India 2024: l’opposizione festeggia la battuta d’arresto di Modi nelle elezioni

Nel tardo pomeriggio del 4 giugno, quando quasi tutti i voti erano stati scrutinati, nella sede di Delhi dell’Indian National Congress (INC) si festeggiava un risultato straordinario, anche se ampiamente insufficiente per andare al governo. A poche centinaia di metri, nel quartier generale del Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo Ministro Narendra Modi, l’atmosfera era funebre e la dirigenza del partito si chiedeva come fare a festeggiare una vittoria che tutto il paese interpretava come una bruciante sconfitta.

Una vittoria amara per Modi

Questo paradosso – l’opposizione che festeggia una sconfitta e la maggioranza che piange una vittoria – rivela l’entità del terremoto politico che i risultati delle elezioni indiane del 2024 hanno scatenato. Il BJP perde oltre 60 seggi rispetto al 2019 – passando da 303 a 240, 32 sotto la soglia della maggioranza. Con gli alleati della National Democratic Alliance (NDA) i seggi diventano 293, oltre 100 al di sotto dei 400 che il Primo Ministro si era detto sicuro di vincere. Per il BJP, e in particolare per Modi, il risultato elettorale è catastrofico. Il BJP avrà bisogno di alleati per formare il governo e Modi dovrà trovare un nuovo modo di esercitare la propria leadership: nella sua lunga carriera politica non ha mai dovuto negoziare con alleati per garantire la sopravvivenza del suo governo. Modi è un politico camaleontico che è stato più volte capace di reinventarsi, ma non sarà facile.

Le opposizioni riunite nella INDIA Alliance, con 234 seggi, hanno ottenuto un risultato straordinario, anche considerato che hanno combattuto con entrambe le mani legate dietro la schiena. Le elezioni infatti, sebbene libere, non sono state regolari: si sono svolte in un clima da paese semi-autoritario, con arresti di leader dell’opposizione, congelamento di conti correnti del principale partito di opposizione, un sistema mediatico quasi interamente schierato a favore del governo e una sproporzione di risorse economiche tra il BJP e gli altri partiti senza precedenti.

Le implicazione del risultato elettorale

In attesa che emergano dati disaggregati che spiegheranno le ragioni della battuta d’arresto del BJP, si possono fare una serie di considerazioni a caldo sulle implicazioni del risultato elettorale. Primo, gli elettori hanno lanciato un messaggio molto chiaro a Modi e al suo desiderio di esercitare un controllo egemonico sul sistema politico del paese. In maniera analoga a quanto era successo alle elezioni del 1977 – al termine del breve regime autoritario imposto da Indira Gandhi nel 1975 – il tema della difesa della costituzione e della democraticità del paese ha assunto un ruolo centrale sia nella campagna della INDIA Alliance (Rahul Gandhi, leader dell’INC, sventolava una copia della Costituzione in ogni occasione pubblica) sia nelle motivazioni di voto di molto elettori, soprattutto tra gli strati più deboli, che vedono nella democraticità del paese una protezione contro gli abusi delle élite. In breve, molti elettori, pur avendo un’opinione positiva del primo ministro, ne temevano le derive autoritarie, divenute macroscopiche nei mesi precedenti il voto.

Secondo, la scelta di Modi di puntare tutto sulla carta del nazionalismo indù non ha funzionato. Indicativo è il fatto che il BJP abbia perso il seggio di Faizabad, dove si trova il nuovo tempio dedicato al dio Ram ad Ayodhya, costruito sulle rovine di una Moschea del XVI secolo e consacrato da Modi nel gennaio del 2024. Che abbia vinto quel seggio un membro dell’opposizione di casta Dalit (ex-intoccabili) è stato interpretato come un netto rifiuto dell’eccessiva polarizzazione tra le due principali comunità religiose indiane che il nuovo tempio rappresenta. Inoltre, la scelta di Modi di premere sull’acceleratore della polarizzazione religiosa durante la campagna elettorale – si è per esempio riferito ai cittadini indiani musulmani con il termine “infiltrati” o ha asserito che il Congresso avrebbe espropriato l’oro delle donne indù per regalarlo ai musulmani – ha chiaramente spaventato anche coloro che, pur non avendo particolare simpatia per i musulmani, non vedono tuttavia di buon occhio la trasformazione del paese in una repubblica teocratica.

Infine, la necessità di un governo di coalizione è probabilmente uno sviluppo positivo per due ragioni. Primo, nel periodo tra il 1989 e il 2014, quando al governo c’erano coalizioni simili a quella che si va formando, la crescita economica è stata molto sostenuta, anche a causa della maggiore stabilità e prevedibilità del processo di policy-making che la minore concentrazione del potere permetteva. Secondo, è molto probabile che gli alleati di Modi eserciteranno un freno alle tendenze autoritarie del primo ministro – freno che è mancato negli ultimi dieci anni, con le conseguenze sulla qualità della democrazia che si sono registrate. Anche la minoranza musulmana potrà probabilmente godere di maggiori spazi di libertà e protezione da parte dello stato. Un paese grande e diverso come l’India funziona meglio quando un certo grado di pluralismo è riflesso negli equilibri di potere.

 

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