5 Dicembre 2022

Rassegna stampa africana: guerra e pace, dall’escalation in Congo ai progressi in Etiopia

Pubblichiamo dei passaggi della rassegna stampa settimanale sull’Africa, curata da Jean-Léonard Touadi per RadioRadicale. È possibile ascoltare il podcast dal sito dell’emittente. Clicca qui per ascoltare.

Il lungo conflitto nella Repubblica Democratica del Congo

Un conflitto, quello in Congo, che sconvolge un paese grande quanto l’Europa occidentale: si tratta di uno dei contrasti più lunghi del continente, che ha da sempre importanti implicazioni per tutta l’area della regione dei Grandi Laghi, dell’Africa centrale e orientale. 

All’orizzonte si staglia la possibilità di una guerra tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda, lo si apprende dalla testata Deutsche Welle che titola “RDC: I residenti di Goma sono stanchi dopo decenni di spargimento di sangue”. 

Nell’articolo Deutsche Welle racconta come i “disordini per le strade di Goma, la capitale della provincia del Nord Kivu della Repubblica Democratica del Congo” stiano alimentando il conflitto: “gli abitanti sono furiosi per una guerra che dicono essere stata iniziata dai ribelli del Movimento del 23 marzo (M23), uno degli oltre 120 gruppi armati che operano nella regione, che confina con il Ruanda e l’Uganda nell’est della RDC”.

In un secondo articolo, Deutsche Welle riporta la fuga di migliaia di persone dai combattimenti nella provincia del Nord Kivu: “per diversi giorni, non ci sono stati contatti diretti tra Goma e Rutshuru, il che ha comportato un’impennata dei prezzi dei generi alimentari”. 

“Il prezzo del pesce è raddoppiato, quello dei fagioli e di altri beni che provengono da Rutshuru è triplicato. La vita è diventata così difficile e non sappiamo come uscirne” hanno testimoniato gli abitanti in fuga dall’area. 

Thomas Gahamanyi, un economista congolese, ha commentato la crisi alimentare che sta colpendo la città di Goma a causa del blocco delle strade ad opera dei ribelli dell’M23: “dal momento che le strade e le nostre aree rurali sono occupate, potrebbe esserci solo un’impennata dei prezzi di mercato. Prevedo già una insicurezza alimentare nelle nostre famiglie nella città di Goma”, ha detto, confermando molti dei timori degli abitanti della regione. 

Il giornalista Pascal Mulegwa ha ulteriormente approfondito la situazione in un suo articolo per Anadolu Agency dal titolo: “Più di 188 mila sfollati in tre settimane a seguito delle violenze nel Nord Kivu dove i combattimenti tra l’M23 (sostenuto dal Ruanda secondo gli esperti di Kinshasa e delle Nazioni Unite) e l’esercito sono stati intensi nelle ultime settimane”.

Mulegwa ha fornito un resoconto dettagliato della situazione, riportando le stime degli attori umanitari impegnati in Congo secondo i quali: “almeno 188 mila persone sono state sfollate dalla ripresa degli scontri del 20 ottobre tra l’esercito congolese e i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23)”. 

“Questi nuovi sfollati portano ad almeno 237 mila il numero di persone in fuga da marzo, quando sono scoppiati i primi scontri”. Il conflitto sta provocando vittime tra i civili, oltre che un attacco indiscriminato a luoghi protetti come le strutture sanitarie. Circa il 54% degli sfollati vive presso famiglie ospitanti, mentre altre migliaia si rifugiano in scuole, ospedali, chiese e altri luoghi di fortuna, secondo il funzionario umanitario Bruno Lemarquis.

Più di 76 mila bambini hanno dovuto interrompere la scuola. Gli scontri delle ultime settimane hanno reso ancora più difficile la vita quotidiana di decine di migliaia di persone che hanno pagato un prezzo altissimo negli ultimi otto mesi. È importante che la violenza cessi, in modo che i civili possano iniziare a tornare e riprendere la loro vita”, ha detto Lemarquis.

Le radici dello scontro

Pamela Amunazo, per BBC News Afrique, ricostruisce lo scontro dai primordi, in un lungo reportage che titola: “Perché la crisi di sicurezza si è aggravata nell’est della RDC?”. 

