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YVES-HENG LIM, China’s Naval Power

In una fase in cui la Cina sembra diventare ogni giorno più aggressiva e determinata ad acquisire il controllo dei territori circostanti, l’analisi di Yves-Heng Lim risulta utilissima per decodificare premesse e implicazioni della scelta fatta dalla principale potenza asiatica di rafforzare la marina militare nazionale.

Il libro di Lim è unico nel suo genere, anche perché è stato in grado di interpretare gli scritti originali dei massimi rappresentanti dell’esercito della Repubblica popolare attraverso uno schema teorico molto rigoroso come quello delle teorie dell’egemonia. Un approccio, questo, che ha permesso all’autore di confutare una serie di assunti avallati dalle più classiche interpretazioni di priorità e linee guida della politica estera e militare cinese.

La Cina ha bisogno di ammodernare la marina militare nazionale per consolidare la propria posizione di potenza egemonica in Asia orientale. La Repubblica popolare cinese sente la necessità di rafforzare la propria egemonia regionale in quest’area non perché spinta da intenzioni particolarmente bellicose, quanto perché è questo l’unico modo che ha per aumentare la propria sicurezza.

In un contesto come quello contemporaneo in cui tutte le regioni possono essere considerate in qualche modo aperte (e quindi attaccabili da rivali “esterni” – nel caso cinese il riferimento è agli Stati Uniti), diventa fondamentale rafforzare la marina militare per poter far fronte a qualsiasi tipo di minaccia.

Due le idee forti di questo testo: la necessità di puntare sulle forze navali per controbilanciare l’eventuale ingerenza dell’unica nazione che, oggi, può permettersi di spaventare la Cina, vale a dire gli Stati Uniti, riducendone la capacità di penetrazione in Oriente anche per via marittima, e la convinzione che la Cina non sia mai stata “socializzata” dalle istituzioni che coordinano le varie iniziative di regionalismo asiatico, ma che, al contrario, le abbia sfruttate per gettare le basi della propria egemonia regionale. Si tratta di assunti molto forti che, tuttavia, Lim argomenta con serietà e precisione.

Per l’autore la mancanza di “socializzazione istituzionale” è una conseguenza del fatto che, negli anni, il desiderio di affermarsi come potenza egemonica nella regione circostante sia sempre rimasto prioritario per la Cina. Tuttavia, il fatto che un riassestamento degli equilibri di potere su scala globale abbia via via ridotto l’efficacia di molte iniziative multilaterali, il fatto che i metodi decisionali adottati da questi forum di fatto permettessero alla Cina sia di parteciparvi a un costo molto ridotto, sia di sfruttarli per ridurre il peso degli eventuali rivali regionali al loro interno, hanno convinto Pechino ad entrarne a far parte senza mai rischiare di rimanervi imbrigliata.

Se la socializzazione istituzionale è stata utilizzata come copertura di un progetto egemonico di ben altro spessore, l’autore ritiene che anche la lettura del rafforzamento della marina militare per riconquistare Taiwan o per imporsi sugli avversari coinvolti nelle dispute territoriali recentemente riesplose sia sbagliata.

Per avere la meglio su entrambi i fronti, infatti, Pechino non avrebbe avuto bisogno di investire in maniera tanto massiccia nell’ammodernamento delle sue forze armate. Ecco perché questa decisione non può che essere giustificata dalla necessità di fornire una risposta a una minaccia americana che diventa ogni giorno più concreta in virtù degli interessi cui l’America ha dimostrato di non voler rinunciare in tutta l’area dell’Asia-Pacifico.

Solo riducendo drasticamente il peso degli Stati Uniti nella regione Pechino può sperare di realizzare il suo sogno di egemonia locale, e dal momento che qualsiasi confronto con Washington non potrà che avvenire sui mari, diventa facile comprendere la scelta della nuova classe dirigente di affidare un ruolo prioritario alla marina militare nazionale.

Yves-Heng Lim, China’s Naval Power. An Offensive Realist Approach, Ashgate, 2014, xii, 217 p. (Corbett Centre for Maritime Policy Studies series), ISBN 978-1-4094-5184-6.

Claudia Astarita insegna Culture and Business Practice in Asia alla Rmit University di Melbourne e si occupa di India per il Centro militare di studi strategici (CeMiSS) di Roma.