La Commissione Europea, in un rinnovato slancio per gli accordi internazionali di libero scambio, ha concluso un accordo commerciale con l’Australia, destinato a generare un incremento del PIL dell’UE stimato in 4 miliardi di euro entro il 2030.
L’accordo firmato dalla Commissione va tuttavia oltre il semplice abbattimento dei dazi su importazioni ed esportazioni, contribuendo a rafforzare le catene di approvvigionamento e a rendere l’economia europea più resiliente agli shock esterni. L’intesa raggiunta tra UE e Australia prevede due pilastri cruciali che sono l’accesso facilitato per l’Ue alle materie prime critiche e la firma di un partenariato per la sicurezza e la difesa.
Esso si inserisce in una strategia più ampia di diversificazione, resa più necessaria dall’incertezza nei rapporti diplomatici e commerciali con il principale partner dell’UE, gli Stati Uniti, soprattutto alla luce del protezionismo doganale e da una crescente incertezza normativa dell’amministrazione Trump.
UE -Australia accordo di libero scambio, cosa prevede?
I negoziati per l’accordo di libero scambio tra UE e Australia, avviati nel giugno 2018, hanno incontrato diversi rallentamenti prima della firma del 24 marzo 2026 da parte della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il premier australiano Anthony Albanese. Le principali difficoltà riguardavano, da un lato, il volume di importazioni a dazio zero di carni e derivati dall’Australia e, dall’altro, il riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (IG) per i prodotti agricoli e alimentari europei. Il compromesso raggiunto prevede che l’UE conceda all’Australia un accesso preferenziale garantito al proprio mercato per alcuni prodotti agricoli sensibili: in particolare, una quota di 30.600 tonnellate di carne bovina nell’arco di dieci anni, di cui il 55% a dazio zero, 25.000 tonnellate di carne di agnello e capra esenti da dazi entro sette anni e 44.925 tonnellate di zucchero, sempre con dazio zero. In cambio, l’Australia si impegna a riconoscere le IG di oltre 200 prodotti europei.
L’accordo, che nell’ambito dei settori agricoli sensibili ha stabilito contingenti tariffari attentamente calibrati, progressivamente introdotti su più anni e con dazi zero limitati a quantitativi predeterminati di prodotti, prevede la possibilità di sospensione in caso di eventi imprevisti o di un eccessivo afflusso di prodotti australiani sul mercato UE, tramite un meccanismo di salvaguardia dei settori sensibili, modellato sul meccanismo incluso nell’accordo con il Mercosur.
Nel settore industriale, l’Australia eliminerà i dazi su una serie di prodotti dell’UE, tra cui auto, camion e componenti per autoveicoli, macchinari, prodotti chimici, tessili, abbigliamento, calzature, materie plastiche e la maggior parte degli articoli in acciaio. In precedenza, questi prodotti erano soggetti a dazi generalmente del 5%.
In totale l’accordo prevede l’eliminazione del 99% delle tariffe doganali australiane applicate alle esportazioni dell’Ue.
Materie prime critiche
L’elemento di strategicità geoeconomica di questo accordo per l’UE risiede principalmente in un accesso facilitato al mercato delle materie prime critiche.
L’Australia è un fornitore cruciale di materie prime critiche per l’industria europea: nel 2023 l’UE dipendeva dall’Australia per il 55% delle importazioni di alluminio, il 96% di quelle di manganese e il 48% di quelle di rame. L’accordo pertanto mira a rendere più sicura e prevedibile la catena di approvvigionamento, prevedendo la riduzione o l’azzeramento dei dazi e garantendo alle industrie degli Stati membri la possibilità di reperire materie prime critiche in modo affidabile, basato su accordi fondati sul diritto. In questo modo, l’UE accresce la propria resilienza a shock geopolitici e restrizioni commerciali, alla luce della concentrazione della produzione globale in Cina – che fornisce circa il 90% delle materie prime strategiche – e di episodi come le restrizioni imposte da Xi Jinping nel 2025 su sette terre rare.
