La nuova Strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti: l’Europa sempre più lontana

Già dall’autore del documento si comprende lo scenario e il futuro. Il Dipartimento della guerra degli Stati Uniti ha pubblicato, il 23 gennaio, la versione non classificata della Strategia di difesa nazionale 2026 (National Defense Strategy, NDS, 2026-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY) che mette nero su bianco le intenzioni del Pentagono e del Presidente Donald Trump che, in realtà, ha già proceduto nel percorso di attuazione e che comunque costituiscono una messa a terra della National Security Strategy presentata a novembre 2025. Finiti i tempi in cui, all’indomani della Seconda guerra mondiale, si riteneva che la pace passasse attraverso i diritti umani, si chiarisce subito che la pace adesso – scrive il Dipartimento della guerra – si realizza attraverso la forza e il realismo strategico per arrivare a una nuova età dell’oro dell’America.

Quattro le linee d’azione: difesa della sicurezza della Patria; dissuasione della Cina nell’Indo-Pacifico “through Strenght, Not Confrontation”; condivisione degli oneri con alleati e partner degli Usa; potenziamento della base industriale della difesa Usa. Nel primo gruppo è centrale la lotta all’immigrazione irregolare, con ampio spazio ai controlli dei confini e alle espulsioni. Poi la lotta al narcotraffico: gli Stati Uniti sono pronti a intervenire ovunque e con un gesto di generosità mettono a disposizione le proprie forze per cooperare con altri Stati, ma in mancanza di collaborazione da parte degli altri Governi sono pronti a intervenire autonomamente come nel caso dell’operazione “Absolute Resolve” in Venezuela. Sulla Cina il faro è costituito dall’orientamento di Trump ossia della pace attraverso la forza, ed è basata sul fatto che ogni negoziazione deve essere intrapresa da una posizione di forza degli Stati Uniti. Parte anche il sistema Golden Dome for America funzionale alla difesa da attacchi missilistici e attraverso droni. L’Europa è all’ultimo posto degli interessi Usa e anche l’Ucraina non è una priorità per gli Stati Uniti diventando un problema che, di fatto, spetta all’Europa risolvere. La Russia è considerata una minaccia gestibile anche perché circoscritta alla sola Europea orientale. Sulla questione del Medioriente dopo aver ricordato “lo storico discorso di Riyadh” di Trump, si fa finta che ci sia la pace. La parte finale è dedicata all’impiego della tecnologia sempre ai fini di “difesa”. Nel testo non è mai richiamato il diritto internazionale.

Professore ordinario di diritto internazionale, giornalista pubblicista e avvocato. Collabora abitualmente con Il Sole 24 ore e il settimanale giuridico Guida al diritto.

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