Il dialogo strategico Roma–Astana: una partnership pragmatica nel nuovo contesto euro-centroasiatico

Le trasformazioni geopolitiche innescate dal conflitto in Ucraina e la conseguente frattura dei tradizionali corridoi energetici e logistici Est–Ovest hanno imposto all’Europa una rapida diversificazione delle proprie partnership. In questo scenario, l’Asia centrale ha acquisito una nuova rilevanza. Il Kazakistan, in particolare, si è affermato come attore di primo piano: grande produttore di energia e materie prime, ma anche potenza intermedia impegnata a riequilibrare le proprie relazioni esterne mentre accelera la modernizzazione del proprio sistema economico. Tra i Paesi europei, l’Italia ha sviluppato uno degli approcci più coerenti e pragmatici nei confronti di Astana, evolvendo progressivamente da una relazione prevalentemente incentrata sugli idrocarburi verso una partnership strategica più ampia e strutturata.

Questo contributo esamina brevemente l’evoluzione delle relazioni tra Kazakistan e Italia, soffermandosi sulla loro estensione alla co-produzione industriale, alle materie prime critiche, alla decarbonizzazione, alla connettività e alla diplomazia culturale. Si sostiene che l’asse Roma–Astana, consolidato da intensi scambi diplomatici nel biennio 2024–2025, rappresenti oggi uno degli approcci europei più articolati e credibili verso l’Asia centrale, evidenziando come un allineamento pragmatico consenta di far avanzare interessi comuni in un contesto geopolitico sempre più dominato da logiche transazionali.

Dalla dipendenza energetica a un percorso di diversificazione

Italia e Kazakistan hanno avviato relazioni diplomatiche nel 1992, all’indomani dell’indipendenza kazaka seguita al collasso dell’Unione Sovietica. Per gran parte dei tre decenni successivi, la cooperazione bilaterale si è concentrata quasi esclusivamente sul settore energetico. Le imprese italiane, in particolare ENI, hanno svolto un ruolo di rilievo in grandi progetti upstream come Kashagan e Karachaganak. Questo ha fatto dell’Italia uno dei principali partner europei del Kazakistan negli idrocarburi, ma ha anche prodotto una relazione ristretta e fortemente sbilanciata sull’energia.

Il Trattato di Partenariato Strategico del 2009 ha formalmente ampliato il perimetro della cooperazione, ma nella pratica petrolio e gas hanno continuato a dominarne l’agenda. La vera discontinuità è intervenuta solo dopo il 2022. La guerra in Ucraina ha costretto l’Europa a riconsiderare radicalmente la propria sicurezza energetica e le catene di approvvigionamento; parallelamente, il Kazakistan, sotto la presidenza di Kassym-Jomart Tokayev, ha impresso una decisa accelerazione alle riforme economiche, ponendo la diversificazione e lo sviluppo industriale al centro della propria strategia.

In questo contesto, l’Italia – storicamente incline a privilegiare la cooperazione industriale e una presenza economica di lungo corso nei rapporti coi partner internazionali – ha trovato nel percorso di modernizzazione kazako un interlocutore naturale, conferendo al rapporto lo slancio necessario per emanciparsi dalla sola dimensione energetica.

Consolidamento diplomatico

Il biennio 2024–2025 segna un chiaro punto di maturazione nei rapporti tra Roma e Astana. Un primo snodo si registra nel gennaio 2024, con la visita ufficiale a Roma del presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, che ha ampliato in modo significativo il raggio d’azione della partnership: non più solo energia, ma un impegno congiunto su manifattura, logistica e approvvigionamento di risorse critiche.

Su questa traiettoria si è innestata, l’anno successivo, la missione in Kazakistan della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata da una delegazione imprenditoriale di primo piano, a conferma di un interesse italiano sempre più orientato verso investimenti produttivi e radicati sul territorio.

