Dal multilateralismo al plurilateralismo nel commercio internazionale

L’attesa svolta per la riforma del WTO non c’è stata. La delusione e la frustrazione per i risultati ottenuti dalla Conferenza Ministeriale (CM) 14 del WTO a Yaoundé mostrano un quadro critico, con la rottura e frammentazione dell’ordine commerciale globale, le politiche protezioniste unilaterali di alcune Potenze come gli USA, le difficoltà di funzionamento e l’acuta crisi del sistema di regolamentazione del WTO insieme con la crisi di legittimità vista dai paesi in sviluppo circa l’asimmetria dell’Organizzazione, la necessità di un cambiamento del WTO con approcci alternativi e pragmatici come gli accordi plurilaterali a geometria variabile. Il DG WTO Okonjo-Iweala ha riconosciuto come il commercio internazionale stia attraversando «le peggiori perturbazioni degli ultimi ottant’anni».

Gli esiti della Conferenza hanno riguardato questioni tecniche, che pur importanti e urgenti non hanno affrontato però la questione di fondo della riforma dell’Organizzazione che era in agenda, a motivo delle idee irreconciliabili su quale riforma sia necessaria per affrontare le nuove dinamiche politico-economiche. “Spiace perdere un tale sforzo negoziale sul futuro dell’organizzazione, ma non siamo arrivati fino in fondo – nelle parole della Okonjo -. Si ritornerà a Ginevra utilizzando i testi negoziati come base per finalizzare gli accordi.”

Il negoziato, che si è protratto per quattro giorni e notti invece di due giorni, non ha portato ad approvazioni definitive sui diversi dossiers, quali i mancati rinnovi delle moratorie che comportano vuoti normativi sia sul commercio elettronico sia sulla non violazione e sui ricorsi nell’Accordo TRIP (IPR), e l’irrisolta questione dei sussidi per la pesca. Rimangono bozze di accordi da completare, quindi con tempistiche allungate, anche per lo sfilarsi di delegazioni prima della chiusura della conferenza, creando una situazione di provvisorietà legale.

Sono stati comunque annunciati accelerazioni sul commercio digitale in ambito CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership).

Quali considerazioni si possono trarre da questa situazione di stallo?

La crisi del WTO spinge gli Stati a ricercare soluzioni alternative per superare l’inefficacia del suo funzionamento e della sua complicata “machinery”, di regole come “consensus” o non-opposizione difficili da raggiungere, procedure e relative interpretazioni complicate, defatiganti tempistiche per le decisioni.

Per superare questi limiti si prospetta la necessità di una nuova governance, che peraltro è già in via di formazione. Vista l’incompatibilità dei tempi del meccanismo del “consenso”, non più attuale né realistico, emergono nuove coalizioni di membri “like-minded” per andare avanti concludendo accordi al di fuori del WTO, il quale viene quindi marginalizzato pur preservandone il framework.

È infatti condivisa tra gli Stati la consapevolezza che il multilateralismo, che ha caratterizzato gli scambi mondiali da oltre 70 anni, sia giunto al punto di rottura o “critical juncture”. Ne consegue che si sta passando alla fase di plurilateralismo con soluzioni alternative al WTO, unico modo pratico per realizzare le cooperazioni. C’è la convinzione che una nuova governance commerciale dipenderà meno dagli accordi tra 166 Paesi a vantaggio di piccoli gruppi di Paesi, senza che sia intaccato il sistema WTO per i benefici che ancora offre su specifiche tematiche. È lungo questa linea pragmatica che alla CM14 66 Stati si sono accordati per rendere effettiva la moratoria per l’e-commerce ad interim – “interim arrangement as a workaround” – anticipando una decisione del WTO.

È interessante la logica negoziale perseguita nel marzo 2026 con il Joint Ministerial Statement UE – CPTPP, l’area di libero scambio tra 12 Paesi a cui non partecipano gli USA dopo il ritiro di Trump dal precursore TTP, mirata a stabilire standards comuni in aree avanzate come commercio digitale (e-commerce, flussi di dati e immagazzinamento), servizi e supply chains. I firmatari supportano l’approccio plurilaterale nel WTO per incorporarvi l’accordo sul commercio elettronico e la Investment Facilitation for Development. Il dialogo verte sul supporto alla riforma del WTO operando dall’esterno se necessario e su un’alternativa al sistema di risoluzione delle controversie, da parte di una coalizione che sviluppa regole e standard da inserire nel framework WTO. L’approccio si situa nel cambiamento in corso che vede la crescita dei partenariati e degli accordi preferenziali che oggi costituiscono la quota maggiore del commercio internazionale.

Nelle conclusioni della CM14, la DG del WTO ha chiesto agli Stati di finalizzare le decisioni prese a Yaoundé, sottolineando l’importanza di un nuovo metodo di lavoro nel WTO agile e reattivo, per modernizzare il modo di fare business, nonché l’importanza delle cooperazioni. Se il rinvio è una prassi al WTO, si è perlomeno delineato un percorso sul futuro dell’Organizzazione con un “draft reform statement” dei Paesi membri, nonostante divisioni e incertezze, per lanciare un piano di lavoro per discutere riforme per la Ministeriale del 2028. La tempistica sarà lunga.

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