Il Critical Raw Materials Act: la governance climatica europea di fronte alla sfida delle materie prime critiche

Negli ultimi anni la governance climatica è diventata uno dei terreni centrali su cui si ridefiniscono i rapporti di potere nelle relazioni internazionali. La transizione energetica, lungi dall’essere un processo esclusivamente ambientale, ha assunto una dimensione geopolitica e geoeconomica sempre più evidente, mettendo al centro la questione della sicurezza economica e dell’accesso alle risorse strategiche. In questo quadro si inserisce il Critical Raw Materials Act (CRMA), uno dei pilastri della nuova politica industriale e climatica dell’Unione europea.

Gli studi sulle relazioni internazionali hanno da tempo superato l’idea che l’interdipendenza economica produca automaticamente stabilità. Come osservavano già Robert Keohane e Joseph Nye, l’interdipendenza è spesso asimmetrica e genera nuove forme di potere. In un contesto segnato da catene del valore globali complesse, la vulnerabilità non emerge tanto dalla mancanza di relazioni economiche, quanto dalla loro concentrazione e dalla possibilità di trasformarle in strumenti di coercizione. È su questo terreno che si innesta il dibattito sulla cosiddetta weaponized interdependence, che mette in luce come alcuni attori centrali nei network globali possano sfruttare nodi strategici – finanziari, tecnologici o materiali – per esercitare pressione politica.

La transizione energetica, assieme a quella digitale, amplifica queste dinamiche. Tecnologie fondamentali per la decarbonizzazione, come le batterie, i pannelli solari, le turbine eoliche o i semiconduttori, dipendono in misura crescente da un numero limitato di materie prime ‘critiche’, come litio, cobalto, terre rare e grafite. La concentrazione geografica dell’estrazione e della raffinazione, spesso in paesi politicamente instabili o caratterizzati da modelli di governance opachi, espone l’Unione europea a rischi economici e strategici significativi.

Le crisi recenti hanno accelerato questa consapevolezza. La pandemia di Covid-19 ha mostrato la fragilità delle catene di approvvigionamento globali; la guerra in Ucraina ha reso evidente come le dipendenze economiche possano trasformarsi rapidamente in vulnerabilità geopolitiche. In risposta, l’Ue ha progressivamente integrato la dimensione della sicurezza nelle proprie politiche climatiche e industriali, superando una visione puramente normativa della transizione verde.

Il Critical Raw Materials Act, presentato dalla Commissione europea nel 2023, rappresenta una sintesi di questo cambiamento di paradigma. L’obiettivo dichiarato è ridurre le dipendenze strategiche dell’Ue garantendo un accesso sicuro, sostenibile e diversificato alle materie prime critiche necessarie per la transizione verde e digitale. Il CRMA fissa soglie quantitative ambiziose: entro il 2030 almeno il 10% del fabbisogno europeo dovrà essere estratto, il 40% raffinato e il 15% riciclato all’interno dell’Unione. Allo stesso tempo, nessun paese terzo dovrà fornire più del 65% di una singola materia prima strategica.

Il regolamento si inserisce in una più ampia strategia europea che combina strumenti di mercato, cooperazione internazionale e capacità regolatoria. Da un lato, Bruxelles punta a rafforzare le proprie filiere industriali interne, incentivando investimenti, semplificando le procedure autorizzative e sostenendo ricerca e innovazione. Dall’altro, promuove partenariati strategici con paesi terzi, in particolare nel cosiddetto Global South, attraverso iniziative come il Global Gateway, con l’obiettivo di garantire approvvigionamenti stabili e sostenibili senza riprodurre logiche estrattive di tipo neocoloniale.

Il CRMA riflette anche una caratteristica distintiva della “politica estera” europea: la fiducia nel potere normativo. Attraverso standard ambientali, sociali e di governance elevati, l’Ue cerca di esternalizzare le proprie regole lungo le catene del valore globali, sfruttando il peso del mercato unico. È una strategia storicamente coerente con il cosiddetto “effetto Bruxelles”, ma che oggi assume una valenza più esplicitamente geoeconomica, in risposta a un contesto internazionale sempre più competitivo.

Resta tuttavia aperta una tensione di fondo. La volontà di rafforzare l’autonomia strategica europea si confronta con la necessità di mantenere un sistema commerciale aperto e multilaterale. Inoltre, il coinvolgimento crescente del settore privato – indispensabile per realizzare gli obiettivi del CRMA – pone interrogativi sulla capacità delle istituzioni europee di coordinare interessi divergenti e di garantire che la transizione verde non si traduca in nuove forme di dipendenza o di conflitto.

Il Critical Raw Materials Act, dunque, non rappresenta un mero strumento di politica industriale, ma un tassello centrale della ridefinizione del ruolo che l’Unione europea aspira a ricoprire nel sistema internazionale. Attraverso la regolamentazione dell’utilizzo delle materie prime critiche, Bruxelles tenta di conciliare priorità climatiche, sicurezza economica e proiezione geopolitica, muovendosi in quello spazio sempre più affollato in cui interdipendenza e competizione convivono. Se questa strategia riuscirà a rafforzare la resilienza europea senza compromettere la cooperazione internazionale, sarà uno strumento fondamentale per affrontare le sfide decisive del prossimo decennio.

 

Questo articolo è un estratto della tesi “Governance climatica e interdipendenza complessa: Il Critical Raw Materials Act nella politica estera dell’Ue” del Dott. Giacomo Bodrato (Corso di laurea triennale in Scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione, relatore prof. Giuseppe Gabusi), vincitrice nella categoria tesi di laurea triennali della terza edizione del Premio per tesi di laurea triennali e magistrali IAI-Dipartimento di Culture, Politica e Società Università di Torino “L’Italia, l’Europa e le relazioni internazionali: storia, politiche, prospettive”, istituito con il supporto della Fondazione CSF e della Fondazione Compagnia di San Paolo e rivolto a neolaureati dell’Università degli Studi di Torino che avessero discusso una tesi di laurea tra ottobre 2024 e novembre 2025.

Giacomo Bodrato

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