Le misure concordate tra UE e Australia prevedono che una Parte non possa designare o mantenere un monopolio dell’importazione o dell’esportazione di beni energetici o materie prime critiche. In particolare, l’accordo vieta di imporre prezzi all’esportazione superiori a quelli praticati sul mercato interno, tramite qualsiasi misura come licenze o requisiti di prezzo minimi, e proibisce l’introduzione di requisiti di prezzo sia all’importazione sia all’esportazione.
Le imprese europee potranno insediarsi senza discriminazioni negli investimenti nelle industrie australiane, favorendo la partecipazione di imprese Europee nell’intera filiera delle materie prime critiche. Australia e UE hanno inoltre concordato di rafforzare la cooperazione anche attraverso lo sviluppo congiunto di progetti d’investimento pubblici.
Inoltre, l’accordo prevede un capitolo sullo sviluppo sostenibile.
Partenariato di Sicurezza e difesa
L’accordo si inserisce nel più ampio quadro della strategia UE per l’Indo-Pacifico, in continuità con gli accordi conclusi con Indonesia (2025) e India (inizio 2026). Il 18 marzo, l’alto rappresentante Kaja Kallas, e i Ministri degli esteri e Difesa australiani Richard Donald Marles e Penny Wong hanno firmato un Patto di Sicurezza e Difesa.
Nel delineare il quadro della cooperazione bilaterale, l’intesa conferma i valori condivisi da UE e Australia e sottolinea l’importanza di un ordine internazionale fondato sulle regole, con la Carta delle Nazioni Unite quale riferimento centrale. Essa si traduce in un dialogo bilaterale rafforzato, un maggiore scambio di informazioni e una collaborazione estesa all’intero spettro della sicurezza e della difesa.
Il partenariato rafforza la cooperazione e lo scambio di informazioni in numerosi settori, tra cui il sostegno all’Ucraina, un dialogo sulla sicurezza spaziale, la gestione delle minacce ibride e la sicurezza marittima, comprensiva di cooperazione operativa ed esercitazioni congiunte.
Conclusione
L’accordo UE-Australia è un passaggio significativo nella strategia commerciale e di politica estera dell’UE. Per l’entrata in vigore, l’accordo deve ora, secondo l’iter previsto dall’articolo 218 TFUE, essere adottato dal Consiglio a maggioranza qualificata e ottenere successivamente il consenso del Parlamento europeo a maggioranza semplice. Dal lato australiano, il processo prevede l’approvazione da parte del Federal Executive Council e lo scrutinio parlamentare attraverso il Joint Standing Committee on Treaties. L’entrata in vigore dell’accordo è pertanto prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Nel complesso, l’intesa segnala la volontà dell’UE di riaffermarsi come normative power attraverso la liberalizzazione commerciale, in un contesto di progressiva erosione dell’ordine mondiale basato sul diritto internazionale. Allo stesso tempo, l’accordo riflette una strategia di sicurezza economica fondata sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento e sul rafforzamento della presenza europea nella regione indo-pacifica, dove, in continuità con la strategia di cooperazione adottata nel 2021, la Commissione ha ripreso i negoziati con Thailandia, Filippine e Malesia per la firma di nuovi trattati commerciali.
L’intesa può essere interpretata anche come una risposta all’unilateralismo promosso dall’amministrazione Trump, sia in ambito tariffario sia in politica estera. La presidente Von der Leyen cerca così di ritagliare per l’UE un ruolo più incisivo nello scacchiere globale, facendo leva sugli strumenti più solidi a sua disposizione: l’accesso al mercato unico più ampio del mondo e la prevedibilità garantita da un forte stato di diritto.
Inoltre, la riscoperta strategica degli accordi di libero scambio evidenzia il loro duplice ruolo: oltre a regolare il commercio, rappresentano l’unico strumento di politica estera che rientra nelle competenze esclusive dell’Unione, potendo essere negoziati e attuati senza il rischio di veto da parte di singoli Stati membri. In questo senso, l’accordo UE-Australia segna non solo un passo importante nella strategia commerciale dell’UE, ma anche un rafforzamento della sua autonomia strategica.

