Il 26 febbraio nel collegio di Gorton and Denton, nel Regno Unito, si è tenuta l’elezione suppletiva per il seggio di Westminster lasciato vacante dal parlamentare laburista Andrew Gwynne a seguito di uno scandalo che lo aveva visto autore di insulti scritti in chat nei confronti dei propri elettori. La contesa ha clamorosamente visto vincitrice Hannah Spencer del partito dei Verdi, che si aggiudicano così la loro prima elezione suppletiva e strappano ai Laburisti un seggio che era appannaggio del partito dal 1931. Ad aggravare la portata della sconfitta del Labour, che ha sostanzialmente dimezzato i voti rispetto al 2024, vi è anche il secondo posto ottenuto dal candidato di Reform UK. Una confluenza di fattori che rischia di porre una seria ipoteca sulla permanenza di Keir Starmer a Downing Street.
Come si è arrivati a questo punto
In un contesto di solida maggioranza parlamentare, come quella attuale, le elezioni suppletive raramente intercettano le attenzioni dell’opinione pubblica, o si caricano di profondi significati politici. Nel caso di Gorton and Denton, impoverita e multietnica periferia di Manchester, la convergenza di vari fattori, principalmente gravitanti attorno al Labour, ha contribuito a creare la tempesta perfetta per il partito di governo. Dopo lo scandalo che ha innescato la competizione elettorale, infatti, si è scatenata un’accanita e inattesa competizione interna ai laburisti per ottenere la candidatura. Il grande favorito, il popolare sindaco di Manchester Andy Burnham, figura carismatica e potenziale sfidante alla leadership di Starmer, è stato bocciato dal National Executive Committee del partito. Una decisione controversa e divisiva, che ha scatenato una ridda di voci sulla presunta regia dello stesso Primo Ministro, timoroso di essere scalzato da Burnham.
La rinuncia a un candidato popolare e brillante è sembrata sin da subito una scelta poco lungimirante sia per Starmer stesso, apparso come un leader debole, sia per il partito, che si trova a scontare indici record di impopolarità. Agli scarsi risultati sul fronte interno, infatti, si è di recente aggiunto il peso dell’onda lunga dei cosiddetti Epstein Files, la miriade di documenti privati del finanziare pedofilo Jeffrey Epstein che hanno portato alla luce la profondità dei suoi rapporti con Lord Peter Mandelson, nominato proprio da Starmer ambasciatore a Washington. I legami tra Mandelson, decano del partito e potentissimo esponente dell’ala che fu blairiana, ed Epstein erano in realtà noti da tempo. Quella che pero’ sembrava un’amicizia discutibile e di dubbio gusto, si è rivelata (almeno potenzialmente) densa di risvolti legali e politici tanto da portare all’accusa rivolta a Mandelson di aver trasmesso informazioni strettamente riservate a Epstein ai tempi in cui rivestiva il ruolo di Business Secretary per il Primo Ministro Gordon Brown. Dalla pubblicazione di questi documenti si è innescata una slavina che ha travolto prima il più stretto consigliere di Starmer, Morgan McSweeney, e successivamente Mandelson stesso, arrestato da Scotland Yard proprio alla vigilia delle suppletive, il 23 febbraio.
Ma la crisi ha inevitabilmente travolto anche il Primo Ministro, accusato di non aver condotto verifiche adeguate e di aver assegnato un incarico di tale importanza senza una valutazione attenta e coscienziosa, mettendone sostanzialmente in dubbio la capacità di giudizio.
Una sconfitta locale ma dalla portata nazionale
L’elezione parlamentare, svoltasi in un clima di assedio mediatico e politico nei confronti di Downing Street, ha pertanto guadagnato una rilevanza ben al di là dei confini del collegio, e gli effetti di un voto tanto significativo rischiano di riverberarsi fortemente anche su Londra e la tenuta dell’esecutivo.
Nei quasi due anni trascorsi dalle ultime elezioni generali, Starmer ha reagito alla crescente impopolarità del suo esecutivo e del suo partito presentandosi come l’unico argine possibile alla deriva populista di Farage, considerato il concomitante cedimento dei Tories. Ora questa posizione potrebbe non reggere più. Per la prima volta sembra profilarsi a sinistra un’alternativa ai laburisti che mira a emanciparsi dal ruolo di rappresentante di bandiera per proporsi come alternativa di governo, in grado di battere Reform.
Ovviamente tutto questo è al momento a uno stadio alquanto preliminare, e il voto del 26 febbraio andrà preso con estrema cautela. Tutt’altra cosa sarà infatti replicare questi risultati su scala nazionale e in contesti molto meno favorevoli ai Verdi. Con l’eccezione di Londra, o di atavici presidi come Bristol e Brighton, sarà molto più dura riuscire a scalzare i Laburisti o provare ad attrarre parte del bacino elettorale dei delusi di sinistra confluiti nel tempo tra le braccia di Farage in altre aree del Paese in cui le sirene eco-populiste (secondo definizione del leader Zack Polanski) risultano molto meno accattivanti.
Il risultato di Gorton pero’ inevitabilmente aumenta la pressione su Starmer. In primo luogo, irradia scosse elettriche lungo il suo gruppo parlamentare, rendendo ora molti collegi laburisti “scalabili” non solo da Reform ma anche dai Verdi, grazie alla frammentazione del voto progressista.
In secondo luogo, una base parlamentare più inquieta rischia di riaprire l’annoso discorso della leadership, già messa a dura prova dalle incertezze, dagli inciampi e dagli scandali che hanno caratterizzato questa prima frazione di legislatura. Starmer sembrava aver superato la crisi più acuta resistendo alla richiesta di dimissioni provenuta da Anas Sarwar, leader del Labour scozzese, a seguito dell’affaire Mandelson. In quel caso la mancanza di alternative pronte aveva giocato a favore del Primo Ministro: Angela Rayner è infatti ancora in attesa che si chiuda la vicenda relativa ai suoi mancati pagamenti esattoriali, Burnham non ha appunto un seggio parlamentare, mentre il Ministro della Salute Wes Streeting non sembra intenzionato a subentrare prima di delicate fasi elettorali delle quali finirebbe per intestarsi le probabili sconfitte.
Di fronte a un panorama politico più frastagliato, pero’, il gruppo parlamentare laburista potrebbe farsi prendere dal panico replicando quanto già visto con i Conservatori, innescando una girandola di leader e di tradimenti seriali. A maggio incombe la prossima scadenza elettorale: il rinnovo dei parlamenti in Galles e Scozia. Le sconfitte del Labour vengono già considerate da molti come ineluttabili e potrebbero rappresentare davvero la notifica di sfratto per Starmer. A meno che il Labour non sia preso dalla sindrome dei Tories e inizi, ben prima del tempo, a divorare come un moderno Crono i propri figli. O, in questo caso, Primi Ministri.
Ricercatore nel programma “Ue, politica e istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali. I suoi interessi di ricerca includono la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, i rapporti tra organizzazioni internazionali nel settore della difesa euro-atlantica, i rapporti tra Ue e Regno Unito in ambito di difesa e sicurezza, il terrorismo internazionale e la sicurezza climatica.






