Silenzi per non disturbare il leader supremo, parole che non tengono conto della realtà, immagini segno di servilismo (come la fotografia della First Lady Usa Melania Trump che presiedeva la riunione del Consiglio di sicurezza su “Children, technology, and education in conflict” proprio mentre Israele e Stati Uniti bombardavano la scuola di Minab uccidendo oltre 80 bambine).
Sono gli elementi che danno il quadro della crisi del diritto internazionale perché se, certamente, il diritto internazionale non è costituito solo dal divieto dell’uso della forza, è anche vero che le mancate reazioni rispetto all’attacco armato sferrato il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele all’Iran mostrano più di altre volte come la comunità internazionale non voglia o non sia in grado di fornire almeno un segno volto a far rispettare le regole che hanno permesso di ricostruire il mondo al termine della Seconda guerra mondiale.
Mettendo in fila solo alcuni di questi elementi, basti considerare la risoluzione n. 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata l’11 marzo (risoluzione 2817). In questo caso, sarebbe stato meglio il silenzio perché la risoluzione condanna, giustamente, la rappresaglia iraniana nei confronti dei Paesi del Golfo che sono stati colpiti dai missili di Teheran, ma evidenzia un’inversione logica e temporale in quanto le Nazioni Unite, nel loro complesso, non hanno pronunciato alcuna parola (ad eccezione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volter Turk che ha reso una dichiarazione, Turk) per condannare l’attacco armato di Israele e degli Stati Uniti che, ricordiamolo, ha causato già migliaia di morti, molti dei quali civili.
Nella citata risoluzione, presentata dal Bahrein, d’intesa con il Gulf Cooperation Council, e approvata con 13 voti a favore e l’astensione della Russia e della Cina, il Consiglio di sicurezza, richiamando l’articolo 51 della Carta (legittima difesa) ha chiesto la cessazione immediata degli attacchi iraniani (“egregious attack”) contro Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania oltre a condannare qualsiasi azione o minaccia da parte dell’Iran finalizzata a ostacolare, chiudere o interferire con la navigazione internazionale nello stretto di Hormuz (qui le dichiarazioni degli Stati 10119 e qui la dichiarazione della Russia (Permanent Mission of the Russian Federation to the United Nations) che, tra l’altro, aveva presentato una risoluzione che ha ottenuto, però, solo 4 voti a favore, 2 contrari (Lettonia e Stati Uniti,Remarks on a Russian Federation Drafted UN Security Council Resolution on the Situation in the Middle East – United States Mission to the United Nations ) e 9 astensioni).
Se poi nel caso dell’invasione della Russia all’Ucraina, l’Assemblea generale aveva pronunciato qualche parola di condanna, nel caso iraniano l’organo delle Nazioni Unite non ha battuto un colpo, malgrado la flagrante violazione della Carta da parte di Stati Uniti e Israele.
Non sono solo Putin, Netanyahu e Trump a contribuire alla crisi del diritto internazionale, ma lo sono anche le organizzazioni internazionali con comportamenti a dir poco discutibili. Basti pensare all’Unione europea e alla dichiarazione della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in cui non c’è traccia della violazione del diritto internazionale da parte di Israele e Stati Uniti (Dichiarazione Iran).
Professore ordinario di diritto internazionale, giornalista pubblicista e avvocato. Collabora abitualmente con Il Sole 24 ore e il settimanale giuridico Guida al diritto.






