Anche quest’anno l’Istituto Affari Internazionali (IAI) ha curato un rapporto sulla politica estera italiana attraverso le analisi dei suoi ricercatori, nel solco di una tradizione ormai consolidata.
Nel 2025 la politica estera ha dominato l’agenda politica. L’aggressione russa all’Ucraina, giunta al suo quarto anno; la guerra di Israele a Gaza e la fragile tregua raggiunta a ottobre; l’attacco degli Stati Uniti all’Iran nell’ambito dell’intervento militare avviato da Israele contro Teheran, con la “guerra dei dodici giorni” e le nuove minacce di azioni militari degli Usa; le tensioni tra Stati Uniti e Unione europea caratterizzano il quadro in cui si è articolata la politica estera italiana ed europea.
All’inizio del 2025, il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump ha rappresentato una cesura rispetto all’assetto precedente. Le azioni del presidente hanno alimentato un’impressione di improvvisazione, scarsa credibilità e superficialità nei processi decisionali, affiancate a una sostanziale emarginazione degli apparati istituzionali dalle iniziative più rilevanti.
Tuttavia, nelle azioni di Trump si può cogliere il segno di un orientamento preciso: un misto di insofferenza e diffidenza nei confronti dell’Europa e una rischiosa accondiscendenza alle rivendicazioni revisioniste della Russia, come emerso dalla Conferenza di Monaco dell’anno scorso, dagli incontri di Trump con Zelensky e Putin e dalla nuova Strategia di sicurezza nazionale. È l’impianto multilaterale a essere contestato da Washington, a favore di una competizione tra singoli Stati nazionali. L’obiettivo di una cooperazione internazionale cede il passo a una sistematica transazione tra forti e deboli.
In questo scenario, da un lato la Russia non ha modificato le sue rivendicazioni iniziali sull’Ucraina: annessione dell’intero Donbass e rifiuto del riconoscimento della sovranità nazionale ucraina. Mosca è ancora lontana dal voler soddisfare la domanda di pace e sicurezza. Dall’altro lato, la politica di Pechino combina penetrazione economica e tecnologica con crescente influenza globale. Per l’Italia, Pechino è da considerare partner per alcuni temi essenziali della cooperazione globale (salute, cambiamenti climatici etc.), concorrente nella competizione tecnologica e industriale e avversario sul modello di governance incompatibile con i valori democratici dell’Europa.
A questo mondo instabile guardano con preoccupazione diversi Paesi del Sud Globale, che da tempo rivendicano un maggiore ruolo nella definizione dell’agenda internazionale, forti del peso crescente di economie, demografie e strategie di sviluppo.
In questo quadro, l’Italia ha cercato di coniugare le responsabilità europee con il mantenimento di un buon dialogo con Washington. Il disallineamento rispetto alla coalizione dei “volenterosi”, sulla disponibilità a contribuire a un’eventuale presenza militare occidentale a garanzia della sicurezza dell’Ucraina, non ha impedito di mantenere piena solidarietà con Kyiv, in accordo con i vertici europei.
L’agenda del governo italiano è così apparsa ispirata al perseguimento di tre obiettivi: evitare strappi con Washington; contenere rischi di ritorsioni e di una spirale fuori controllo in materia di dazi; prevenire possibili rotture sulla difesa dell’Ucraina e sulla sicurezza europea. D’altra parte, permane una difficoltà oggettiva nel conciliare la vicinanza a Washington con il quadro di riferimento dei princìpi dell’Ue.
Sul versante mediorientale, se si riuscisse a consolidare la tregua a Gaza, il governo italiano mirerebbe ad aprirsi uno spazio di triangolazione con gli Usa e i Paesi del Golfo, utile però solo a condizione di affrontare con decisione il nodo dell’autodeterminazione palestinese. L’Italia ha subordinato il riconoscimento dello Stato di Palestina alla definitiva uscita di scena di Hamas. Non sono mancate critiche di immobilismo, alle quali il governo italiano ha risposto con una più stretta interazione con Arabia saudita, Egitto, Giordania e Autorità palestinese.
Nel campo della difesa, il 2025 è stato caratterizzato significativamente da un aumento al 2% del Pil delle risorse destinare alla difesa; dalla sottoscrizione, in sede Nato, dell’impegno a riservare entro il 2035 il 3,5% del Pil agli oneri per la difesa e il 1,5% del Pil al finanziamento di infrastrutture critiche; dalla richiesta di prestito di 14,9 miliardi di euro al programma Safe dell’Ue, per equipaggiamenti necessari a rafforzare le capacità italiane di difesa.
Sulle politiche energetiche, al centro dell’agenda figura la priorità alla sicurezza e alla diversificazione delle fonti, con una revisione dei tempi e dei costi del Green Deal per tutelare la competitività industriale italiana ed europea.
Di fronte alla paralisi decisionale delle Nazioni Unite, dovuta in particolare al potere di veto dei cinque membri permanenti in Consiglio di Sicurezza, l’Italia ha sostenuto un progetto di riforma, basato sul suo ampliamento, senza la creazione di nuovi seggi permanenti, per promuovere una sua maggiore e più equa rappresentatività. Ma la congiuntura internazionale non è certo favorevole, anche data la posizione critica degli Usa su funzionamento e ruolo degli organismi dell’Onu e dei fori multilaterali.
In un quadro di sfide globali e del loro impatto, non sorprende la diffusa domanda, da ampi settori non solo di addetti ai lavori, di valutazioni documentate alle quali l’IAI cerca di dare risposte attraverso il rapporto appena pubblicato. E anche per questo, l’idea di una possibile convergenza di fondo di maggioranza e opposizione sulle principali linee direttrici della politica estera nazionale merita di essere richiamata: ove realizzata, superando l’attuale polarizzazione, si potrebbe tradurre in una maggiore autorevolezza sul piano internazionale dell’intero Paese.
Presidente dell'Istituto Affari Internazionali. Diplomatico di carriera, ha lavorato alla Direzione degli Affari Economici (1975), all’Ambasciata d’Italia a Brasilia (1978) e all’Ambasciata d’Italia a Bonn (1981). Dal 1984 al 1987 è stato consigliere a Beirut. Nel 1991 è nominato Primo consigliere a Bruxelles, presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea. Nel 1997 diventa ambasciatore a Sarajevo. Nel 1999 assume la direzione dei Rapporti con il Parlamento e poi del Servizio Stampa alla Farnesina. È Ambasciatore a Brasilia dal 2004, a Berlino dal 2009 e Segretario Generale della Farnesina dal 2012 al 2016. È stato presidente del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni su proposta congiunta dei governi italiano e tedesco.