Il ciclo diplomatico ha trovato il suo compimento nel settembre 2025 con la visita di Stato del presidente Sergio Mattarella. In qualità di figura super partes, il Presidente della Repubblica ha potuto conferire particolare rilievo alla valorizzazione della cultura, istruzione e cooperazione scientifica come pilastri di una partnership più matura e durevole, concepita per andare oltre i cicli politici e le contingenze del momento.

Nel loro insieme, questi passaggi testimoniano la volontà deliberata dell’Italia di accreditare il Kazakistan come partner strategico di riferimento in Asia Centrale, superando la logica degli scambi occasionali. Essi riflettono altresì una politica estera italiana più assertiva, favorita da un periodo insolitamente lungo di continuità politica interna e da una valutazione realistica del Kazakistan come attore stabile, moderato e ricco di risorse in un quadrante geopolitico tra i più sensibili del pianeta.

Co-produzione, transizione verde e materie prime critiche

Queste scelte di indirizzo stanno producendo risultati concreti. L’Italia è divenuta il principale partner commerciale del Kazakistan all’interno dell’Unione europea, con un interscambio bilaterale prossimo ai 20 miliardi di dollari, nettamente superiore a quello degli altri Stati membri, generalmente compreso tra i 3 e i 5 miliardi.

Un tratto distintivo di questa evoluzione è l’affermazione di un modello di co-produzione – definito paradigmaticamente “Made with Italy” in alternativa al tradizionale “Made in Italy” – che privilegia joint venture e trasferimento tecnologico rispetto alla mera esportazione di beni finiti. Le imprese italiane stanno progressivamente sviluppando in Kazakistan impianti di produzione e trasformazione, in particolare nei settori agro-industriale e manifatturiero, integrando le proprie competenze e tecnologie nelle filiere locali.

L’energia rimane un pilastro della partnership, ma il suo peso relativo si è gradualmente ridimensionato con l’espansione di altri settori, mentre il suo ruolo si riconfigura in coerenza con i nuovi orientamenti in materia di sostenibilità e decarbonizzazione. ENI, ad esempio, ha ampliato il proprio portafoglio kazako includendo progetti solari ed eolici. Parallelamente, ha investito circa un miliardo di dollari in programmi di sviluppo sociale nel Kazakistan occidentale, sostenendo scuole, strutture sanitarie, infrastrutture di trasporto e servizi locali: un segnale meno appariscente, ma altamente indicativo di un impegno di lungo periodo.

Altri attori italiani, tra cui Ansaldo Energia, contribuiscono alla modernizzazione delle centrali elettriche, con un’attenzione crescente all’efficienza e alla riduzione dell’impatto ambientale. Le prime forme di cooperazione sull’idrogeno, sebbene ancora embrionali, riflettono un interesse condiviso per i vettori energetici del futuro e per una pianificazione di lungo termine: per il Kazakistan, in una prospettiva di progressivo riequilibrio rispetto ai settori estrattivi; per l’Italia, per garantirsi opzioni strategiche nei mercati energetici emergenti.

Anche le materie prime critiche hanno assunto un ruolo centrale nell’agenda bilaterale. Le transizioni verde e digitale europee dipendono da un accesso sicuro a minerali strategici — terre rare, litio e altri — in un contesto di competizione globale sempre più intensa. Il Kazakistan dispone di riserve significative e mira non solo all’estrazione, ma anche allo sviluppo di capacità locali di lavorazione. L’approccio italiano privilegia una cooperazione strutturata, fondata su standard di esplorazione, sostenibilità ambientale e sviluppo della trasformazione in loco. Ciò è coerente con gli sforzi europei di riduzione delle dipendenze strategiche e offre al Kazakistan un percorso credibile di rafforzamento della propria base industriale.

