TrumpRx e l’illusione di una sanità più equa

Di Laura Gaspari

Negli Stati Uniti non tutti possono permettersi i farmaci, e questo è un dato di fatto. Per noi, abituati alla sanità universale sembra assurdo, ma non vale in sistemi sanitari come quello statunitense. I prezzi troppo alti, anche di prescrizioni salvavita come l’insulina, sono motivo di dibattito e preoccupazione, come dimostrano i sondaggi. Il think tank indipendente KFF, ad esempio, ha mostrato come una persona su quattro sotto i 65 anni di età abbia delle serie difficoltà a potersi permettere i farmaci di cui necessità. Si tratta quindi di un problema sociale, oltre che economico.

Nel suo annuale discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso, Donald Trump si è vantato di essere l’unico Presidente che è stato in grado di mettere fine ai prezzi troppo inflazionati dei farmaci e che ora i cittadini statunitensi li pagheranno “al prezzo più basso al mondo”. Il riferimento del Presidente è alla sua piattaforma online TrumpRx, lanciata lo scorso 6 febbraio e passata in sordina sulla nostra stampa nazionale, tranne per qualche articolo su testate dedicate all’economia o di settore sanitario. Eppure, TrumpRx non ha conseguenze solo all’interno dei confini statunitensi. Le ricadute, infatti, rischiano di arrivare anche qui, su suolo europeo, e potrebbero non essere piacevoli.

Cos’è prima TrumpRx? Si tratta di una piattaforma governativa che offre degli sconti, anche del 60 o 90 per cento, sui prezzi di alcuni farmaci da prescrizione per chi decide di pagarli senza ricorrere alla propria assicurazione sanitaria (self-pay o cash-pay). Il prezzo segue il principio della clausola della nazione più favorita direttamente dal produttore: nel caso specifico, fa riferimento ai prezzi più bassi pagati in Paesi comparabili (in pratica, in quelli europei). Ciò è reso possibile grazie ad accordi che l’amministrazione ha raggiunto con alcune case farmaceutiche – tra cui Pfizer, AstraZeneca, Eli Lilly o Novo Nordisk – di cui però non sono stati resi pubblici i dettagli.

TrumpRx non è una farmacia online e il consumatore non acquista direttamente il farmaco: la piattaforma consente di scaricare dei coupon di sconto che possono essere usati in farmacia o sui siti della casa farmaceutica stessa, con un processo abbastanza macchinoso. Per tutti i casi, serve una valida prescrizione medica per acquistare il farmaco.

KFF ha sottolineato come, al 20 febbraio, TrumpRx offrisse sconti per 43 farmaci da prescrizione da cinque case farmaceutiche per condizioni come asma, artrite, infertilità e diabete. Di questi, uno è un generico di un farmaco dello stesso produttore e uno è un biosimilare. In farmacologia parliamo di generico quando il farmaco è identico a quello “di marca” e ha la stessa struttura chimica (a prezzo inferiore). Il biosimilare è simile, ma le differenze minime non intaccano risultati di efficacia e sicurezza.

TrumpRx non può essere usata in California e Massachussetts: in questi Stati è vietata la vendita di coupon per i farmaci da prescrizione, tranne quando non esiste un generico. Ed è qui che arrivano i proverbiali nodi al pettine. Esistono già negli Stati Uniti dei modi per ottenere i farmaci a prezzo più basso: tramite il copay assist per chi ha un’assicurazione privata, sconti diretti dai produttori oppure altre piattaforme e farmacie online. Gli stessi farmaci generici sul mercato costano meno e i farmacisti possono darli in automatico per non gravare troppo sulle tasche del paziente. Un’analisi sui dati del 2024 ha dimostrato infatti che il 90 per cento delle prescrizioni negli Stati Uniti erano per un farmaco generico.

A chi ha un’assicurazione, ad esempio, non conviene usare TrumpRx questi sconti non rientrano nel raggiungimento del deducibile o del massimale annuale di spesa. Le persone che possono giovare della scontistica del sito brandizzato dal Presidente sono coloro che scelgono di pagare senza ricorrere all’assicurazione (perché magari hanno dei deducibili elevati o un’assicurazione che non copre del tutto il farmaco), oppure chi invece un’assicurazione non ce l’ha  né ha i requisiti per programmi federali come Medicare o Medicaid. Senza contare che, per ora, i farmaci sono molto limitati rispetto alle 24.000 molecole approvate dalla FDA negli Stati Uniti. Inoltre, alcuni sconti sui farmaci di TrumpRx hanno offerte a tempo limitato, solo per le dosi iniziali più basse per i nuovi pazienti. Un esempio è il Wegovy® della danese Novo Nordisk, il “fratello” del più famoso Ozempic, le cui compresse costano 149 dollari per poi aumentare a 299 dollari dopo due rifornimenti mensili e per dosi più elevate.

In ogni caso, gli statunitensi pagano cifre spropositate per i farmaci: non è così vero quanto affermato dal Presidente davanti al Congresso. Non è comparabile con ciò che avviene in Paesi come il nostro, dove è AIFA a stabilire i prezzi con le case farmaceutiche (e anche in questo caso dipende dalla categoria del farmaco): un approccio rigettato da Trump e dal Partito Repubblicano.

Perché noi europei dovremmo avere delle conseguenze? Più o meno da metà dello scorso anno, quando ha iniziato a essere ventilata l’idea di TrumpRx, numerosi esperti hanno avvisato che le case farmaceutiche possono cercare di compensare i profitti rincarando i prezzi nel Vecchio Continente. È anche possibile che nuove terapie innovative non arrivino in mercati come il nostro, dove i prezzi sono inferiori. Trump ci aveva già definiti dei parassiti che beneficiano di costi bassi grazie al sistema sanitario statunitense, che paga di più; senza contare che buona parte della ricerca farmaceutica è ancora a traino statunitense, nonostante i tagli recenti voluti dalla stessa amministrazione Trump.

Rimangono delle questioni aperte. Intanto, se si allargherà l’elenco di sconti disponibili su TrumpRx e se altre case farmaceutiche aderiranno al programma; poi, quali possono essere le ulteriori conseguenze per i consumatori. Una cosa è chiara: TrumpRx è più di una semplice piattaforma che offre sconti sui farmaci. È terreno di guerre commerciali e leverage che coinvolgono la politica internazionale e creano tensioni tra alleati storici, oltre che una buona arma per le midterm su un tema sensibile per gli elettori americani.

Jefferson-Lettere sull'America è un portale d'informazione interamente dedicato agli Stati Uniti d'America, fondato e diretto da Matteo Muzio, giornalista e americanista.

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