Nel quadro del grande programma di riarmo tedesco – le spese militari saliranno a oltre 108 miliardi di euro nel 2026, e potrebbero arrivare a 150 nel 2029 – il Bundestag o parlamento federale ha approvato una parziale reintroduzione della leva. A partire dal 1° gennaio 2026 tutti i cittadini tedeschi residenti in Germania, al compimento dei diciotto anni, sono chiamati a dichiarare la disponibilità a fare il servizio militare su base volontaria. Questa misura si inserisce nel nuovo paradigma della Zeitenwende, la ‘svolta epocale’ della politica estera e di difesa tedesca annunciata all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 per far fronte a un ambiente di sicurezza più instabile e incerto. Tuttavia, il governo federale sembra sottovalutare la cultura strategica e la mentalità della popolazione tedesca. Per anni la pace è stata interiorizzata come effetto garantito dell’ordine multilaterale e dell’integrazione europea, più che come una condizione da difendere attraverso la preparazione militare. Il rischio è che la Germania diventi una potenza militare solo sulla carta: dotata di mezzi, ma priva del consenso sociale per sostenerli nel lungo periodo, e ancor meno per impiegarli. La vicenda della legge sulla leva volontaria è illustrativa in questo senso.
I contenuti della riforma
Giustificato come risposta alla minaccia alla sicurezza euro-atlantica rappresentata dalla Russia, la legge per la modernizzazione del servizio militare, approvata lo scorso 19 dicembre, mira a rafforzare la Bundeswehr (l’esercito federale) portandola dagli attuali 182.000 soldati attivi a 270.000, a cui vanno aggiunti 200.000 riservisti. Per l’arruolamento volontario l’esecutivo ha previsto una retribuzione minima di 2.600 euro lordi mensili per tutta la durata del contratto di lavoro e l’assegnazione a una sede vicina al luogo di residenza. Qualora gli obiettivi di reclutamento non siano raggiunti entro il 2027, il Bundestag potrà introdurre un “servizio militare obbligatorio basato sul fabbisogno”, una clausola che apre alla reintroduzione della leva obbligatoria (abolita nel 2011), rischiando tuttavia di non trovare sostegno nella popolazione.
Le posizioni nel Bundestag
La riforma, approvata con una maggioranza dopotutto contenuta (323 voti favorevoli e 272 contrari), ha creato tensioni all’interno della maggioranza di governo, la Grosse Koalition fra democristiani (Cdu) e socialdemocratici (Spd). La Cdu, il partito di maggioranza, è nettamente orientata verso il riarmo, mentre le correnti di sinistra della Spd sono molto più prudenti. Per quanto riguarda l’opposizione, i Verdi sono favorevoli all’aumento delle spese militari, ma hanno espresso forti riserve sul ritorno alla leva. Tra i critici della riforma figurano sia die Linke (la Sinistra) sia il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), ma per ragioni profondamente diverse e non sovrapponibili. La sinistra radicale critica il riarmo in nome del pacifismo e di una visione alternativa della sicurezza europea, in cui la componente militare sia fortemente ridimensionata. L’Afd, che in passato aveva spinto per il ripristino della leva obbligatoria, a seguito della guerra in Ucraina ha assunto un atteggiamento superficialmente “pacifista” che si traduce in un’apertura a Mosca e in una critica frontale alla Nato. Più che opporsi alla logica della guerra, il pacifismo promosso da AfD sembra legittimare un ordine internazionale basato sulla supremazia delle grandi potenze. Ciò ha spinto molti osservatori a definire AfD una forza allineata agli interessi del Cremlino.
L’opinione pubblica
Anche l’opinione pubblica è profondamente divisa. Secondo i dati del DeZIM-Institut, il sostegno alla reintroduzione della leva obbligatoria (Wehrpflicht) si attesta al 30,5% tra i 18-28enni, al 50% tra i 29-38enni, al 60% tra i 39-48enni e al 59% tra i 49-58enni, per poi raggiungere il 67% tra i 59-68enni e ben il 77% tra gli over 69. Tuttavia, la disponibilità a prestare servizio volontario (Wehrdienst) è segnata da una tendenza al rifiuto in tutte le fasce di età: l’86% dei 18-28enni si dichiara indisponibile, così come il 79% dei 29-38enni, il 76% dei 39-48enni e dei 49-58enni, il 74% dei 59-68enni e il 76% degli over 69. Emerge così una significativa discrepanza generazionale: il consenso verso la leva obbligatoria è prevalente tra gli anziani, non soggetti al reclutamento, mentre il supporto al servizio, anche volontario, risulta limitato tra i giovani, direttamente interessati.
Negli ultimi mesi migliaia di studenti sono scesi in piazza contro la riforma, denunciando quella che viene percepita come una crescente militarizzazione delle giovani generazioni e come un pericoloso slittamento culturale verso la normalizzazione della guerra. Questa mobilitazione affonda le radici in un fattore generazionale: fino a pochi anni fa la Germania continuava a scommettere su pacifismo, multilateralismo, interdipendenza economica e sull’idea che i conflitti armati fossero un retaggio del passato. La Generazione Z tedesca è cresciuta all’interno di questo orizzonte socio-culturale, ma oggi è chiamata a condividere e sostenere in prima persona il passaggio paradigmatico dalla Germania “potenza civile” alla Germania “potenza leader” nella difesa europea. Il governo deve fare i conti con una società che ha costruito la propria identità sul rifiuto della guerra e che fatica ad accettare l’idea di diventare kriegsbereit, “preparata alla guerra”.
La riconciliazione tra difesa e rifiuto della logica bellica non potrà essere imposta per via legislativa. Richiederà anni di dibattito pubblico, una riflessione profonda sull’identità nazionale tedesca e, soprattutto, la capacità di elaborare una visione della sicurezza europea che non riduca il pacifismo a ingenuità né la deterrenza a un destino inevitabile.

