Gli aspetti geopolitici e geoeconomici della strategia italiana nell’Artico

Negli ultimi anni, il contesto internazionale ha rimodellato il panorama politico artico su più dimensioni: geopolitica, militare, di governance, economica ed energetica. Il quadro di cooperazione che a lungo ha sostenuto la governance artica ora appare insufficiente, spingendo gli stakeholder a esplorare nuove vie per la cooperazione e a sviluppare strumenti diplomatici e politici alternativi.

L’Artico rimane principalmente una questione degli Stati artici e delle popolazioni locali. Gli effetti del cambiamento climatico sui mezzi di sussistenza e sulla navigazione, insieme alle questioni dello sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, colpiscono direttamente le comunità artiche. Tuttavia, le nuove opportunità economiche derivanti dal cambiamento climatico hanno attirato attori esterni i cui interessi strategici nella regione continuano ad ampliarsi. Sviluppi recenti riguardanti la Groenlandia illustrano come le grandi potenze abbiano dimostrato un interesse crescente nello sfruttare le risorse artiche, a volte ignorando l’integrità territoriale, i diritti e le preferenze delle popolazioni locali, nonché le alleanze e i quadri di governance consolidati.

Una sfida chiave per la regione è quindi bilanciare i diritti sovrani e le priorità degli attori artici con gli interessi legittimi dei paesi esterni, garantendo che la partecipazione non artica alla governance, all’energia e alla sicurezza rispetti le prerogative regionali. Tra i paesi non artici, l’Italia vanta un impegno di lungo corso, e proficua, con gli stakeholder locali. La Strategia Artica italiana aggiornata, pubblicata a gennaio 2026, cerca di rispettare questo equilibrio mantenendo gli obiettivi strategici principali con la consapevolezza dei profondi cambiamenti del contesto..

Il documento afferma esplicitamente che l’Italia promuoverà i suoi obiettivi artici, dando priorità alla preservazione ambientale, all’uso sostenibile delle risorse naturali e alla ricerca scientifica. La strategia riconosce anche che la dimensione di sicurezza artica richiede ora una maggiore attenzione a causa degli sviluppi recenti, dall’invasione russa dell’Ucraina fino alle minacce emergenti. Sebbene non menzionate esplicitamente, le recenti dichiarazioni dell’amministrazione statunitense riguardo la sovranità danese sulla Groenlandia pongono una sfida fondamentale alla partnership transatlantica.

Il documento evidenzia anche il sostegno italiano al ruolo dell’Unione Europea nell’Artico e agli Stati membri Ue artici: le politiche artiche italiane devono mantenere il focus sugli attori regionali, ma anche allinearsi a un approccio europeo più ampio alla regione. Infatti, il documento esprime un sostegno incondizionato al diritto internazionale e ai forum multilaterali nell’affrontare le questioni artiche, sottolineando il ruolo strategico del Consiglio Artico nel disinnescare i conflitti, moderare le differenze politiche e strategiche e perseguire obiettivi condivisi. Un’enfasi significativa dato che la centralità del Consiglio nella governance artica è stata messa in discussione dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina e la successiva sospensione della cooperazione con Mosca. L’accento posto sul diritto internazionale, combinato con il rispetto per le tradizioni, le abitudini e le pratiche delle popolazioni locali, suggerisce un approccio alternativo alla governance artica, che contrasta con le posture assertive (e a volte aggressive) recentemente adottate dagli Stati Uniti e storicamente perseguite dalla Russia.

Un secondo elemento chiave è il sostegno dichiarato dall’Italia all’aggiornamento e al rafforzamento della Politica Artica europea del 2021, risalente a un periodo in cui i rapporti con Mosca, pur problematici, rimanevano funzionali, e la cooperazione con Washington continuava nonostante le tensioni durante la prima amministrazione Trump. Quel documento si concentrava principalmente su questioni ambientali, ricerca scientifica e transizione energetica, con solo un vago riferimento alle dimensioni di sicurezza regionale.

Le istituzioni Ue hanno recentemente annunciato l’avvio di un processo di rinnovamento della politica, che dovrebbe continuare a riconoscere la Nato come partner fondamentale per la sicurezza regionale rafforzando simultaneamente i legami con partner affini come Norvegia, Canada e Islanda. Sebbene l’Italia non sia uno Stato artico, i suoi interessi economici, la presenza storica nella regione e l’impegno tradizionale per la cooperazione multilaterale e la diplomazia le consentono di svolgere un ruolo prezioso nel sostegno al nuovo approccio di Bruxelles verso il Grande Nord.

La Strategia Artica italiana affronta anche le dimensioni economiche ed energetiche dell’impegno locale, dove l’expertise e la capacità industriale italiana possono offrire contributi concreti allo sviluppo regionale per affrontare il cambiamento climatico.

La Strategia delinea le aree economiche in cui l’Italia può svolgere un ruolo chiave, in particolare la cantieristica navale, l’energia – sia combustibili fossili che minerali – e lo spazio. Riguardo alla cantieristica navale, l’Italia può lavorare con partner per sviluppare trasporti marittimi avanzati e sostenibili. Allo stesso tempo, l’Italia potrebbe essere preoccupata per uno sviluppo più rapido delle rotte artiche, la cui ascesa potrebbe ridurre la rilevanza di altre rotte tradizionali, come quelle che attraversano i porti del Mediterraneo. La navigazione nell’Artico richiederà comunque investimenti massicci in infrastrutture correlate e drastici miglioramenti nei rapporti politici tra UE e Russia, nel caso della Rotta a Nord-Est russa.

