27 Novembre 2022

Rassegna stampa africana: l’eccidio in Mali, la fame e il commercio d’armi

Pubblichiamo dei passaggi della rassegna stampa settimanale sull’Africa, curata da Jean-Léonard Touadi per RadioRadicale. È possibile ascoltare il podcast dal sito dell’emittente. Clicca qui per ascoltare

Il focus principale di questa rassegna stampa del 9 aprile è sul Mali, e precisamente sul villaggio di Moura, dove, secondo numerose testimonianze, sarebbero stati perpetrati crimini di guerra e crimini contro l’umanità, con il plausibile coinvolgimento diretto dei russi della brigata Wagner. Torniamo a parlare anche di insicurezza alimentare e commercio internazionale di armi nel continente africano.

I massacri di Moura in Mali

In un articolo di Deutsche Welle si riportano le testimonianze e i dettagli raccolti da Human Rights Watch, “secondo cui centinaia di civili sarebbero stati uccisi nel villaggio di Moura all’occasione di un’operazione antiterrorismo. Tra il 27 e il 31 marzo, l’esercito del Mali, accompagnato da soldati russi, avrebbe ucciso quasi 300 persone, per lo più civili, nel villaggio al centro del paese. La giunta al potere in Mali avrebbe inizialmente negato le accuse per poi finire con autorizzare l’apertura di un’inchiesta”.

Sempre su Moura, Le Monde sottolinea come “l’esercito maliano e i testimoni intervistati dalla stampa o dall’Ong Human Rights Watch offrano versioni diametralmente opposte. Mentre le autorità dichiarano di aver neutralizzato 203 jihadisti in un’operazione su larga scala, i sopravvissuti raccontano di una massa di esecuzioni sommarie di civili, stupri e saccheggi da parte di soldati maliani e presunti combattenti stranieri russi”.

Anche Agenzia Nova dedica un lungo articolo agli avvenimenti di Moura e riporta che “le Nazioni Unite chiedono alle Autorità di transizione del Mali di autorizzare alla Missione delle Nazioni Unite di mantenimento della pace in Mali (Minusma) il pieno accesso al luogo del presunto massacro di civili perpetrato da truppe maliane e combattenti stranieri presumibilmente appartenenti al gruppo paramilitare russo Wagner. La missione Minusma ha tentato di accedere all’area ed è stata in grado di effettuare un volo di ricognizione il 3 aprile ma l’autorizzazione a dispiegare una missione integrata finora non è avvenuta nonostante un impegno significativo con le autorità nazionali”.

Insicurezza alimentare: Fao lancia l’allarme

Anche questa settimana torniamo ad affrontare la questione dell’insicurezza alimentare nel continente africano, con un approfondimento di Africa Rivista. Si legge infatti che “in risposta ai livelli senza precedenti di acuta insicurezza alimentare nelle regioni del Sahel e del Lago Ciad, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) si è unita alla comunità internazionale nel richiedere un urgente aumento degli aiuti d’emergenza e il rafforzamento della capacità di ripresa delle popolazioni vulnerabili e dei sistemi agro-alimentari”. In una nota Fao riportata dall’articolo si legge che “per il terzo anno consecutivo i paesi del Sahel e dell’Africa occidentale stanno affrontando una crisi alimentare e nutrizionale di proporzioni eccezionali. L’insicurezza alimentare acuta è quasi quadruplicata tra il 2019 e il 2022, passando rispettivamente da 10,8 milioni a 40,7 milioni di persone, con altri milioni a rischio di scivolare in una situazione di crisi o peggio.  In particolare, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Nigeria stanno sopportando il peso maggiore.

Sempre secondo la Fao, “questa situazione è il risultato di problemi strutturali a lungo termine, tra cui la povertà, la mancanza di disponibilità e accesso ai servizi sociali di base e l’insicurezza prolungata. I recenti shock socioeconomici, gli eventi meteorologici estremi e gli impatti della pandemia da Covid-19, l’atipico aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base e le gravissime conseguenze della guerra in Ucraina, stanno tutti esacerbando la situazione alimentare e nutrizionale”.

L’Africa nel commercio di armi

Riproponiamo un articolo pubblicato dalla rivista Nigrizia il 14 marzo, in cui si offre un’esaustiva sintesi del rapporto sugli andamenti del commercio internazionale di armamenti dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). Il nuovo rapporto registra “un calo globale del commercio rispetto al quinquennio 2012-2016, con una tendenza in aumento all’importazione degli armamenti in Europa già prima della guerra mossa dalla Russia contro l’Ucraina. Tra il 2017 e il 2021, l’incremento è stato del 19% rispetto ai cinque anni precedenti”.

Come scrive Nigrizia, “con una quota di mercato mondiale del 39%, gli Usa si confermano il primo esportatore di armamenti, aumentate tra il 2017 e il 2021 del 14% rispetto al quinquennio precedente. Usa, Russia (19%), Francia (11%), Cina (4,6%) e Germania (4,5%) e Italia (3,1%) rappresentano oltre l’80% di tutte le esportazioni per la difesa nel mondo negli ultimi cinque anni”.

I principali importatori di sistemi d’arma sono India, Arabia Saudita, Egitto, Australia e Cina ma degne di nota sono le “importazioni di armi del Cairo, cresciute del 73% nel periodo preso in considerazione dal rapporto Sipri”. Si aggiunge inoltre che “tra il 2012-16 e il 2017-21 le importazioni di armi da parte dei paesi africani sono diminuite del 34%, passando da una percentuale complessiva sul mercato globale dell’8,4% al 5,8% dell’ultimo quinquennio”. Dato significativo che spiega la centralità russa in Africa e alcune delle scelte fatte recentemente dai Paesi africani in seno all’assemblea generale dell’ONU è che Mosca “resta il più grande fornitore, rappresentando il 44% delle importazioni di armi al continente africano, seguita dagli Stati Uniti (17%), Cina (10%) e Francia (6,1%)”.

Un focus sull’Africa sub-sahariana rivela che “gli stati della regione hanno rappresentato il 2% delle importazioni globali di sistemi d’arma nel 2017-21, con un calo del 35% rispetto al dato del 2012-16. I cinque maggiori importatori sono stati Angola, Nigeria, Etiopia, Mali e Botswana e i loro recenti acquisti hanno avuto un ruolo importante negli attuali conflitti armati in Nigeria, Etiopia e Mali”.

Rassegna stampa a cura di Jean-Léonard Touadi, funzionario FAO, docente di geografia dello sviluppo in Africa, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Foto di copertina EPA/H.DIAKITE

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