25 Giugno 2022

Il Premio per la costruzione europea a Ursula von der Leyen

Pubblichiamo la laudatio della direttrice IAI Nathalie Tocci alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, destinataria del “Premio Cercle d’Economia per la costruzione europea”, tenuto in occasione della giornata di premiazione a Barcellona il 6 maggio 2022.

Presidente Sánchez,

Stimati ospiti,

È un grande privilegio e un’immensa gioia introdurvi alla destinataria del “Premio Cercle d’Economia per la costruzione europea”, la presidente Ursula von der Leyen, una cittadina europea, una donna e un essere umano che impersona l’essenza di cosa significa essere leader oggi.

Ursula von der Leyen è la cittadina europea per eccellenza. Nata in Belgio – figlia di uno dei primi funzionari europei – ha frequentato la Scuola europea a Bruxelles, è cresciuta in una famiglia tedesca e bilingue in tedesco e francese. Ha poi studiato nel Regno Unito, nella mia stessa università, la London School of Economics, che lei ricorda – come qualsiasi studente europeo degno di questo nome dovrebbe – come un periodo in cui ha “vissuto più di aver studiato”.

Oggi Ursula von der Leyen è a capo della Commissione Europea, l’istituzione che aveva servito suo padre. Attraverso la sua guida, il progetto europeo sta attraversando una radicale rinascita. Sia chiaro: per oltre un decennio, l’Ue è passata da una crisi esistenziale all’altra. Dalla crisi costituzionale del 2005 e la crisi dell’Eurozona, fino alla cosiddetta crisi migratoria e alla Brexit, il progetto europeo è apparso costantemente sull’orlo del collasso. Non è stato così: come europei eravamo disposti a “do whatever it takes” per salvare la nostra Unione, per citare le parole indimenticabili del primo destinatario del premio del Cercle, il presidente del Consiglio Mario Draghi. 

Eppure l’Unione ha fatto poco più che sopravvivere in quegli anni. Di fronte alle minacce esterne e a un’ondata interna di populismo nazionalista ed euroscettico, l’Unione ha resistito ma ha perso il suo carisma. Sembrava non avere più quell’innata capacità di vedere e cogliere l’opportunità durante i periodi di crisi, di balzare in avanti proprio mentre cadeva.

Con la guida della Presidente von der Leyen, l’Unione ha riscoperto il suo Dna. Abbiamo riscoperto la solidarietà – la parola magica che sta al centro della nostra Unione – e il profondo riconoscimento che, nonostante le nostre differenze, siamo fondamentalmente una comunità del destino. Prima attraverso la nostra risposta alla pandemia e ora con la guerra criminale della Russia in Ucraina, l’Unione non è semplicemente sopravvissuta; si è ripresa in modo ineditoLe crisi hanno creato il contesto; la leadership ha fornito la capacità di cogliere l’opportunità. Perché cogliere l’attimo non è mai scontato, anzi.

La pandemia ha minacciato di dividerci ulteriormente, avrebbe potuto essere una crisi di troppo per l’Ue. Grazie alla leadership della Presidente von der Leyen, non solo abbiamo affrontato la crisi, ma lo abbiamo fatto insieme, sia attraverso l’approvvigionamento comune dei vaccini, sia attraverso la storica decisione di Next Generation EU che ci ha permesso di superare insieme la crisi economica scatenata dalCovid-19. Guidata dalla presidente von der Leyen, l’Ue è uscita dalla crisi pandemica sia compiendo un importante passo avanti nell’integrazione europea sia fornendo agli europei, in particolare ai giovani, una nuova narrazione europea verde e digitale.