Un’altra area di interesse è rappresentata dalle risorse energetiche presenti . Nel 2008, l’US Geological Survey ha valutato il grande potenziale delle risorse idrocarburiche nella regione, il cui sviluppo dipende però da fattori politici e dagli sviluppi di mercato. Ogni paese artico ha perseguito approcci diversi che possono attrarre (o no) investimenti in progetti idrocarburici ad alto capitale: la Norvegia rimane impegnata nell’esplorazione di petrolio e gas, mentre il Canada ha imposto una moratoria sull’esplorazione nel 2016. In questo contesto, i profondi rapporti energetici tra Italia e Norvegia si sono rafforzati nel corso degli anni.

Inoltre, l’Italia può anche collaborare con le comunità artiche per lo sviluppo di energia sostenibile. La Strategia cita la geotermia come area principale per una cooperazione più profonda con i paesi artici. Un esempio positivo è il memorandum d’intesa firmato con l’Islanda nel 2024, basato sulle rispettive conoscenze ed expertise tecnologiche. Questo approccio può essere replicato con altri paesi artici a favore dell’innovazione e di soluzioni sostenibili per le comunità locali.

Infine, la Strategia menziona l’importanza del potenziale artico nell’ambito dei materiali critici (CRM) e delle catene di approvvigionamento: senza CRM, industrie strategiche come il digitale, il cleantech e il settore militare non possono prosperare. Mentre il ghiaccio artico si scioglie, il potenziale minerale della regione attira inevitabilmente un interesse crescente da parte di paesi e aziende, come evidenziato dagli sviluppi intorno alla Groenlandia. Si stima che l’Artico contenga diverse risorse minerali; tuttavia, le attività effettive di mappatura ed esplorazione definiranno quanto l’Artico possa effettivamente contribuire ai mercati minerali globali. Attualmente, l’Artico rappresenta più del 10% della produzione globale per solo tre minerali critici: platino, palladio e nichel.

Il governo italiano ha lavorato con diversi paesi artici per rafforzare le catene di approvvigionamento minerale. L’Italia ha intensificato la sua cooperazione con il Canada mediante la Dichiarazione Congiunta sui CRM (2024), con la quale i due Paesi si sono impegnati ad approfondire la cooperazione politica a livello bilaterale. Nel 2025, hanno lanciato formalmente il Dialogo Energetico bilaterale Canada-Italia, un meccanismo di coordinamento per promuovere priorità condivise su energia e risorse naturali. Allo stesso tempo, l’Italia è impegnata a espandere i rapporti esistenti con altri partner artici tradizionali, come la Norvegia, attraverso una Dichiarazione Congiunta sui CRM.

Queste iniziative sono certamente radicate in uno sforzo diplomatico europeo più ampio con Canada e Norvegia per contrastare frammentazione e insicurezza. L’Ue ha infatti rivitalizzato il suo rapporto con il Canada tramite l’Accordo di Partenariato Strategico e l’Alleanza Verde UE-Canada, e ha ampliato i legami energetici e politici con la Norvegia.

Oltre alle relazioni bilaterali, l’Italia cerca di affrontare le preoccupazioni di sicurezza attraverso il multilateralismo e in forum internazionali, come il Piano d’Azione G7 sui Minerali Critici, lanciato nel 2025. Nell’ottobre 2025, il Canada ha annunciato il primo round di 26 nuove misure e progetti strategici con nove paesi alleati, inclusa l’Italia, nell’ambito dell’Alleanza per la Produzione di Minerali Critici per sbloccare 6,4 miliardi di dollari destinati ad accelerare lo sviluppo delle catene di approvvigionamento CRM. Costruire catene del valore CRM nell’Artico richiederà un approccio completo e un dialogo politico permanente con i partner, tenendo conto dei bisogni locali e della sostenibilità ambientale.

La nuova strategia nazionale italiana illustra la rilevanza degli affari artici anche per i paesi non artici. L’Italia ha costruito estese relazioni con i paesi della regione, sfruttando ricerca scientifica, know-how industriale e valori condivisi. Il nuovo scenario globale induce l’Italia a favorire e rafforzare una collaborazione più profonda su temi strategici con i paesi artici e a impegnarsi proattivamente con la regione – nonostante la distanza geografica. La posizione italiana deve allinearsi e può arricchire l’approccio europeo più ampio . Inoltre, sarà cruciale garantire un coordinamento politico costante e coerente con tutti gli stakeholder per tradurre la strategia nazionale in realtà. Questo è particolarmente vero alla luce delle sfide senza precedenti generate dalla competizione globale e dalle tensioni transatlantiche.

Ricercatore nel programma “Energia, clima e risorse” dello IAI. I suoi principali temi di ricerca sono legati ai mercati energetici e alla geopolitica e geoeconomia energetica nelle principali aree geografiche, quali Europa, Medio Oriente e Nord Africa, Africa e area ex sovietica.

Ricercatore nel programma “Ue, politica e istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali. I suoi interessi di ricerca includono la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, i rapporti tra organizzazioni internazionali nel settore della difesa euro-atlantica, i rapporti tra Ue e Regno Unito in ambito di difesa e sicurezza, il terrorismo internazionale e la sicurezza climatica.

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