Connettività e soft power

L’interruzione delle rotte tradizionali attraverso la Russia ha riportato il Corridoio Trans-caspico di Mezzo al centro della connettività tra Europa e Asia. I porti e gli operatori logistici italiani si stanno posizionando come terminali mediterranei di riferimento lungo questa direttrice, che attraversa il Mar Caspio e il Caucaso meridionale. La posta in gioco è strategica: questo posizionamento offre all’Europa un’alternativa meridionale credibile, rafforzando la resilienza delle catene di approvvigionamento e riducendo la dipendenza dai soli assi settentrionali.

La connettività, tuttavia, non si esaurisce nelle infrastrutture. L’avvio nel 2024 di un collegamento aereo diretto Milano–Almaty, operato più volte a settimana (particolarmente apprezzato dagli autori), rappresenta un segnale concreto dell’intensificarsi dei legami tra le due comunità. In parallelo, l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty, inaugurato alla fine del 2023 come prima presenza italiana di questo tipo in Asia centrale, ha progressivamente ampliato le proprie attività nella promozione della lingua, negli scambi culturali e nelle industrie creative. Tali iniziative si innestano su una relazione artistica di più lunga data, forse meglio simbolizzata dal contributo italiano alla realizzazione dell’Opera di Astana, oggi una delle istituzioni culturali di riferimento dell’Asia centrale.

Anche i legami educativi e istituzionali si sono rafforzati in modo significativo. L’adozione del sistema di Bologna da parte del Kazakistan, avviata nel 2010, ha facilitato la compatibilità accademica con l’Europa e favorito l’espansione degli scambi universitari. Oltre 4.000 studenti kazaki sono attualmente iscritti nelle università italiane, molti dei quali beneficiari di borse di studio italiane: un dato che colloca l’Italia al primo posto nell’UE e, a livello globale, tra i principali Paesi di destinazione, dopo Russia e Cina e davanti agli Stati Uniti. Parallelamente, sui media italiani iniziano a emergere con maggiore frequenza analisi e reportage dedicati al Kazakistan, non solo come meta turistica, ma come spazio di opportunità economiche e professionali. In prospettiva, pochi vettori di cooperazione di lungo periodo possiedono un potenziale paragonabile a quello delle nuove generazioni.

Eurasia: blocco emergente o convergenza pragmatica?

Alla luce di questi sviluppi, Italia e Kazakistan hanno costruito quella che può essere considerata una delle partnership europee più avanzate in Asia centrale. Un legame storicamente imperniato sugli idrocarburi si è evoluto in un dialogo multidimensionale che spazia dall’industria alla transizione energetica, dalle materie prime critiche alla connettività e alla cultura.

Si può leggere questa evoluzione come un elemento che ridà slancio ai dibattiti – avanzati in particolare da autori come Bruno Maçães – sull’ipotesi di una “Eurasia” come nuovo spazio geopolitico tra il Mediterraneo e l’Asia centrale? Probabilmente no. Ciò che sta prendendo forma appare meno come una costruzione geopolitica organica e più come una convergenza pragmatica di interessi tra potenze intermedie, ciascuna chiamata ad adattarsi a un contesto internazionale sempre più transazionale cercando di diversificare le partnership per ridurre le vulnerabilità e preservare margini di manovra strategica.

I vantaggi sono reciproci e concreti. Per l’Italia, questo asse garantisce progressi costanti in termini di autonomia strategica, competitività industriale e accesso a mercati in crescita, beneficiando di una fase di rara stabilità politica interna. Per il Kazakistan, il rapporto con Roma accelera la diversificazione economica e l’aggiornamento tecnologico, stringendo i legami con l’Europa senza tuttavia scivolare in alleanze esclusive o logiche di contrapposizione tra blocchi. A livello regionale, l’intesa rafforza la presenza europea in un corridoio Est-Ovest vitale, restando perfettamente coerente con la storica dottrina multi-vettoriale di Astana.

In questa prospettiva, la partnership Roma–Astana appare ben posizionata per durare. Il suo pragmatismo misurato offre una rappresentazione eloquente della realpolitik contemporanea, fatta di adattamento, flessibilità e convergenze selettive.

Paolo Proli

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