5 Dicembre 2022

Cosa ci si aspetta in Europa e nel mondo dal nuovo governo italiano

Conclusa la consultazione elettorale del 25 settembre, confermato il previsto successo della coalizione di centro-destra, e l’altrettanto scontato successo di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, leader indiscussa e artefice del risultato elettorale del suo partito, ci si può cominciare a interrogare sulle principali sfide che il prossimo governo dovrà affrontare nel rapporto con l’Europa e più in generale sul piano internazionale.

L’enigma Italia

La prima constatazione da fare è che il governo che si appresta a insediarsi (non prima delle fine di ottobre), a maggior ragione perché guidato da un partito dichiaratamente appartenente all’area della destra più radicale, membro del gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti (di cui Giorgia Meloni è presidente), e costantemente all’opposizione in Italia nelle ultime due legislature, segna una importante soluzione di discontinuità rispetto al passato recente. Anche solo per questi motivi è quindi destinato a suscitare qualche interrogativo e qualche preoccupazione presso i nostri partner internazionali, in particolare in Europa.

È vero che Giorgia Meloni è apparsa consapevole della diffidenza che all’estero circondava la prospettiva di un suo successo elettorale. E ha fatto di tutto per assumere una linea di prudenza e di responsabilità con l’obiettivo evidente di rassicurare governi e mercati finanziari. Ma è altrettanto evidente che un volta al governo non potrà completamente abbandonare i panni della leader di un partito che si ispira ai valori del sovranismo e al nazionalismo; e dovrà in qualche modo tenere conto delle aspettative dei suoi elettori, ai quali aveva promesso un’agenda di governo all’insegna del recupero di sovranità nazionale e dell’ “Italy first” .

Usa e Unione europea

Sul tema del rapporto con gli Usa, sul posizionamento dell’Italia rispetto al conflitto in Ucraina e sui rapporti con la Russia, sulla collocazione dell’Italia nella Nato, Giorgia Meloni non poteva essere più esplicita. Massima continuità con la linea del governo Draghi sulla fedeltà all’Alleanza atlantica, sull’importanza del partenariato transatlantico, sul sostegno all’Ucraina (ivi comprese le forniture di armi) e sulla necessità di mantenere e rafforzare l’impianto sanzionatorio contro la Russia. I problemi su questo fronte Meloni potrebbero se mai averli con i suoi alleati nel prossimo governo, dato che sono note le pulsioni filo-russe di Salvini e Berlusconi. Su questo terreno si andrà a testare la capacità di leadership del prossimo capo dell’Esecutivo. Ma sarà anche importante che il prossimo ministro degli Esteri sia persona credibile all’estero, in sintonia con il presidente del Consiglio e goda della sua piena fiducia.

Rischia invece di essere più complicato il rapporto con l’Unione Europea e con alcuni governi, tema sul quale Giorgia Meloni dovrà essere capace di fornire rassicurazioni, senza tradire la sua collocazione politica, magari ridimensionando certe sue scelte di quando era all’opposizione. In questo senso dovrà rendersi conto che a Bruxelles e in altre capitali europee si sta ancora cercando di decifrare alcune sue affermazioni in campagna elettorale (l’infelice “la pacchia è finita”), di capire quali alleati sceglierà in Europa, come gestirà le sua affinità con Ungheria e Polonia, come si posizionerà rispetto a scelte complicate che l’Unione dovrà fare nei prossimi mesi.

L’urgenza bilancio

Inevitabile che il primo banco di prova della credibilità del nuovo governo sarà la prossima legge di bilancio per il 2023.

È più che verosimile che la Commissione concederà al nuovo Governo una proroga della scadenza del 15 ottobre, prevista dalle regole in vigore, per la presentazione a Bruxelles della bozza preliminare della legge. Ma è comunque su questa misura che si andrà a verificare la disponibilità del nuovo esecutivo ad assumere un atteggiamento collaborativo con le istituzioni europee e consapevole delle preoccupazioni dei mercati finanziari internazionali.

Va detto anche che su questo Meloni, in campagna elettorale, ha fatto intendere di essere ben consapevole dei vincoli imposti dal livello del nostro debito pubblico e della necessità di non dare messaggi sbagliati ai mercati finanziari, lasciando presumere che il nuovo governo manterrà una linea prudente di gestione del bilancio ed eviterà scontri o atteggiamenti muscolari. Anche in questo caso sarà importante che il prossimo ministro dell’Economia sia una personalità responsabile, competente e se possibile conosciuta fuori Italia.

Patto di stabilità e Pnrr

Direttamente collegata alla legge di bilancio vi è poi la questione delle posizione che il nuovo governo deciderà di assumere sulle proposte che la Commissione europea presenterà a fine ottobre (per ora sotto forma di una comunicazione ) sulle riforma delle regole in materia di disciplina di bilancio e della governance economica europea. Due temi apparentemente esoterici, ma politicamente molto sensibili e tendenzialmente divisivi, su cui l’Italia, che ha il secondo maggior debito pubblico nell’Ue dopo la Grecia, figurerà un po’ come un osservato speciale, dovrà avanzare proposte credibili e anche scegliere gli alleati giusti.

Sempre sul fronte europeo il nuovo governo dovrà decidere come coniugare e articolare la richiesta, più volte evocata da Meloni, di una rinegoziazione del Pnrr. In effetti questo Piano resta in larga misura ancora da attuare. Sicuramente per quanto riguarda la realizzazione di quegli investimenti che devono essere finanziati con fondi europei. Ma anche per la parte che riguarda l’attuazione di quelle riforme, che il governo Draghi ha avviato ma che devono essere completate, e che sono parte integrante del Pnrr, oltre che presupposti necessari di un credibile processo di modernizzazione del Paese.

Qualche modifica al margine è forse possibile (anche perché sono mutati alcuni dati di contesto). Ma dovrà essere concordata con la Commissione, con una interlocuzione costruttiva e senza dare l’impressione di voler rimettere in discussione i fondamentali del Piano, sapendo che anche su questo i nostri partners non faranno sconti al Paese che è il maggior beneficiario dei fondi del NGEU (Next Generation EU).

Un piano per l’energia

Il nuovo Governo dovrà poi affrontare una emergenza energetica senza precedenti, conseguenza della riduzione dell’offerta di fonti fossili e dell’aumento del prezzo del gas. Insieme all’Europa (che peraltro è ancora alla ricerca di una intesa su un pacchetto di misure credibili ed efficaci) dovrà adottare misure di alleggerimento dei costi dell’energia su famiglie e imprese, assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti, proseguendo il percorso avviato per una diversificazione degli acquisti di gas, e aumentando le importazioni di gas liquefatto (realizzando anche gli impianti di rigassificazione).

Il nuovo governo dovrà anche adottare misure più significative di risparmio energetico. E soprattutto dovrà anche garantire contestualmente la prosecuzione del percorso già avviato sulla strada di una necessaria transizione verso la decarbonizzazione, con un maggior ricorso alle rinnovabili e all’idrogeno. Un compito che richiederà determinazione e competenze, ma anche la disponibilità se necessario a chiedere a sacrifici, soprattutto a famiglie, in materia di riduzione dei consumi di energia.

Foto di copertina ANSA/MASSIMO PERCOSSI

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