1 Ottobre 2022

Spazio: nuove strategie per la difesa italiana in Europa

L’Italia è il secondo Paese europeo per numero di satelliti in orbita e terzo investitore nei programmi della European Space Agency, anche grazie alla sinergia tra forze armate e attori civili che nel tempo hanno investito insieme in assetti duali ben inseriti in un quadro di cooperazione europeo. Il nesso tra spazio e difesa si rafforza ed espande a livello globale, con un posizionamento ostile di Russia e Cina ed un rilancio dell’alleato americano in questo dominio che impongono un cambio di passo all’Europa e all’Italia.

Nuovi lanci, nuovi scenari

L’Italia nel frattempo porta avanti iniziative consolidate. Il 31 gennaio 2022 è stato lanciato da Cape Canaveral il secondo satellite italiano di nuova generazione COSMO-SkyMed, parte di una costellazione composta da sei assetti per l’osservazione radar della Terra. Il programma oltrepassa i limiti ottici imposti ad esempio dalla meteorologia, dalla vegetazione e dall’assenza di luce, ed il nuovo satellite aumenta le prestazioni in termini di qualità e quantità dell’osservazione. Lo sviluppo di COSMO coinvolge buona parte della catena del valore spaziale italiana comprese Thales Alenia Space Italia, Telespazio, Leonardo ed e-Geos, dai segmenti di upstream (manifattura e lancio) al downstream (gestione e commercializzazione dei dati), passando per il comando e controllo del segmento di terra garantito dal Centro spaziale del Fucino.

COSMO-SkyMed è un programma all’avanguardia in Europa e nel mondo, pioneristico nello sfruttare un approccio duale che vede coinvolti Ministero della Difesa e Agenzia Spaziale Italiana (ASI) nello sviluppo di un assetto condiviso. Dal 2007 infatti la costellazione permette impieghi civili e militari in un vasto campo di applicazioni, dai servizi per l’agricoltura, lo studio del cambiamento climatico e la gestione delle emergenze, al monitoraggio delle infrastrutture critiche e all’osservazione di aree sensibili e strategiche.

La costellazione risponde alla crescente necessità a livello globale degli attori militari di fruire dei servizi di Earth Observation (EO), essenziali per le attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione, e fondamentali a supporto di tutte le fasi del processo decisionale politico-militare nei Paesi avanzati.

A livello globale lo spazio sembra tingersi sempre più di sfumature militari, non solo per EO, comunicazioni satellitari e servizi di navigazione per le forze armate, ma in prospettiva anche per condurre operazioni in orbita. La nascita della US Space Force ha fatto da apripista alla creazione di comandi spaziali in Francia, Germania e Regno Unito, mentre dal 2019 la Nato ha riconosciuto lo spazio come dominio operativo e si è poi dotata di un centro di eccellenza a Tolosa. Tutto ciò a fronte del posizionamento sempre più ostile di Russia e Cina, recentemente esemplificato dal test distruttivo russo contro un proprio satellite in disuso. Un quadro conteso, competitivo e congestionato che sarà discusso il 23 febbraio dalla conferenza IAI “Lo spazio nei conflitti, i conflitti nello spazio”, nel quale l’Italia ha le potenzialità e l’interesse a giocare un ruolo maggiore.

La Difesa italiana nello spazio

Le forze armate italiane operano in orbita già dal 2001, anno di lancio del primo satellite Sicral per comunicazioni satellitari sicure, attualmente riconfermato per una prossima terza generazione, che ha permesso all’Italia di mettere a fattor comune servizi essenziali anche in ambito Nato e di rafforzare così sia la posizione nazionale in Europa sia la cooperazione con gli Usa.

Dal 2018 il ministero della Difesa ha intrapreso una significativa riorganizzazione in chiave spaziale. Lo Stato Maggiore della Difesa ha istituito nel 2019 l’Ufficio generale Spazio (Ugs) responsabile della politica di pianificazione, dei programmi spaziali e della cooperazione internazionale. Nel 2020 è stato creato il Comando operazioni spaziali (Cos) per sviluppare le operazioni nel nuovo dominio e per continuare a fornire prodotti spaziali alle forze armate attive nei domini tradizionali. Un approccio equilibrato, fondato sui due pilastri della pianificazione e delle operazioni, dove l’Ugs è destinato a sviluppare la prospettiva strategica e il Cos ad aumentare la capacità operativa. Il passo successivo dovrebbe essere la definizione di una strategia della Difesa per lo spazio, della relativa dottrina militare e delle linee guida per lo sviluppo capacitivo con un coerente piano di investimenti.

Il ruolo della Difesa è predominante anche in materia di Space Situational Awareness, attraverso la gestione di sensori radar e ottici di sorveglianza e tracciamento (Space Surveillance and Tracking) fondamentali per avere il quadro degli oggetti che si muovono nelle orbite terrestri, anche in chiave di un approccio europeo – necessario ma ancora in fieri – alla gestione del traffico spaziale.

Per l’Italia la creazione di strutture dedicate allo spazio all’interno della Difesa è un tassello importante nella prospettiva del posizionamento del Paese con partner europei ed internazionali. Non a caso il Trattato del Quirinale, firmato nel 2021 con la Francia, prevede un importante capitolo dedicato allo spazio. Inoltre, partendo da alcune capacità militari pionieristiche ed uniche in Europa, l’Italia può dare un importante contributo alla riflessione internazionale sul nesso tra spazio e difesa, in ambito  Nato – anche in vista del prossimo Concetto Strategico – e soprattutto Ue.

Il futuro europeo in orbita

Le principali potenze spaziali si muovono su uno scacchiere che dà sempre più concretezza al riconoscimento dello spazio come dominio operativo. Su questo fronte, l’UE sta vivendo una significativa evoluzione che parte dall’introduzione della competenza spaziale nel Trattato di Lisbona, passa per la creazione all’interno della Commissione Europea della Direzione Generale Industria della Difesa e Spazio (Defis) nel 2019 – che gestisce sia i 7,9 miliardi del European Defence Fund che i 14,8 miliardi per i programmi spaziali UE – per giungere nel 2021 all’istituzione dell’Agenzia dell’UE per il Programma Spaziale.

L’Unione è infatti tra i maggiori attori civili proprietari di assetti in orbita, grazie ai programmi Copernicus e Galileo che garantiscono una preziosa autonomia in fatto di osservazione terrestre e navigazione satellitare, con notevoli applicazioni civili e militari. Presto, infatti, Galileo si comporrà del Public Regulated Service, pensato per fornire segnali sicuri, garantiti, autenticati e resistenti alle forze armate dei Paesi membri. L’atteso Strategic Compass dovrebbe portare ad un riconoscimento europeo del carattere strategico dello spazio, anche su forte spinta della Francia, dando mandato di elaborare un’apposita Space Strategy for security and defence.

L’Europa sta quindi accelerando nello spazio per tenere il passo delle sfide a livello globale, e per il sistema Paese italiano è importante usare al meglio e sviluppare gli strumenti a disposizione investendo nella frontiera operativa e tecnologica che si sta aprendo.

Foto di copertina ANSA

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