5 Dicembre 2022

L’Artico nel nuovo “grande gioco” mondiale

Secondo i dati dell’era satellitare, raccolti a partire dagli anni Settanta grazie ai primi assetti spaziali dedicati al monitoraggio ambientale, la regione artica si surriscalda a velocità quattro volte superiori alle medie mondiali. Il processo pone sempre più l’artico come un’importante frontiera delle dinamiche globali. Il fenomeno ha infatti ripercussioni a cascata sull’ambiente della già fragile regione polare, nonché su economia, energia, navigazione e trasporti, con notevoli implicazioni su sicurezza e difesa.

L’accelerazione artica sul clima

L’artico è un’area particolarmente sensibile agli effetti del cambiamento climatico, riconosciuta qui prima che altrove come una minaccia a 360 gradi. Non a caso, l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite definì l’artico come il “canarino nella miniera di carbone del mondo”, primo allarme della spirale negativa alla base del surriscaldamento globale. Lo scioglimento dei ghiacci implica l’innalzamento del livello dei mari, ma anche l’assottigliamento del permafrost, comportando il rilascio nell’atmosfera di metano ed altri gas serra intrappolati negli strati secolari di ghiaccio.

Inoltre, la riduzione delle superfici ghiacciate e innevate implica la diminuzione dell’effetto albedo, impedendo il riflesso dei raggi solari che sono invece assorbiti – influendo direttamente sul riscaldamento dell’oceano e sulla meteorologia. Per il 2050, si ritiene che la regione al di sopra del circolo polare possa essere completamente priva di ghiacci, considerando il ritmo con cui la calotta si va riducendo e l’effetto moltiplicatore del riscaldamento dei mari e delle temperature di superficie, con effetti irreversibili per flora e fauna, la pesca e per le popolazioni indigene.

I risvolti economici ed energetici

Da un lato, le dinamiche in atto nella regione polare raggiungono tutte le latitudini ed amplificano le conseguenze del cambiamento climatico a livello mondiale. Dall’altro, l’Artico diventa più accessibile e apre nuove frontiere, dalle rotte marittime alle risorse naturali, attraendo nuovi attori ed investimenti ed acquisendo una rinnovata rilevanza strategica. Sulla base di studi geologici, si ritiene che l’artico custodisca un’elevata quantità di riserve di petrolio, gas e di risorse naturali critiche. Inoltre, le rotte artiche hanno conosciuto negli ultimi anni una crescita del traffico navale, in particolare lungo il Passaggio a Nord-Ovest e la Northern Sea Route. Entrambe le rotte potrebbero apportare significativi cambiamenti nel commercio marittimo, considerando la riduzione dei tempi di percorrenza in particolare dall’Asia.

Tuttavia, se alcuni stati asiatici nutrono interessi commerciali e scientifici – da ultimo, Taiwan ha aperto una base scientifica nelle Svalbard – la Cina dimostra di essere particolarmente attenta, anche allo sviluppo di capacità tecnologiche, e propensa ad investimenti per imporsi sui dossier energetici, di materie prime e terre rare, di navigazione – autodefinendosi un “near-arctic state”. Evidente, dunque, il paradosso che va ad esacerbare la situazione: il potenziale impatto negativo, a livello ambientale ed ecologico, della competizione per le risorse naturali presenti nella regione e dell’incremento della navigazione marittima, con i relativi rischi associati in termini di inquinamento e ‘maree nere’.

Sicurezza e difesa: dove va l’artico?

La rilevanza dell’artico si realizza anche sul piano militare, dove riacquista una centralità posseduta nel corso della guerra fredda che si era andata esaurendo con il crollo dell’Unione Sovietica. Dalla fine degli anni Novanta, la regione artica aveva conosciuto uno sviluppo pacifico ed improntato alla cooperazione, culminato con l’istituzione del Consiglio Artico. Tuttavia, una progressiva rimilitarizzazione della regione e l’aumento del confronto globale anche sul piano militare riportano alta la tensione. Il potenziamento della Northern Fleet russa segna un rinnovato interesse verso la regione artica, accompagnato da pretese egemoniche e rivendicazioni territoriali che svelano anche l’intrinseca vulnerabilità dell’impianto giuridico internazionale applicabile all’artico.

L’invasione russa dell’Ucraina del febbraio scorso ha definitivamente messo in crisi il sistema cooperativo regionale. Il Consiglio Artico ha prima interrotto le sue attività, e la Russia, che avrebbe dovuto presiedere il biennio di attività del Consiglio, è stata poi esclusa dalla lenta ripresa delle attività voluta dagli altri Stati. Inoltre, le dinamiche politiche scaturite dalla guerra in Ucraina hanno ripercussioni anche nella regione.

Con l’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia, sono sette su otto gli stati artici parte dell’Alleanza Atlantica, che al Summit di Madrid ha acquistato due nuovi membri particolarmente attenti alle politiche di difesa e tradizionalmente focalizzati sulla preparazione delle proprie forze armate in contesti ostili come l’Artico. Nello stesso Strategic Concept della Nato c’è inoltre una esplicita menzione al “High North” dove le capacità russe sono ritenute essere chiare sfide strategiche all’Alleanza.

Dal contesto, in rapida evoluzione, conseguono molteplici implicazioni di sicurezza e difesa, da sviluppare nel dibattito nazionale ed europeo. L’Italia può contare su una storica tradizione di cooperazione scientifica e diplomatica e dovrebbe adesso concentrarsi nel definire la posizione nazionale sui dossier politici, energetici, economici ed industriali, oltre che militari, facendo leva sulle competenze sviluppate dalle Forze Armate e su quelle già presenti e sviluppabili in campo industriale e tecnologico.

Attorno a questi temi si svilupperà la conferenza organizzata in occasione del 150° anniversario della nascita del Corpo degli Alpini il 3 ottobre 2022 a Bolzano. La conferenza ospiterà rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, del mondo della ricerca e dei media. L’incontro – organizzato dallo Stato Maggiore dell’Esercito – Comando Truppe Alpine, dall’Istituto Affari Internazionali e dall’ISPI – si terrà presso Castel Mareccio dalle 14:00 alle 18:15 e sarà trasmesso in streaming sulle pagine e sui canali social IAI e sul sito dell’ISPI.

Foto si copertina EPA/STEFAN HENDRIKS