1 Luglio 2022

La Costa Rica alle urne con il record di candidati

La Costa Rica si avvicina alle elezioni presidenziali e legislative del 6 febbraio con oltre 25 candidati, record assoluto che supera i 14 del 2006. Solo tre di loro hanno qualche speranza di passare al secondo turno: l’ex presidente socialdemocratico José María Figueres, la candidata del centrodestra Lineth Saborío e il pastore evangelico Fabricio Alvarado.

I 57 deputati del Congresso vengono eletti con il sistema proporzionale, mentre il presidente e il suo vice a maggioranza assoluta. Per ottenerla al primo turno bisogna superare il 40% dei voti, scenario impossibile in questo caso, considerando anche l’alta percentuale di indecisi, che in alcuni sondaggi sfiora il 50%. Per questo, è molto probabile che si vada al ballottaggio, fissato per il 3 aprile, un mese prima dell’insediamento, quando l’attuale presidente Carlos Alvarado lascerà l’incarico.

Una situazione difficile tra disoccupazione, crisi economica e corruzione

Quasi tutti i programmi dei candidati, che siano di destra o sinistra, si concentrano sulla pressione fiscale, memori della severa riforma tributaria approvata da Alvarado all’inizio del suo mandato. La pandemia, però, ha peggiorato la situazione: i disoccupati sono 350.000 e i poveri sono aumentati del 13%. Il presidente ha quindi deciso di negoziare un prestito con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per 1,75 miliardi di dollari.

Di fronte alla possibilità di un accordo, poi passato con i voti favorevoli del Congresso lo scorso luglio, gruppi sindacali e parte del settore civile sono scesi in piazza contro il governo per oltre due settimane dalla fine di settembre 2020, preoccupati dall’aumento delle imposte e dalla diminuzione della spesa pubblica. Il prestito dell’FMI è di durata decennale ed è destinato per il 90% al pagamento del debito pubblico, quindi influirà inevitabilmente sul prossimo esecutivo.

Nei sondaggi, la società civile elenca tra le principali preoccupazioni la disoccupazione, la situazione economica e, soprattutto, la corruzione. Un’inchiesta di giugno 2020 ha infatti portato alla luce una gigantesca rete di tangenti che coinvolge 13 membri del Consejo Nacional de Vialidad (Conavi, che indice i bandi per le opere pubbliche), un consigliere del presidente e vertici delle due principali aziende costruttrici del Paese, H. Solís e MECO. In cambio dell’assegnazione dei lavori, i funzionari sarebbero stati pagati con denaro, veicoli, terreni, viaggi e favori sessuali, causando una perdita di 125 milioni di dollari alle casse dello Stato.

Chi sono i candidati?

Figueres, candidato del Partido Liberación Nacional, è destinato quasi certamente al ballottaggio con una percentuale che oscilla tra il 15 e il 17%. Di stampo socialdemocratico, nonostante alcune iniziative liberiste, ha una lunga storia politica alle spalle come ministro del Commercio e dell’Agricoltura negli anni ‘80 e presidente tra il 1994 e il 1998. La sua amministrazione non fu particolarmente apprezzata, soprattutto per la liberalizzazione bancaria, la chiusura di molte istituzioni e una polemica legge sulle pensioni.

Nel suo programma la parola d’ordine è “occupazione”: ha l’obiettivo di creare 200.000 lavori a tempo indeterminato e 40.000 a tempo determinato grazie a un investimento di due miliardi di dollari, che deriverebbero da risorse interne non legate al debito. Ma, per fare questo, vuole aprire alle multinazionali straniere e concedere sgravi fiscali a Microsoft, Google e alle altre aziende del settore tecnologico. Ha promesso che non alzerà le tasse né ne creerà di nuove, ma non sembra disposto ad alleggerire quelle già esistenti.

Saborío corre per il Partido Unidad Social Cristiana, di centrodestra, e compare nei sondaggi subito sotto Figueres con il 15%. Tra il 2002 e il 2006 è stata vicepresidente e anche lei insiste sulla necessità di aprire a investimenti dall’estero su tutto il territorio. La coesistenza tra pubblico e privato è presente in ogni questione: dai vaccini all’espansione della rete internet. Il programma elettorale esalta la Costa Rica come futuro hub internazionale per la salute, l’educazione superiore e la scienza ma riconosce al contempo che bisogna tagliare la spesa pubblica, sebbene gradualmente.

C’è però un terzo candidato che può puntare al ballottaggio: Fabricio Alvarado, pastore evangelico e leader del Partido Nueva República, che oscilla tra il 7 e il 15%. Particolarmente noto per le sue posizioni conservatrici contro la legalizzazione della cannabis e l’aborto, perse le elezioni contro Carlos Alvarado nel 2018 dopo essersi opposto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Tra le sue proposte, c’è una riforma educativa legata alla costruzione di una potente rete internet che arrivi in ogni angolo del Paese. Si concentra molto anche sulla mobilità e propone un Canal Verde Interoceánico, cioè due nuovi porti, uno sul mar dei Caraibi e uno sul Pacifico, collegati da una rete di strade e ferrovie per trasportare merci da una parte all’altra in meno di 24 ore.

Le chance di vittoria di Fabricio Alvarado preoccupano in un’ottica di possibile strumentalizzazione del fenomeno migratorio. La Costa Rica è infatti diventata dal 2018 il principale punto di arrivo per molti nicaraguensi in esilio dal governo di Daniel Ortega.

A cura di Alessandro Leone, autore della redazione Centro e Sud America de Lo Spiegone.

***Lo Spiegone è una testata giornalistica formata da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l’obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l’informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate alle relazioni internazionali, della politica e dell’economia.

Foto di copertina EPA/Jeffrey Arguedas

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