Nulla di più che critiche all’azione degli Stati Uniti in Venezuela. Il Consiglio di sicurezza, che si è riunito il 5 gennaio in una sessione di emergenza su “Threats to International Peace and Security”, su richiesta della Colombia supportata da Russia e Cina, per discutere dell’intervento armato degli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato alla cattura del Presidente Nicolás Maduro (e di sua moglie Cilia Flores) e la sua deportazione negli Stati Uniti per essere sottoposto a processo per narcotraffico, non poteva fare di più. Quasi tutti gli Stati membri del Consiglio di sicurezza (oltre i cinque membri permanenti ci sono il Bahrain, la Colombia, il Congo, la Danimarca, la Grecia, la Lettonia, la Liberia, il Pakistan, Panama e la Somalia) nonché gli altri Stati intervenuti hanno denunciato la violazione del diritto internazionale e, in particolare, del divieto dell’uso della forza (Meeting). L’Ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Michael Waltz, ha provato a difendere l’indifendibile giustificando l’azione statunitense anche in ragione del fatto che Maduro non era stato legittimamente eletto e sottolineando che si è trattata di “un’azione chirurgica di applicazione della legge” per catturare un narco-terrorista. A fianco degli Stati Uniti, l’Argentina, Trinidad e Tobago e Paraguay.
Come è ovvio, il Venezuela (appoggiato cautamente dal Messico, dal Brasile, dal Sud-Africa e dall’Eritrea) ha bollato l’intervento unilaterale con l’uso della forza come attacco illegittimo, senza alcuna base legale, con un’ulteriore violazione costituita dal sequestro di un capo di Stato. La Cina e la Russia hanno accusato gli Stati Uniti di condurre il mondo in un’era di illegalità. “Non possiamo permettere – ha detto l’ambasciatore russo all’ONU, Vasily Nebenzya – che gli Stati Uniti si proclamino giudici supremi”, decidendo di invadere un Paese, di etichettare un capo di Stato come colpevole e infliggere punizioni “a prescindere dal diritto internazionale, dal rispetto del diritto di sovranità e di non intervento”. La Cina ha accusato Washington di aver calpestato la sovranità, la sicurezza e gli interessi legittimi del Venezuela e ha chiesto il rilascio del presidente Maduro. Tra i Paesi europei, è stata la Francia a parlare di aggressione e di rischi per le fondamenta dell’ordine internazionale, ribadendo che spetta ai venezuelani scegliere la transizione di governo nel paese. (Qui tutte le dichiarazioni)
Intanto, l’azione giudiziaria nei confronti di Nicolás Maduro va avanti dinanzi al Southern District of New York, seppure con alcune modifiche nei capi di accusa, anche se non è ben chiaro come, in base al diritto interno statunitense, possa svolgersi un processo laddove l’arresto dell’indagato sia avvenuto in base a un atto illecito.
Professore ordinario di diritto internazionale, giornalista pubblicista e avvocato. Collabora abitualmente con Il Sole 24 ore e il settimanale giuridico Guida al diritto.






