2 Dicembre 2022

Negli Stati Uniti la difesa della democrazia riparte dall’aborto

Il malcontento per il rovesciamento della sentenza Roe v. Wade e per i crescenti abortion bans ha motivato gli elettori statunitensi a recarsi alle urne per difendere il diritto all’aborto. I risultati ottenuti tra governatorati e referendum, che determineranno drasticamente le possibilità di accesso alla pratica nei mesi e negli anni a venire, hanno dimostrato l’impatto che la sentenza della Corte Suprema americana ha avuto su delle elezioni ampiamente interpretate, invece, come un esclusivo referendum sull’operato del Presidente Joe Biden.

I governatori in difesa del diritto all’aborto

I democratici sono riusciti ad assicurarsi sette governatorati: New York, Maine, Minnesota, Kansas, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. I risultati non sono, invece, ancora chiari in Arizona e Nevada. La governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, ha condotto una campagna giocata sul tema dell’accesso all’aborto sicuro in uno stato risvegliatosi completamente nelle mani dei democratici: per la prima volta in quasi quattro decenni, infatti, il partito dell’asino ha conquistato entrambe le camere dello stato oltre che l’ufficio del governatore.

In Wisconsin, Tony Evers è riuscito ad assicurarsi la rielezione promettendo di continuare a lottare per l’accesso all’aborto che, attualmente, non risulta legale all’interno dei confini statali: l’amministrazione Evers è, infatti, impegnata nel contestare un divieto pre-Roe ritornato in vigore. In Pennsylvania, il governatore eletto Josh Shapiro ha parimenti promesso in campagna elettorale che avrebbe posto un veto a qualsiasi proposta di restrizione all’aborto.

Laura Kelly non ha quasi mai menzionato l’aborto nella sua campagna elettorale come governatrice del Kansas, lasciando che il suo operato parlasse per lei: Kelly ha più volte posto veti a progetti di legge che avrebbero limitato l’accesso alla procedura, garantendo che il Kansas rimanesse un importante punto di accesso sicuro all’aborto. Lo stato, infatti, circondato da realtà che vietano l’aborto come il Missouri, il Texas, l’Oklahoma e l’Arkansas, ha visto aumentare il numero di aborti effettuati entro i suoi confini, quasi più di tutti gli altri stati americani. Tuttavia, Kelly governerà lo stato affiancata da un parlamento statale nelle mani dei repubblicani che detengono ora una super maggioranza sufficiente per annullare eventuali veti posti da Kelly.

Cinque referendum 

L’election day ha visto, inoltre, i cittadini di cinque stati americani California, Michigan, Vermont, Kentucky e Montana – confrontarsi con referendum fondamentali per il futuro del diritto all’aborto all’interno delle proprie delimitazioni statali. Gli elettori di California, Michigan e Vermont hanno votato per inserire clausole di protezione del diritto all’aborto nelle proprie costituzioni statali. La scelta inverte, dunque, il trend avviato dalla Corte Suprema americana di allontanamento del diritto all’aborto dalle pagine delle Costituzioni.

Il Kentucky, uno stato dove il diritto all’aborto risulta storicamente impopolare, ha deciso di respingere un emendamento alla costituzione statale che avrebbe sancito l’avversione dello stato all’aborto, negando ogni protezione alla pratica. Il risultato sembrerebbe rafforzare la tesi sostenuta da alcuni attivisti a favore del diritto all’aborto: l’aborto può essere un tema vincente anche in Stati tradizionalmente conservatori. La pratica non è attualmente accessibile in Kentucky a causa di una legge statale che la vieta – il fallimento dell’iniziativa referendaria non significa, dunque, che l’accesso all’aborto sarà protetto nello stato.

Il referendum tenutosi nel Montana – e dall’esito negativo – non avrebbe comunque influenzato l’accesso all’aborto nello stato, dove la procedura è attualmente consentita. Il referendum riguardava, principalmente, l’obbligatorietà di interventi medici per salvare quelli che lo stato definisce “neonati nati viti” – che possono includere feti diagnosticati come non vitali. La proposta di legge ha preoccupato molto gli operatori sanitari in quanto, scritta in modo confusionario, avrebbe avuto l’effetto avverso di limitare le cure palliative per i bambini nati vivi che non hanno, però, alcuna possibilità di sopravvivere.

Il bilancio generale vuole cinque referendum su cinque conclusisi in favore del diritto all’aborto. Tarah Demant, direttrice nazionale ad interim dei programmi, delle relazioni governative e dell’advocacy di Amnesty International, ha celebrato il risultato che dimostra la scelta degli americani di continuare a tutelare l’aborto nonostante le discussioni controverse nell’arena politica americana: “gli Stati che hanno incluso il diritto all’aborto nelle loro schede elettorali sono politicamente diversi, eppure tutti hanno votato a favore dell’aborto, ampliando i diritti in alcuni Stati e rifiutando ulteriori restrizioni in altri”, ha commentato la direttrice all’indomani dalle elezioni, confermando che gli Stati Uniti sono sempre più in lotta per il diritto all’aborto.

Foto di copertina EPA/MICHAEL REYNOLDS

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