“Il 29 ottobre, i ribelli dell’M23 hanno preso il controllo di Kiwanja e Rutshuru-Centre, due grandi città strategiche della provincia del Nord Kivu, situate a circa 40 chilometri dalla città di Goma. Il Kenya schiererà un contingente come parte di una forza di pace regionale nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Le truppe keniote contribuiranno a fermare l’avanzata dei ribelli dell’M23”.

Nel suo reportage, Amunazo racconta dell’arrivo dei ribelli dell’M23: “l’esercito aveva lasciato Kiwanja e Rutshuru-centro prima del loro arrivo”. 

Il Presidente della Repubblica ha prima riunito i membri del governo, poi ha presieduto la riunione dell’Alto Consiglio di Difesa, al termine della quale il vice primo ministro e ministro degli Affari Esteri, Christophe Lutundula, è stato incaricato di notificare all’ambasciatore ruandese la sua espulsione“, ha riferito Patrick Muyaya, portavoce del governo.

“Denunciamo questo atteggiamento bellicoso di Kigali per il quale le nostre forze armate risponderanno fino al sacrificio supremo affinché non un solo centimetro quadrato della Repubblica Democratica del Congo possa essere ceduto”, ha dichiarato il portavoce congolese.

In un serrato scambio di accuse, il governo ruandese ha preso atto con rammarico della decisione di Kinshasa di espellere Vincent Kagera, accusando la Repubblica Democratica del Congo di non riconoscere i propri fallimenti in materia di governance e sicurezza. 

La missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO) ha condannato l’offensiva dell’M23, definita inaccettabile, nelle località di Kiwanja e Rutshuru, e che ha portato alla perdita di vite umane. La MONUSCO ha denunciato i molteplici messaggi di odio e di incitamento alla violenza che stanno portando al deterioramento della situazione. 

L’Unione Africana ha, invece, espresso la sua profonda preoccupazione per la situazione e la totale mancanza di sicurezza nell’Est del Congo e ha chiesto un cessate il fuoco immediato. Amunazo riporta che: “in un comunicato congiunto firmato dall’attuale presidente dell’Unione Africana, il senegalese Macky Sall, e dal presidente della Commissione dell’UA, Moussa Faki Mahamat, si legge che tutte le parti sono tenute a rispettare il diritto internazionale, la sicurezza dei civili e la stabilità dei confini di tutti i Paesi della regione. L’UA raccomanda a tutte le parti di partecipare in buona fede al terzo dialogo di pace intercongolese che si terrà a Nairobi dal 4 al 13 novembre 2022”. 

Pascal Mulegwa ha, inoltre, riportato, in un articolo per Anadolu Agency come “un rapporto di esperti delle Nazioni Unite confermi gli attacchi del Ruanda nella RDC”. Nel suo reportage, Mulegwa racconta che “Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha dichiarato in un rapporto di avere “prove solide” che le truppe ruandesi hanno condotto operazioni militari nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove le autorità congolesi accusano il Ruanda di sostenere i ribelli dell’M23. I risultati sono contenuti in un rapporto confidenziale pubblicato giovedì dai media internazionali e locali. Il rapporto accusa anche la parte congolese”.

Si legge ancora che “l’esercito ruandese (RDF) ha lanciato interventi militari contro gruppi armati congolesi e posizioni delle forze armate congolesi dal novembre 2021 e fino al giugno 2022. Il Gruppo ha raccolto prove concrete della presenza e delle operazioni militari condotte da membri delle Forze di difesa ruandesi (RDF) nel territorio di Rutshuru”. 

I progressi del processo di pace in Etiopia 

BBC News racconta, tramite il lavoro di Alex de Waal, i risultati ottenuti nel corso dei diversi dialoghi tra l’Etiopia e il Tigray con un articolo che titola: “guerra civile in Etiopia: La tregua nel Tigray è un trionfo per il premier Abiy Ahmed”. 

“Le potenze straniere hanno salutato la tregua firmata dal governo etiope e dai leader del Tigray per porre fine alla brutale guerra nel nord del Paese e aprire il flusso degli aiuti a coloro che sono a rischio di carestia, ma rimangono dubbi sulla sua riuscita”.

Sarà fondamentale approfondire i termini dell’accordo, ma soprattutto garantire l’arrivo di aiuti umanitari alle popolazioni stremate, oltre che appurare il ruolo avuto dall’Eritrea nel lungo conflitto tra Etiopia e Tigray. 

Foto di copertina EPA/AMPE ROGERIO