Trentennale InCE: il discorso di Stefania Craxi

Il trentesimo anniversario dell’istituzione del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea, nato su impulso dell’allora Ministro degli Esteri, Gianni de Michelis, rappresenta un’occasione importante non solo per richiamare una tappa istituzionale significativa, ma anche per riflettere sul ruolo che la cooperazione regionale ha svolto nella trasformazione dell’Europa degli ultimi decenni.

L’Iniziativa Centro Europea nasce nel 1989, in uno dei passaggi cruciali della storia contemporanea. La fine della divisione del Continente apriva una fase nuova, segnata dalla necessità di ricostruire relazioni politiche, economiche e istituzionali fra Paesi che per quasi mezzo secolo erano stati divisi da una “cortina di ferro”.

In quel contesto, la creazione di un foro di cooperazione tra Stati dell’Europa occidentale, centrale e orientale rispondeva all’esigenza di favorire la stabilizzazione del Continente attraverso strumenti di dialogo politico, cooperazione tecnica e progressiva convergenza istituzionale.

L’InCE rappresentò, in questo senso, una delle prime espressioni di quel mosaico di iniziative che hanno accompagnato il processo di riunificazione europea dopo la Guerra fredda: non un’organizzazione alternativa ai grandi processi di integrazione comunitaria, ma uno spazio “complementare” in cui fosse possibile far germogliare la fiducia reciproca.

L’istituzione del Segretariato Esecutivo, nel 1996, ha poi segnato un tornante di svolta nel processo di maturazione dell’Iniziativa. Dotarsi di una struttura permanente significava trasformare una piattaforma di dialogo politico in uno strumento capace di promuovere e coordinare programmi concreti di cooperazione fra gli Stati membri.

La scelta della sede non è stata certo casuale, ricadendo su Trieste, la città storicamente crocevia di scambi, punto di convergenza di influenze latine, slave e germaniche.

In questi trent’anni, il Segretariato ha svolto una funzione essenziale nel dare continuità all’azione dell’InCE, configurandosi come vera e propria infrastruttura istituzionale della cooperazione regionale, capace di mettere in rete amministrazioni pubbliche, Università, centri di ricerca, istituzioni finanziarie e attori economici.

Attraverso strumenti operativi come il Cooperation Fund, il Know- how Exchange Programme e i programmi realizzati in collaborazione con le istituzioni internazionali, l’InCE ha sostenuto numerose attività nei campi della modernizzazione amministrativa, dello sviluppo infrastrutturale, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità ambientale e della cooperazione scientifica.

Il valore di queste iniziative non risiede soltanto nei singoli progetti realizzati, ma soprattutto nel contributo che esse hanno offerto al rafforzamento delle capacità istituzionali dei Paesi partecipanti e alla diffusione di standard amministrativi e normativi coerenti con il quadro europeo. In questo senso, uno degli apporti più rilevanti dell’InCE è stato il sostegno ai percorsi di integrazione comunitaria dei Paesi dell’Europa centro-orientale e dei Balcani occidentali, articolatosi tramite le attività di formazione, lo scambio di competenze e i progetti di capacity building.

Nel luglio dello scorso anno, ho presentato in Commissione Affari esteri e difesa del Senato, che mi onoro di presiedere, una risoluzione – approvata all’unanimità – sul rafforzamento dell’InCE, riconoscendone l’importanza strategica e la cifra distintiva di un impegno che corrisponde alle direttrici stesse di azione prioritaria per la politica estera italiana: dal capitolo sull’allargamento dell’Unione europea fino al sostegno – politico e concreto – all’Ucraina, passando per il sempre più forte impulso alla cooperazione regionale anche al fine di promuovere gli scambi economico- commerciali e gli investimenti delle aziende.

Il mio intento era quello di valorizzare il lavoro compiuto e di promuovere nuove prospettive d’azione, nel convincimento che occorra rafforzare, nel quadro degli scenari globali in evoluzione, il ruolo dell’InCE nei confronti del sistema delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, in particolare per il riconoscimento dell’Organizzazione quale soggetto attuatore di cooperazione delegata da parte della Commissione UE.

In un panorama segnato da profonde tensioni geopolitiche e da una ridefinizione degli assetti globali, è più che mai necessario pavimentare il tragitto della cooperazione, investire in fiducia, pragmatismo e visione strategica come leve per alimentare le politiche di stabilizzazione.

Le grandi sfide del nostro tempo hanno risvolti molteplici, investono la transizione energetica, la trasformazione digitale, la modernizzazione delle infrastrutture, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Tutti ambiti nei quali la cooperazione regionale può contribuire in modo decisivo a generare effetti concreti e duraturi, rafforzando le partnership e definendo i lineamenti di soluzioni condivise.

Celebrare l’anniversario del Segretariato Esecutivo dell’InCE significa dunque non solo rendere omaggio al lavoro svolto in questi decenni, ma rinnovare l’impegno a fornire nuovi impulsi affinché l’Iniziativa Centro Europea possa contribuire con sempre maggiore efficacia alla stabilità, alla crescita sostenibile e al rilancio dell’integrazione europea.

L’esperienza dell’InCE testimonia che il processo di costruzione dell’Europa non passa soltanto attraverso le grandi decisioni che maturano in ambito istituzionale, ma anche attraverso il paziente lavoro della cooperazione regionale, del dialogo tra Stati e della condivisione di competenze ed esperienze.

Lo spirito cooperativo ha alimentato il più lungo periodo di stabilità e prosperità nella storia del nostro continente. E oggi, nonostante un forte vento che soffia in direzione contraria, rappresenta la risorsa più preziosa per disegnare il futuro.

Consentitemi, in chiusura, di fare mio l’appello del Patriarca Porfirije, capo della Chiesa ortodossa serba. Se i cristiani ortodossi serbi fossero costretti a lasciare il Kosovo e Metohija, sarebbe un fallimento per tutti coloro che lavorano affinché i Balcani rimangano quel meraviglioso mosaico, crocevia di storia, popoli, cultura e religioni che devono continuare a coesistere in pace.

Stefania Craxi

Ultime pubblicazioni