29 Novembre 2022

Il Sahel tra siccità e migrazioni: ri-politicizzare il nesso tra clima e conflitto

Esiste un nesso tra cambiamento climatico e conflitti? Se così è, probabilmente è quello che succede nel Sahel, dove la violenza armata è in aumento e il degrado ambientale ostacola l’accesso alle risorse naturali già in diminuzione. Sebbene il nesso appaia intuitivo, la gran parte dei precedenti studi non è riuscita a dimostrare una chiara correlazione tra cambiamento climatico e conflitti.

Una nuova chiave di lettura 

La maggior parte degli studi, però, si basa su approcci econometrici inadatti, presupponendo che le crisi climatiche e i conflitti, non importa come, si susseguano in rapida sequenza. Il documento esamina quindi l’impatto a lungo termine della siccità e della (presunta) desertificazione nel Sahel, al fine di accertare il valore esplicativo di quattro meccanismi distinti che potrebbero collegare in maniera plausibile clima e conflitti in un arco di tempo più lungo.

I quattro meccanismi analizzati sono “Malthusian”, “Greed”, “Sons-of-the-Soil”, e “Political Ecology”. Tra questi la logica del “Political Ecology” sembra fornire le spiegazioni più convincenti. Il documento rileva infatti che i cambiamenti climatici rischiano di sconvolgere i fragili sistemi socio-economici e i meccanismi di regolazione dei conflitti. A conferma dei precedenti studi, il rapporto sottolinea il peso cruciale della governance nell’indirizzare i conflitti verso un’escalation violenta o una gestione pacifica. Inoltre, viene osservato che gli stessi meccanismi di governance possono essere influenzati fortemente dalle crisi climatiche.

Allo stesso tempo, è importante sottolineare che i fattori climatici di per sé non sono né sufficienti né necessari per scatenare la violenza armata. Ulteriori fattori esogeni di conflitti includono la disponibilità di armi e le ideologie politiche che legittimano il ricorso alla violenza. Entrambi gli elementi sono diffusi nel Sahel e affrontarli può fornire un approccio più diretto e conveniente per mitigare il rischio di un ulteriore scoppio di violenze nella regione.

Narrativa, finanza e decisioni politiche

Nel frattempo, però, la cartolarizzazione, l’appalto a terzi, dei cambiamenti climatici ha portato a una progressiva depoliticizzazione dei conflitti sulle risorse naturali nel Sahel. Una diffusa narrativa malthusiana incentrata sulle “variabili” demografiche e ambientali rischia di offuscare le cause profonde dei conflitti e compromettere l’adozione di risposte adeguate. Da questo punto di vista, è interessante notare che i governi dei paesi del Sahel hanno deliberatamente incoraggiato la narrativa che collega l’escalation dei conflitti e il cambiamento climatico come un modo per attirare assistenza finanziaria, collegando due questioni che mobilitano i donatori internazionali e distolgono l’attenzione dalle loro responsabilità. Allo stesso modo, i finanziatori occidentali e l’Ue in particolare hanno dato l’impressione di aderire a una convinzione piuttosto semplicistica per cui le crisi securitarie – i conflitti per le risorse naturali, il terrorismo e la migrazione a lungo raggio – possono essere ricondotti alla causa comune dei cambiamenti climatici.

Questa visione è imperfetta e le decisioni politiche attuate sulla base di questo scenario non potrebbero che fallire. Ciò è evidente anche nel caso del complesso intreccio tra cambiamenti climatici e migrazioni. Nel Sahel, gli spostamenti delle persone corrispondono meno a una manifestazione della loro vulnerabilità che della loro resilienza ai cambiamenti climatici. Migliorare – anziché combattere – la situazione che riguarda la mobilitazione umana regionale e trans-sahariana, può contribuire a mitigare i fattori scatenanti dell’escalation del conflitto e del terrorismo.

Le esperienze passate hanno dimostrato, inoltre, che progetti su larga scala di “rivoluzioni verdi”, “muri verdi” e di “sviluppo” nel Sahel possono aggravare il contesto invece che migliorarlo, se sono amministrati con una logica top-down da élite autoritarie o tecnocratiche senza consenso. Trascurando le consuetudini locali e i meccanismi di governance, tali progetti tendono spesso ad esacerbare le tensioni e i contrasti, aprendo la strada all’escalation dei conflitti. Queste osservazioni portano a concludere che anche nel campo della protezione ambientale la sensibilità al conflitto è fondamentale.

*La versione integrale del paper IAI “Drought, Desertification and Displacement: Re-Politicising the Climate-Conflict Nexus in the Sahel” è disponibile qui.

Foto di copertina EPA/NIC BOTHMA

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