Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare in Venezuela e catturato il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores. Durante l’operazione, oltre 150 aerei statunitensi hanno preso di mira almeno sette diverse strutture militari a Caracas, La Guaira e Miranda, neutralizzando i sistemi di difesa del Venezuela. La precisione degli attacchi e la totale assenza di risposta militare hanno portato alcuni osservatori a ipotizzare un possibile tradimento all’interno della cerchia ristretta di Maduro.
Le forze statunitensi non hanno subito alcuna perdita, mentre almeno 74 soldati venezuelani e cubani – per lo più membri della scorta di sicurezza di Maduro che ha tentato di respingere l’incursione delle forze speciali statunitensi – sono stati uccisi. Tra le vittime figurano anche almeno tre civili, ma secondo funzionari del governo venezuelano il bilancio complessivo dei morti civili potrebbe raggiungere le decine.
La successione di Delcy Rodríguez e la nuova fase di potere
Il 5 gennaio la vicepresidente Delcy Rodríguez ha prestato giuramento come presidente ad interim davanti al parlamento presieduto da suo fratello, Jorge Rodríguez. Ha già ricevuto il sostegno del ministro della Difesa Vladimir Padrino e di alleati stranieri come Russia e Cina. Allo stesso tempo, l’amministrazione Trump sembra aver escluso María Corina Machado, principale figura dell’opposizione, dai suoi piani per assumere il controllo del settore petrolifero venezuelano, anche se il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha delineato un piano in tre fasi per la transizione, senza specificare tempi o modalità.
Sebbene un vero e proprio cambio di regime avrebbe probabilmente provocato una reazione violenta dell’élite politica e militare che ha sostenuto il governo di Maduro, la stabilità del mandato di Rodríguez è tutt’altro che scontata.
Repressione, stato di emergenza e tensioni sociali
Il fatto che l’intervento degli Stati Uniti non abbia scatenato mobilitazioni di massa in opposizione a questa azione è una testimonianza della diffusa insoddisfazione verso l’amministrazione Maduro, di cui Rodríguez fa parte da tempo. ACLED registra solo una manciata di proteste per il rilascio di Maduro, guidate da dipendenti governativi e affiliati al partito al potere, e solo a Caracas.
Per evitare che l’arresto di Maduro incoraggi gli oppositori a scendere in piazza – come hanno già fatto molti venezuelani che vivono all’estero per festeggiare la destituzione di Maduro – il governo ha imposto lo stato di emergenza, che limita il diritto di riunione e autorizza l’arresto di chiunque esprima sostegno alla cattura di Maduro. Le milizie filo-governative, note come “colectivos” e controllate dal ministro dell’Interno Diosdado Cabello, sono state viste allestire posti di blocco a Caracas. La repressione preventiva e l’incertezza sul futuro politico del Paese hanno contribuito a mantenere la calma nelle strade. Tuttavia, le aspettative di cambiamento politico rimangono diffuse, e il rilascio di oltre 40 prigionieri politici potrebbe alimentare il rischio di disordini.
I rischi del Venezuela post-Maduro
Il Venezuela post-Maduro deve affrontare molteplici rischi di violenza, provenienti sia dall’interno che dall’esterno del potere chavista. In qualità di successore di Hugo Chávez, Maduro era riuscito a conciliare le diverse correnti del chavismo, dalle più antimperialiste guidate da Padrino e Cabello, a quelle più liberali sul piano economico.
Rodríguez dovrà mantenere un difficile equilibrio: evitare un confronto diretto con gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, non apparire compiacente verso Washington. Perdere il sostegno di una parte dell’apparato di sicurezza, i cui leader hanno rifiutato l’intervento americano, potrebbe scatenare violente lotte di potere.
Gruppi armati e forze non statali
Ma i colectivos e i militari non sono gli unici attori coinvolti. Alcuni gruppi armati colombiani, come l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e le fazioni dissidenti delle FARC, hanno prosperato grazie al sostegno del governo Maduro. Questi gruppi hanno presenza nel Paese, in particolare nei corridoi del traffico di droga lungo il confine con la Colombia e vicino ai siti di estrazione dell’oro e del petrolio, dove Trump sta spingendo le compagnie petrolifere statunitensi ad aumentare presenza e investimenti.
L’ELN e lo Stato Maggiore Centrale delle FARC si sono impegnati a difendere la rivoluzione bolivariana, e potrebbero opporsi con la forza a un governo sottomesso a Washington. Finora, questo si è limitato a dichiarazioni pubbliche e spostamenti strategici verso i territori di confine.
In Venezuela operano decine di gruppi della criminalità organizzata. Le operazioni e le dimensioni della maggior parte di questi gruppi, un tempo alleati del governo di Maduro, sono state ridotte negli ultimi anni, a causa del collasso economico e dell’approccio più duro alla criminalità. È improbabile che i gruppi criminali svolgano un ruolo attivo nella transizione politica, ma rappresentano comunque una sfida di sicurezza per Rodríguez.
Pressioni di Washington e prospettive future
Washington ha chiarito che, se Rodríguez non soddisferà le sue richieste o se alcuni funzionari ostacoleranno la transizione, seguiranno nuove azioni militari statunitensi. Tuttavia, avendo perso l’elemento sorpresa, un nuovo attacco potrebbe incontrare maggiore resistenza e risultare più letale anche per la parte statunitense.
Inoltre, la destituzione di Maduro ha già alimentato sospetti e tensioni interne; colpire un altro alto funzionario venezuelano renderebbe più probabile uno scontro sanguinoso, soprattutto se si trattasse di qualcuno che controlla le forze di sicurezza e le milizie, come Diosdado Cabello.
Il blocco petrolifero e l’impatto economico
Nel frattempo, il blocco navale statunitense continuerà probabilmente a limitare la capacità del Venezuela di esportare petrolio, poiché gli Stati Uniti hanno dimostrato la determinazione a inseguire le petroliere sospette anche nel Nord Atlantico. La riduzione delle entrate petrolifere, che hanno mantenuto unita l’élite chavista, potrebbe indurre Rodríguez a concludere accordi sfavorevoli con Washington, minando la coesione del governo.
Non è chiaro se l’amministrazione Trump continuerà ad attaccare navi sospette di narcotraffico ora che è passata agli attacchi terrestri e che Maduro – considerato da Washington il capo delle operazioni di droga – è in custodia americana. Trump si è vantato degli attacchi contro 34 navi da settembre, che hanno causato 110 morti e bloccato il traffico marittimo di droga verso gli USA, accennando alla possibilità che il prossimo obiettivo siano i cartelli messicani.
Tuttavia, gli Stati Uniti vorranno valutare tutte le conseguenze politiche e internazionali dell’intervento in Venezuela, assicurandosi che il Paese non precipiti nel caos. Paradossalmente, il successo di una transizione graduale e con consenso negli USA potrebbe rafforzare la tendenza all’uso delle operazioni militari dirette come strumento permanente della politica statunitense nella regione.
Tiziano Breda è attualmente Analista Senior per l'America Latina e i Caraibi ad ACLED e ricercatore associato presso l'Istituto Affati Internazionali.





