2 Dicembre 2022

La Corea del Sud al voto nel segno dell’imprevedibilità

Ormai prossima al voto, la Corea del Sud negli ultimi anni ha dimostrato ottime capacità di promuovere la propria immagine attraverso il soft power, come rivelano il prefisso K in parole come K-pop o K-drama, e il successo di film e serie TV sudcoreane. Ma non è tutto oro ciò che luccica: il Paese si trova a dover affrontare numerose problematiche a livello domestico – corruzione, crescenti disuguaglianze economiche, disoccupazione giovanile.

In questo scenario, mercoledì 9 marzo cittadini e cittadine della Corea del Sud sono chiamati alle urne per un appuntamento decisivo: l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Con il termine del mandato del presidente in carica Moon Jae-in fissato a maggio, il nuovo inquilino della Casa blu si insedierà per un mandato quinquennale, non rinnovabile. Un testa a testa tra i due candidati principali, il voto di mercoledì si prefigura come uno dei più imprevedibili degli ultimi vent’anni.

I candidati principali

Ci sono ben quattordici candidati in questa elezione, ma soltanto due – i rappresentanti dei partiti principali – hanno una concreta possibilità di diventare presidente. Il Partito democratico, al momento alla presidenza con Moon, è rappresentato da Lee Jae-myung, ex sindaco di Seongnam ed ex governatore della provincia di Gyeonggi. Riconosciuto a livello nazionale per una gestione decisa della pandemia, è stato il primo a proporre aiuti economici alla popolazione durante l’emergenza e ha dichiarato di voler diventare un ‘Bernie Sanders di successo’, proponendo l’introduzione di un reddito di base universale.

Gli aiuti economici, tuttavia, non sono stati sufficienti: il divario sociale del Paese rimane il secondo più alto tra i membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD). A fare le spese della crisi sono stati in particolare i giovani: la Corea del Sud si posiziona al 27esimo posto (su 35) tra i Paesi OECD per il tasso di impiego della popolazione tra 25 e 54 anni.

Il principale partito all’opposizione – il Partito del potere dei nazionali (People Power Party), di matrice conservatrice – è guidato da Yoon Suk-yeol, ex procuratore generale che ha lavorato su famosi casi di corruzione a livello governativo – ad esempio, quello che ha portato all’impeachment di Park Geun-hye e quello relativo a un altro membro dello staff dell’attuale presidente sudcoreano.

Per la prima volta dal 1987, nessuno dei candidati principali ha esperienza legislativa all’interno dell’Assemblea nazionale sudcoreana, l’equivalente del Parlamento italiano. Nonostante l’elemento di discontinuità, non stupisce né la loro estrazione, né il fatto che alle ‘primarie’ interne entrambi abbiano avuto la meglio su candidati navigati e con più esperienza politica. Il loro successo è indice di una popolazione sudcoreana che si oppone al cosiddetto establishment e che si dimostra sensibile alla retorica populista dell’uomo forte.

Scandali e attacchi personali

Le idee e le proposte politiche non sono le principali protagoniste della campagna elettorale, che è invece stata marcata da scandali e attacchi personali. Lee è accusato di gestione indebita di fondi governativi, mentre al figlio viene imputato di aver partecipato a scommesse illegali. Yoon è nell’occhio del ciclone perché avrebbe consultato uno sciamano, un gesto non insolito per numerosi politici sudcoreani che devono prendere importanti decisioni amministrative. Il coinvolgimento degli sciamani non è quindi una novità, ma rimane un elemento critico, che portò all’impeachment dell’ex presidente Park Geun-hye. Anche la corruzione della classe politica è un problema dilagante in Corea del Sud e nessuno degli ex presidenti ha evitato accuse o condanne di questo tipo.

Infine, la moglie del candidato conservatore è finita al centro degli attacchi a causa di commenti misogini sul movimento #MeToo. Condannate apertamente dai democratici, tali dichiarazioni sono in linea con la proposta di Yoon di abolire il ministero per le Donne e la Famiglia (l’equivalente del ministero per le Pari Opportunità), che, tra l’altro, ha portato molti giovani elettori maschi a schierarsi con lui per la sua opposizione alle politiche di genere.

Il ruolo della Corea del Nord

La questione dei rapporti con Pyongyang rimane al centro della tornata elettorale ed è resa ancor più spinosa visti i recenti test missilistici condotti dal regime. Le proposte dei candidati si inseriscono nel solco di due approcci diametralmente opposti adottati fin dalla guerra fredda. In linea con i presidenti conservatori, Yoon ritiene che la firma di un trattato di pace – la guerra di Corea si è conclusa con un armistizio – non sia prioritaria, e che il pre requisito debba essere la denuclearizzazione della Corea del Nord. Facendo un paragone con la questione ucraina – in cui gli accordi di Minsk non sono rispettati dalla Russia – ha dichiarato che gli accordi possono facilmente tramutarsi in ‘pezzi di carta’, e pertanto la firma della pace non sarebbe risolutiva. Lee invece promuove un approccio basato sull’engagement – che si fonda sulla ‘politica del sole’ di Kim Dae-jung – che prevede reciprocità e non vede la denuclearizzazione come prerequisito per la cooperazione.

Un voto imprevedibile

Nel sistema sudcoreano, il voto si decide per appartenenza regionale: la zona sud-occidentale (Cholla) tende a votare liberale e progressista, mentre l’area sud-orientale (Kyongsang) solitamente si esprime con un voto conservatore. I sondaggi sono in linea con questa rappresentazione, con Lee in vantaggio nel sudovest e Yoon davanti nel sudest. In questo contesto, la società coreana appare altamente polarizzata sulla scelta dei candidati: si tratta del confronto più aperto degli ultimi vent’anni, quando Roh Moo-hyun vinse con un margine di appena 2,33% (meno di seicentomila voti) nel 2003.

Un dato da tenere sotto osservazione è chi riuscirà a strappare la maggioranza a Seoul, che conta quasi un quinto di tutta la popolazione sudcoreana. Nelle ultime cinque elezioni, chi ha vinto nella capitale ha poi trionfato nelle elezioni – e Yoon registra un considerevole vantaggio dall’inizio del 2022. Un vantaggio che potrebbe ampliarsi, dopo che Yoon e il candidato del Partito popolare Ahn Cheol-soo hanno raggiunto un accordo per unificare i partiti il 3 marzo. A pochi giorni dal voto, in una campagna elettorale segnata dall’imprevedibilità, l’esito rimane però tutt’altro che scontato.

A cura di Veronica Barfucci, caporedattrice della redazione Asia de Lo Spiegone

Foto di copertina EPA/YONHAP SOUTH KOREA OUT

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