26 Settembre 2022

Législatives: la sinistra cerca un riscatto, la destra egemonia, Macron stabilità

A quasi due mesi dal secondo turno delle elezioni presidenziali del 24 aprile, che ha visto riconfermato l’uscente Emmanuel Macron, è ormai prossimo il decisivo “terzo turno” della stagione elettorale francese del 2022: le elezioni legislative.

Il 12 e il 19 giugno i francesi eleggeranno i 577 deputati che siedono all’Assemblea nazionale. In corsa ci sono 6.993 candidati, una media di circa 11 candidati per circoscrizione. Il sistema francese, maggioritario uninominale a doppio turno, prevede la vittoria al primo turno per chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti espressi, a condizione che rappresenti almeno il 25% degli elettori. Nel caso in cui nessuno raggiunga questa soglia, partecipano al secondo turno i candidati che hanno raccolto almeno il 12,5% dei voti degli aventi diritto al voto. Il candidato che raccoglie la maggioranza dei voti viene così eletto.

La maggioranza di governo 

LREM (La République en Marche) si presenta al voto del 12 giugno in un’alleanza con altri piccoli partiti centristi, sotto il nome di Ensemble. Attualmente i sondaggi danno la maggioranza presidenziale al 26%, contro il 32,3% raccolto al primo turno nel 2017. Per Macron è fondamentale assicurarsi una maggioranza: il presidente ha già nominato Élisabeth Borne a capo del governo, sostituendo il precedente inquilino del Matignon Jean Castex. Borne ha un passato nel Partito Socialista e ha già guidato nel quinquennio 2017-2022 il ministero della Transizione ecologica prima e del Lavoro poi. Entrambe le posizioni, certamente di spessore, sono però legate a riforme molto contestate in questi anni, ad esempio quella delle pensioni.

Forse anche per questo i francesi non sembrano convinti della squadra proposta da Macron. Secondo alcune rilevazioni, appena il 40% si dice soddisfatto contro un 58% scontento, un netto peggioramento rispetto al 61% che nel 2017 appoggiava il neo insediato governo Philippe. Ad oggi, il 70% dei francesi ritiene che il governo non incarni il rinnovamento promesso da Macron nel suo discorso d’investitura del 7 maggio scorso.

Il solo punto che per ora sembra giocare a favore della squadra guidata da Borne è il quadro di sostanziale parità tra donne e uomini nella sua composizione. Inoltre, il risultato delle legislative avrà dirette e immediate ricadute sul governo Borne: tutti i ministri candidati che non riusciranno a vincere nelle loro circoscrizioni dovranno lasciare il governo, prima ministra compresa.

La sinistra unita

Un’importante differenza che caratterizza la sinistra francese del terzo turno con quella dei primi due è racchiusa nell’acronimo “NUPES” (Nouvelle Union populaire écologique et sociale) l’alleanza che vede insieme il Partito Comunista, il Partito Socialista, i Verdi e La France Insoumise di Mélenchon. Questi partiti hanno corso separatamente alle presidenziali, senza riuscire ad accedere al ballottaggio. Per il terzo turno”, la scelta di correre assieme comporta un posizionamento migliore, perlomeno secondo i sondaggi che danno il raggruppamento al 28%, collocandolo così al primo posto.

I partiti del NUPES hanno presentato recentemente il programma condiviso di governo in vista delle elezioni legislative. Tra le misure più importanti vi sono il salario minimo a 1.500 euro netti, il pensionamento a 60 anni, il blocco dei prezzi per contenere l’inflazione, il passaggio alla VI Repubblica, il referendum d’iniziativa dei cittadini (RIC) e una diminuzione del 65% dei gas a effetto serra entro il 2030. Tra le sigle che sostengono il NUPES emerge unità sui punti essenziali.

Ciononostante, si riconoscono molte tematiche sensibili sulle quali, in caso di vittoria, saranno i singoli gruppi politici a decidere in autonomia. Tra queste emergono questioni di politica sia internazionale sia interna, come il rapporto con alcune politiche Ue e la posizione della Francia nella Nato, la regolazione del sistema bancario e il nucleare.

La destra corre separata

I principali partiti della destra francese corrono separati. Il Rassemblement National secondo i sondaggi è il terzo partito con il 21%, mentre i Repubblicani si attestano per ora al 10%.

Allo stato attuale, con la possibilità di ottenere da 20 a 45 seggi all’Assemblea nazionale, il Rassemblement National conferma ampiamente il suo ancoraggio nell’opinione pubblica. Nonostante la seconda sconfitta di Marine Le Pen al secondo turno presidenziale, RN ha raggiunto un punteggio storico: 23,15% al primo turno, 41,5% al secondo e 2 650.000 voti in più rispetto al 2017. Si teme tuttavia un riproporsi del 2017 quando, dopo un’ottima performance presidenziale (21,3% al primo turno, 33,9% al secondo), l’allora Front National scese al 13% nelle legislative, con solo otto deputati eletti. Per ora i dati allontanano queste prospettive, con l’80% degli elettori di Marine Le Pen alle presidenziali che intende votare per un candidato RN.

Sul versante repubblicano, con meno del 5% dei voti raccolti dalla candidatura presidenziale di Valerie Pecresse, la maggioranza dei candidati alle legislative punta ad associarsi il meno possibile ad una piattaforma politica nazionale e a far valere il più possibile il proprio peso locale. LR ha abbracciato la tendenza degli altri partiti tradizionali a perdere negli scontri nazionali sin dal 2017, ma le performance nelle elezioni locali e regionali sono positive.

La posta in gioco per i leader e gli schieramenti politici

Per utilizzare una metafora sportiva, le elezioni legislative rappresentano una sorta di “tempo supplementare”. Dalla ricerca di una maggioranza per Macron, alla ribalta della sinistra che vuole imporsi come prima forza di opposizione; dalla sfida per l’egemonia della destra del Rassemblement National fino allo sforzo dei Républicains per non essere condannati al deperimento dei partiti tradizionali, la posta in gioco è molto alta per tanti leader e forze politiche. Il terzo turno sarà decisivo per loro quanto per il futuro della Francia.

Foto di copertina EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

A cura di Francesco Chiappini, autore della redazione Europa de Lo Spiegone.

***Lo Spiegone è una testata giornalistica formata da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l’obiettivo si spiegare le dinamiche che l’informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate alle relazioni internazionali, della politica e dell’economia.

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