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Unione europea: da “Potenza civile” a soggetto di sicurezza globale?

L’Unione europea si caratterizza come entità ibrida e mutante, una commistione di elementi di intergovernativismo e sovranazionalismo, la cui azione esterna è gestita da un insieme di interlocking institutions attraverso un’ampia gamma di politiche e strumenti di soft e hard power. Nel corso degli anni, l’Ue si è affermata come attore di sicurezza a livello internazionale: dapprima utilizzando i mezzi tipici di una potenza “civile” (Duchene, 1972) o “normativa” (Manners, 2002), tra cui gli strumenti economico e commerciale, il dialogo politico, la cooperazione regionale, gli aiuti umanitari e allo sviluppo, l’allargamento. Più recentemente, ed in particolare dalla definizione di una Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd) e di una Strategia europea di sicurezza, l’Ue si è progressivamente dotata di strutture e mezzi militari e di difesa, inaugurando una nuova fase “operativa” della sua presenza nel contesto di sicurezza globale.

È questo il quadro che emerge dal volume “L’Europa sicura”, curato da Serena Giusti e Andrea Locatelli, che riunisce i contributi di una dozzina di docenti e ricercatori presso università ed istituti di ricerca italiani con l’obiettivo di analizzare i successi e i fallimenti delle politiche di sicurezza messe in atto dall’Unione europea. L’obiettivo del volume è anche quello di collocare l’Ue nell’attuale contesto di sicurezza internazionale, identificando le nuove sfide da fronteggiare e i nuovi interlocutori con i quali confrontarsi. La fluidità del sistema internazionale e le nuove dinamiche della globalizzazione (economiche, demografiche, energetiche) rappresentano un rischio reale di marginalizzazione per l’Europa e una minaccia per il benessere e la sicurezza dei cittadini europei. Tuttavia, la risposta non risiede nella chiusura in una “Europa fortezza”, ma nel potenziamento degli strumenti di proiezione ed azione internazionale dell’Ue.

In quest’ottica, tre sono le prospettive principali di osservazione adottate nel volume: la natura e l’evoluzione dell’Unione europea come security provider, attraverso l’esame delle sue istituzioni e politiche di sicurezza; la proiezione internazionale dell’Unione europea nel security context contemporaneo, tenendo in considerazione le nuove minacce alla sicurezza; la prospettiva geopolitica della sicurezza europea.

La prima parte si apre con un’analisi teorica del ruolo dell’Ue nel mondo, utilizzando gli approcci classici all’integrazione europea e le principali teorie delle relazioni internazionali. Ripercorre poi i momenti fondamentali dello sviluppo dell’integrazione europea nei settori della sicurezza e della difesa e concettualizza l’Ue come potenza civile, sia per gli strumenti che utilizza, sia per i valori e le norme che essa promuove nelle sue relazioni esterne. Si conclude con uno sguardo d’insieme sui limiti e le potenzialità dello sviluppo delle capacità militari e di difesa dell’Ue.

La seconda parte offre invece un quadro dell’Ue nel contesto di sicurezza regionale ed internazionale, partendo da una riflessione sulla sicurezza in termini di minacce, identità ed istituzioni, ed analizzando le risposta dell’Ue in termini di promozione della democrazia, lotta al terrorismo, prevenzione dei conflitti e gestione militare delle crisi, sicurezza dell’approvvigionamento energetico.

La terza ed ultima parte è dedicata alla geopolitica della sicurezza europea e si articola nell’esame dei rapporti dell’Ue con le potenze tradizionali (Stati Uniti) ed emergenti (Cina, India), nonché con i Paesi vicini dell’est e del sud (attraverso le politiche di allargamento, vicinato e partenariato).

Il volume ha le caratteristiche del manuale di studio, con domande di autoverifica e web links per l’approfondimento delle tematiche trattate in ciascun contributo. Offre una visione d’insieme degli approccio concettuali e delle politiche di sicurezza dell’Ue e lo contestualizza nel panorama internazionale in costante evoluzione.

L’introduzione elaborata dai curatori funge da trait d’union tra le diverse parti del volume, che sarebbe stato maggiormente valorizzato da un capitolo finale dedicato alle conclusioni, i risultati e le prospettive della ricerca complessiva. Emergono comunque valutazioni chiare sia sui punti di forza dell’azione dell’Ue – ad esempio per quanto riguarda la politica di allargamento in funzione di stabilizzazione e sviluppo dei paesi coinvolti – sia sulle dinamiche dal risultato incerto – come quelle avviate nell’ambito della Politica europea di Vicinato e della politica mediterranea – e sulle zone d’ombra – soprattutto per quanto riguarda l’integrazione delle politiche di difesa e il settore dell’energia.

In ultima analisi, come afferma Mario Telò nel suo contributo al volume, il futuro dell’Ue come attore internazionale è subordinato all’evoluzione di variabili interne ed esterne. La capacità di risposta dell’Ue alle minacce alla sicurezza internazionale dipenderanno tanto dagli sviluppi istituzionali interni (a loro volta ostaggio dell’incertezza sulla ratifica del Trattato di Lisbona) sia da quelli esterni, in particolare i mutamenti in corso negli equilibri di potere globali. All’Europa spetta il compito di ripensare gli strumenti a sua disposizione e riformulare il suo potere di proiezione ed influenza in questo nuovo scenario.

L’Europa sicura. Le politiche di sicurezza dell’Unione Europea, Serena Giusti e Andrea Locatelli (a cura di), Egea, 2008