12 Agosto 2022

La Fed dichiara guerra all’inflazione e arma il bazooka

La riunione del Fomc si è conclusa con una dichiarazione ufficiale di guerra all’inflazione e una sterzata della politica monetaria anche più decisa di quanto atteso. Il messaggio principale della Fed è il ritorno a un regime di politica monetaria stile anni ’80, con l’obiettivo primario di riportare l’inflazione sotto controllo, prima che si inneschi definitivamente una spirale salari/prezzi e il rialzo della dinamica dei prezzi si radichi, assomigliando a quello degli anni ‘70.

Il fulcro della riunione sono le nuove previsioni macroeconomiche, con l’inflazione rivista ampiamente verso l’alto (inflazione core ancora a 2,7% a/a a fine 2022) e il tasso di disoccupazione rivisto verso il basso a 3,5% dal 2022 in poi. Il Fomc riconosce che il mandato sull’inflazione è non solo raggiunto, ma anche superato e che quello sulla massima occupazione è molto vicino. Pertanto, il sentiero dei tassi attesi si sposta ampiamente verso l’alto, con tre rialzi previsti nel 2022, tre nel 2023 e due nel 2024. Dal grafico a punti emerge un ampio consenso per lo scenario 2022 (solo sei punti a favore di meno di tre rialzi), ma ampia dispersione per gli anni successivi, con molti punti anche al di sopra della mediana.

Per essere pronti alla svolta sui tassi, come atteso, il Fomc ha annunciato il raddoppio del ritmo di riduzione degli acquisti di titoli (ora -30 mld al mese) in modo da terminare il tapering a marzo, lasciando però aperta la possibilità di accelerare ulteriormente la fine del programma. Powell, come prevedevamo, ha detto che è stata anche aperta una discussione “preliminare” su un possibile anticipo di una futura riduzione del livello del bilancio che, a nostro avviso, potrebbe iniziare nel 2023.

Nella conferenza stampa, Powell ha ribadito con forza che l’economia è robusta, grazie alla spinta dei consumi, il mercato del lavoro è in via di rapido e sostanziale miglioramento, nonostante il freno di un’offerta di lavoro quasi stagnante. Secondo Powell, questo freno, dovuto a pensionamenti e cambiamenti comportamentali rende il mercato del lavoro “più caldo” che mette rischi verso l’alto sui salari. L’aggiustamento della partecipazione potrebbe avvenire in tempi più lunghi, ma Powell ha sottolineato che la politica monetaria deve agire “in tempo reale” in un contesto di inflazione molto al di sopra dell’obiettivo e sostanziale miglioramento del mercato del lavoro.

Secondo Powell, l’attuale solidità dell’economia giustifica la possibilità di attuare la svolta dei tassi anche a ridosso della fine del tapering. A nostro avviso, il Fomc tiene ben aperta l’opzione di iniziare i rialzi dei tassi anche a marzo, magari con una eventuale accelerazione del tapering per i mesi di febbraio e marzo. Powell ha affermato che il Fomc vuole evitare il radicamento del trend verso l’alto dell’inflazione e l’instaurarsi di una spirale salari/prezzi. Guardando i dati, si può dire che entrambi i fenomeni sono già in atto, se pure in uno stadio iniziale. Per questo, interventi anticipati potrebbero essere utilizzati per evitare di dover agire in modo più profondo e prolungato successivamente, con un ciclo dei tassi che si concluda, come in passato, con una recessione.

La svolta hawkish del Fomc evidenzia chiaramente un bias restrittivo. La nostra previsione al momento si allinea a quella del Fomc, con tre rialzi nel 2022, tre nel 2023 e due nel 2024, ma i rischi sono ancora verso l’alto, con la possibilità di quattro rialzi nel 2022, a seconda di come sarà l’andamento dell’offerta di lavoro e dell’inflazione. In termini di tempi, a nostro avviso la probabilità di inizio dei rialzi dei tassi a marzo è vicina al 50%. Il comunicato ha aggiornato la guidance per i tassi, chiarendo che, “con l’inflazione in eccesso del 2% per un certo tempo, il Comitato si aspetta che sia appropriato mantenere questo intervallo obiettivo per i tassi fino a quando le condizioni del mercato del lavoro non siano coerenti con la valutazione di massima occupazione”. Dalle parole di Powell, questa seconda condizione potrebbe essere soddisfatta nei primi mesi del 2022. Quindi, anche in termini di guidance, la porta per un possibile rialzo a marzo è aperta.

Leggi qui il rapporto completo del Centro Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo