Il 5 febbraio prossimo scadrà il Trattato strategico New START tra Russia e Stati Uniti, che stabilisce un limite massimo di 1.550 testate atomiche e 700 vettori strategici per ciascuno dei due Paesi. Pochi leader osano affrontare una questione così delicata, che riguarda la stabilità strategica tra le due maggiori potenze nucleari. Ma se non si farà nulla, verrà meno l’unico accordo ancora in vigore in campo nucleare tra le due maggiori potenze, lasciando ad ambedue la libertà di aumentare a piacimento i propri arsenali strategici, già ampiamente ridondanti.
Bisogna dare credito a Papa Leone XIV, che nel suo recente discorso agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede e sulla scia della coraggiosa azione a favore del disarmo di Papa Francesco, ha interpellato tutti – a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari – a effettuare “uno sforzo continuo e paziente” a favore della pace, pensando in particolare “all’importante seguito da dare al Trattato New START in scadenza il prossimo mese di febbraio”.
Un rinnovo difficile tra ostacoli politici e sfiducia reciproca
La questione di un rinnovo del New START è complicata anzitutto perché, nel suo articolo 14, il trattato prevede esplicitamente che esso possa essere prorogato per cinque anni una volta sola, e tale proroga è già avvenuta nel 2021. Ma non si tratta del solo ostacolo. In realtà né Trump né Putin amano il New START: il primo, perché l’accordo è stato negoziato e poi rinnovato dai suoi odiati predecessori Obama e Biden; il secondo, perché non apprezza le stringenti misure di verifica e ispezioni previste dall’accordo.
Non a caso, Putin, più astutamente, ha proposto nel settembre scorso un’intesa parziale non giuridicamente vincolante sul solo mantenimento degli attuali tetti previsti per le testate e per i vettori, lasciando però da parte le importanti disposizioni di verifica e controllo previste dal trattato. Si tratterebbe, in sostanza, di prorogare quella che è già l’attuale situazione di fatto, poiché è dai tempi del Covid che i russi non hanno più consentito le ispezioni americane sui propri arsenali: una situazione mantenuta anche dopo la fine della pandemia. Per reciprocità, gli americani hanno fatto altrettanto. Non risulta tuttavia che, sinora, le parti abbiano scavalcato i massimali previsti dal trattato. Nulla impedirebbe più che ciò avvenisse, se il trattato dovesse decadere.
Le reazioni di Washington e il rischio di un vuoto nucleare globale
La proposta di Putin è stata sostanzialmente ignorata dall’amministrazione Trump. In un primo momento, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, definì “pretty good” (abbastanza buona) la proposta russa, ma preannunciò anche una risposta più elaborata da parte del presidente stesso. Dopo mesi, è giunta nei giorni scorsi una risposta che certo elaborata non è. Nel corso di un’intervista con il New York Times, Trump si è limitato a sentenziare “If it expires, it expires”. Ha aggiunto che, se l’intesa verrà meno, sarà sostituta da un accordo migliore. Trump si era già espresso negli stessi termini all’inizio del suo primo mandato, otto anni fa, senza ottenere alcun risultato e rifiutando un rinnovo che allora sarebbe stato consentito. Per salvare il trattato dal decadimento dovette intervenire in extremis il suo successore Biden nei primissimi giorni del suo mandato.
Se il Presidente Usa non cambierà idea nei prossimi giorni, si troverà con il “cerino in mano”, come colui che ha affossato l’unico residuo trattato strategico ancora in vigore, senza aver ottenuto un’altra soluzione. Per la prima volta in 35 anni non vi sarà più alcuna forma di disciplina degli arsenali delle due maggiori potenze nucleari. Un mondo più insicuro. Certo non un titolo di merito per chi aspira al Nobel per la pace.
L'Ambasciatore Trezza ha presieduto il Missile Technology Control Regime, la Conferenza sul disarmo a Ginevra e l'Advisory Board del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni del disarmo a New York. È stato Ambasciatore d'Italia per il disarmo e la non proliferazione, e Ambasciatore della Repubblica di Corea. Attualmente coordina il gruppo italiano dell'European Leadership Network (ELN).