La guerra in Ucraina ha portato più unità e determinazione. Ancora una volta, questa non è una conclusione scontata. Sotto la guida della presidente von der Leyen, l’Unione ha aperto la strada a sanzioni senza precedenti, il primo pacchetto di assistenza militare dell’Ue a unStato terzo, la prima attivazione del meccanismo di protezione temporanea per i rifugiati e il rilancio dell’allargamento come progetto politico. Lo ha fatto restando ferma sul principio: agendo sulla base del riconoscimento che la democrazia e lo Stato di diritto sono i valori non negoziabili al centro della nostra Unione.

Signore e signori, stimati ospiti, Ursula von der Leyen non è “solo” una leader europea, è anche una donna. E in un’epoca di rottura e disgregazione, in un’epoca di guerra, il valore della leadership di una donna come la presidente von der Leyen è essenziale. Ursula von der Leyen è stata la prima donna ministro della Difesa della Germania e la prima donna presidente della Commissione europea. Sotto la sua guida, la Bundeswehr ha subito una trasformazione radicale. Ha affrontato gli scandali frontalmente, ha invertito il calo della spesa per la difesa tedesca e ha aperto la strada alla storica decisione di fornire assistenza militare ai Peshmerga nella loro lotta contro Da’esh. Le decisioni che ha preso in quegli anni precorrono ciò che vediamo oggi.

Senza le basi da lei preparate – a livello organizzativo, finanziario e soprattutto in termini di cultura politico-strategica – la Germania avrebbe faticato ad agire sul cambiamento epocale che stiamo vivendo, che richiede un forte aumento della spesa per la difesa, la difesa dell’Ucraina come paese libero e democratico e il riconoscimento che tutti i nostri sforzi di difesa devono essere integrati in un quadro europeo e transatlantico. Ursula von der Leyen è sempre stata decisa in questo senso, essendo un’appassionata promotrice della difesa europea con un credo incrollabile nel valore della Natoe vedendo la difesa europea e la difesa dell’Europa come due facce della stessa medaglia. 

Si tratta di quella capacità femminile – che naturalmente anche gli uomini possono avere – di accogliere la contraddizione conciliando fermezza e flessibilità, risolutezza e riflessività, di cui la nostra Europa, nell’agonia della guerra, ha così drammaticamente bisogno. È proprio la capacità femminile di ascoltare, ammettere errori, scusarsi e cambiare rotta, mostrando empatia e comprensione, che la vera leadership richiede. Raramente abbiamo visto queste qualità in una dimostrazione così elegante, quando la presidente von der Leyen si è scusata per il silenzio iniziale dell’Unione nei confronti dei paesi in prima linea della prima ondata di Covid-19 come l’Italia, segnalando la sua determinazione a cambiare decisamente rotta.

Infine, e forse la cosa più importante, Ursula von der Leyen è una leader profondamente umana. Madre di sette figli, è entrata in politica nei suoi quarant’anni e ha dedicato il primo decennio della sua carriera politica alle questioni sociali. Conosciuta come la coscienza sociale del suo partito, la CDU, durante il suo periodo come ministro della Famiglia e della gioventù, e poi ministro del Lavoro e degli affari sociali, von der Leyen ha difeso fermamente i diritti civili, le quote femminili nei consigli di amministrazione, ha supportato i matrimoni gay e promosso l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro.

Signore e signori, non posso affermare di conoscere bene Ursula von der Leyen, avendo avuto il privilegio di incontrarla di persona solo poche volte negli ultimi anni. Eppure ho guardato, come suppongo molti di voi, il video diventato virale della sua visita a Bucha alcune settimane fa. Ho visto quel video una volta, e poi l’ho guardato ancora e ancora. Ho visto lo shock e la vergogna, la rabbia e il dolore nei suoi occhi. Ho visto una leader, una donna e un essere umano la cui espressione valeva più di un milione di parole. In mezzo alle atrocità della guerra, di fronte a ferite che questo continente non conosceva dalla Seconda guerra mondiale, nell’ora più buia, mi sono sentita orgogliosa, orgogliosa che Ursula von der Leyen sia la mia Presidente.

Foto di copertina EPA/Quique Garcia