3 Dicembre 2022

L’ombra dell’eversione sugli Stati Uniti

Gli Stati Uniti non sono terra di re, dittatori o autocrati“: lo dice il presidente Joe Biden. Parrebbe un’ovvietà. Ma, un anno dopo la sommossa ‘trumpiana’ del 6 gennaio 2021, la democrazia Usa rimane a rischio: nell’anniversario della presa del Campidoglio e dell’attacco al Congresso da parte di migliaia di facinorosi aizzati da Donald Trump, Biden perla per la prima volta in modo diretto e denuncia le responsabilità del suo predecessore: avere diffuso “una rete di menzogne” sul voto 2020 ed avere messo “il proprio ego al di sopra dell’interesse nazionale”.

La replica di Trump è immediata: “È solo un teatro per distrarre gli americani dal suo fallimento”, dice il magnate ex presidente, che rinvia, però, al 15 gennaio, in Arizona, una risposta più articolata. Biden, che è al minimo della popolarità da quando è entrato alla Casa Bianca, e Trump aprono di fatto la campagna per le elezioni di midterm l’8 novembre.

Usa a rischio eversione

La stampa Usa si interroga sullo stato di salute della democrazia americana; e, nel contempo, riflette la polarizzazione della società. Se la Cnn – liberal – elogia Biden per “lo spirito del combattente” ritrovato, la Fox – conservatrice – quasi ignora l’anniversario, ma denuncia il fallimento di Biden nella lotta contro la pandemia – come se Trump avesse fatto meglio, tra idrossiclorochina e gocce di candeggina in un bicchiere d’acqua.

E, intanto, il Dipartimento per la Sicurezza nazionale avverte: in coincidenza con l’anniversario, sono aumentate le minacce online di gruppi estremisti, pure verso membri del Congresso e il presidente. Nulla indica un attacco imminente, ma c’è il timore che i discori di odio in rete possano ispirare violenze, soprattutto da parte di lupi solitari. Tanto più che i sondaggi indicano che la maggioranza degli elettori repubblicani non condanna, ma anzi giustifica, i fatti del 6 gennaio 2021.

Con un discorso appassionato, lui che di solito ha toni pacati, Biden evoca vividamente le violenze di un anno fa, quando i facinorosi cercarono d’impedire al Congresso di certificare l’esito del voto, vinto da Biden con oltre sette milioni di suffragi popolari in più di Trump, che lamenta brogli mai provati. Parlando sul Campidoglio, il presidente dice: “In questo luogo sacro, la nostra democrazia fu posta sotto attacco. La volontà del popolo fu messa in discussione. La nostra Costituzione affrontò la più grave delle minacce. Ma il popolo ha resistito, la Costituzione ha tenuto”.

Le responsabilità di Trump

Suscitando un’insurrezione armata, Trump “cercò di rovesciare, con un gruppo di ribaldi, il risultato di elezioni libere, sovvertire la costituzione e fermare un trasferimento pacifico dei poteri … Tutti lo hanno visto con i propri occhi … Nemmeno durante la Guerra Civile questa cosa accadde”.

Quelli che Trump continua a chiamare “patrioti”, o a trattare da “turisti”, “seminarono distruzione tra queste mura e inscenarono una vera e propria caccia a deputati e senatori”: “I patrioti sono i milioni di cittadini che votarono e gli agenti che difesero il Congresso”. Invece di enfatizzare la solidità dell’Unione e dei suoi principi, Biden ne sottolinea le fragilità. E si chiede: “Diventeremo un Paese che permette a funzionari di parte di alterare la volontà del popolo legalmente espressa con il voto? Diventeremo una nazione che non vive nella luce della verità, ma nell’ombra della menzogna? Non possiamo permetterci di diventare un Paese del genere”.

“Siamo in un momento decisivo della storia in America e nel mondo, c’è una sfida tra democrazia e autocrazia, come la Cina e la Russia – nota Biden -. Dicono che la democrazia è troppo lenta per risolvere i problemi di oggi e scommettono che l’Unione diventerà come loro. Ma noi non lo saremo mai”.

Parla pure la sua vice, Kamala Harris: “Fu un attacco alla democrazia” in cui gli assalitori volevano “non solo distruggere l’edificio e le vite dei parlamentari. ma i valori, le idee e le istituzioni che generazioni di americani hanno conquistato e difeso con il sangue”. Nell’attacco, che la Harris accosta alle due date più buie della storia Usa, l’attacco di Pearl Harbor del 1941 e gli attentati dell’11 settembre 2001, persero la vita cinque persone, fra cui un agente. E si viene a sapere che Harris, quel giorno, venne evacuata dalla sede nazionale del partito democratico per un allarme bomba.

Amministrazione debole e incertezza del midterm

Il discorso del presidente, trasmesso in diretta tv dalla National Statuary Hall, accanto alla Rotonda del Congresso, cuore e icona della democrazia americana, dà il la alla ‘giornata del ricordo’, che, però, risente della polarizzazione dell’America, persistente a un anno dall’uscita di scena di Trump: alla Camera. C’è un minuto di silenzio, ma molti repubblicani disertano l’appuntamento, contestando la politicizzazione dell’anniversario e dei lavori della commissione d’inchiesta, che non è ancora giunta alle sue conclusioni, osteggiata dall’ex presidente e dal suo ‘cerchio magico’.

Per prevenire il ripetersi di situazioni insurrezionali come quella del 6 gennaio 2021, l’Amministrazione cerca di porre rimedio all’impreparazione e alla mancanza di condivisione d’informazioni manifestate dalle forze dell’ordine e dall’intelligence un anno fa.

Se Trump continua a “serrare alla gola” l’America è anche perché il mandato di Biden non decolla, anzi affonda, nelle percezioni degli elettori. Il presidente democratico è al minimo dei consensi: il 56% degli americani ne disapprova l’operato – sondaggio Cnbc -, specie in economia, a causa dell’inflazione, nonostante la forte crescita e la bassa disoccupazione. Infrastrutture e welfare sono le sfide da vincere per Biden, fin qui incapace di mettere d’accordo democratici e repubblicani, ma anche di coagulare il consenso della galassia democratica, in cui coesistono moderati e ‘socialisti’, ‘petroliferi’ e ambientalisti, classe media istruita e minoranze arrabbiate.

Ma se i democratici guardano con timore al midterm, anche molti repubblicani non sono a loro agio con un partito che resta ostaggio di Trump, con parlamentari che temono di perdere il seggio se si smarcano dal magnate. E l’ex presidente Barack Obama, ancora seguitissimo e popolarissimo, dice che “oggi la democrazia in America è più a rischio di un anno fa”.

Foto di copertina ANSA/GREG NASH / POOL

Ultime pubblicazioni