiore a quello tedesco (1,7%), ma ben superiore a quello italiano (1%).

Parigi e Roma alleate sul nuovo patto di stabilità

Con lo scoppio della crisi pandemica, tuttavia, Parigi si è riscoperta più simile a Roma che a Berlino sotto molti punti di vista, a partire proprio dal piano economico. Quando il Covid-19 ha raggiunto l’Europa all’inizio del 2020, Francia e Italia sono stati infatti tra i Paesi Ue più colpiti. Nel 2020 hanno subito un crollo del Pil pari rispettivamente al 7,9% e 8,9%, mentre Berlino è riuscita a frenare la caduta al 4,6%. L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro ha messo ancora più in luce le somiglianze tra Francia e Italia: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,9% in Francia e il 9,8% in Italia a dicembre 2020, mentre in Germania si è attestato sul 4% circa.

Lo scenario è ancora più cupo per Parigi e Roma se osserviamo i dati riguardo alla disoccupazione giovanile: rispettivamente al 20,5% e il 31,1%, mentre la Germania si è fermata ad un più sostenibile 7,9% dopo un anno di pandemia. Infine, le finanze pubbliche. A causa dell’alta spesa pubblica necessaria per far fronte alla crisi sanitaria, nel 2021 il debito dei Paesi UE è schizzato in alto, in particolare in Italia e Francia, con Parigi (116%) che ha superato per la prima volta la soglia del 100% nel rapporto debito-Pil, seguendo così la scia di un’Italia cronicamente molto indebitata (155%), e ben lontana dai più modesti livelli della Germania (73%).

Queste affinità hanno avvicinato Parigi e Roma al punto che le tensioni pre-Covid – comprese quelle legate ai gilet gialli nel 2019 e alle politiche di accoglienza dei migranti – sembrano ormai un lontano ricordo. È in questo nuovo contesto economico che Mario Draghi ed Emmanuel Macron hanno deciso di firmare il Trattato del Quirinale nel novembre del 2021.

Parigi sembra aver scelto di schierarsi con Roma anche per quanto riguarda la riforma del Patto di Stabilità e Crescita (PSC), sospeso dalla Commissione Europea nel marzo 2020 per dare maggiori margini di manovra ai governi nazionali nell’affrontare le conseguenze della pandemia. Già all’inizio del 2020, la Commissione aveva dato via a una consultazione sulla riforma della governance economica europea; un tema che è diventato ancora più pressante oggi, vista la necessità di investimenti in settori strategici per far ripartire l’economia europea.

Berlino è più lontana da Parigi

A dicembre 2021, con Angela Merkel in uscita dal governo tedesco e Olaf Scholz che si apprestava a diventare cancelliere, Emmanuel Macron e Mario Draghi hanno firmato una lettera congiunta al Financial Times in cui hanno delineato una visione comune sulla riforma delle regole economiche dell’Ue, dove prefiguravano la riduzione del debito pubblico, ma non attraverso tagli insostenibili alla spesa pubblica e ulteriori tasse che minerebbero la ripresa di alcuni Paesi Ue.

Inoltre, la doppia transizione (digitale e verde), insieme all’obiettivo europeo di una maggiore autonomia strategica, richiedono ingenti investimenti; per questo, gli Stati membri dovrebbero avere un ulteriore spazio di manovra fiscale non previsto dalle regole europee. Secondo stime della Commissione europea, saranno necessari 520 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE al 2030, mentre la trasformazione digitale richiede 125 miliardi all’anno.

La sospensione del PSC durerà fino alla fine del 2022 (anche se la riattivazione potrebbe essere ulteriormente posticipata a causa del conflitto in Ucraina) e Macron vorrebbe trovare – ma non sarà una impresa facile – un consenso preliminare sulle future regole fiscali entro la fine della Presidenza francese del Consiglio dell’Ue a giugno 2022. A tal fine, il presidente francese sta cercando di portare la Germania nel fronte “anti-frugale”, una mossa che gli è già riuscita nel 2020 quando si assicurò il sostegno di Angela Merkel per la creazione del Next Generation EU (NGEU).

Le posizioni franco-italiane sulla guerra in Ucraina

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, Francia e Italia si sono trovate nuovamente su posizioni simili, con Macron che ha sostenuto la possibilità di emettere nuovo debito comune per finanziare le spese di difesa degli Stati membri. Non è stata presa però alcuna decisione in merito durante il Summit straordinario di Versailles di marzo, perché l’agenda dell’incontro è stata dominata dal confronto sulle sanzioni alla Russia.

Nonostante il dibattito sia ancora agli albori, al riguardo sono già emersi due fronti opposti: da una parte i “frugali” (come i Paesi Bassi e, significativamente, la Germania) negano la necessità che l’Europa torni nuovamente sui mercati, dato che gran parte del NGEU deve essere ancora utilizzata; dall’altra, Italia e Francia ritengono che i bilanci nazionali non possano sostenere i miliardi di investimenti in settori strategici necessari  per raggiungere gli obiettivi europei nell’ambito energetico, tecnologico e della difesa. Macron ha peraltro promesso che riproporrà l’argomento in future discussioni europee.

La crisi ucraina e, strettamente collegata ad essa, la dipendenza dell’Ue dal gas russo hanno oscurato la riforma della governance economica europea. Tuttavia, l’Italia deve continuare a far sponda sulla Francia per ottenere il supporto necessario nel dibattito futuro sulle regole economiche europee, come ha già fatto in passato. Ovviamente, tutto questo rimarrà valido se Macron vincerà anche al secondo turno delle presidenziali contro Marine Le Pen, mentre sul futuro rimane il grosso punto interrogativo delle elezioni italiane del prossimo anno.

Foto di copertina ANSA/ CHIGI PALACE PRESS OFFICE/ FILIPPO ATTILI