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Sospettosi: noi e i nostri dubbi sulla scienza, di Silvia Bencivelli

Sospettosi: noi e i nostri dubbi sulla scienza, di Silvia Bencivelli, Einaudi Editore, pagg. 288, euro 18.

Perché non crediamo più ai medici?, perché decidiamo sempre più spesso di affidarci a cure alternative, omeopatiche?, come abbiamo fatto a diventare così ‘Sospettosi’ nei confronti degli scienziati? Silvia Bencivelli, giornalista scientifica e conduttrice radiotelevisiva laureata in medicina e chirurgia, cerca le risposte a queste domande intervistando persone che hanno deciso di sottoporsi a terapie alternative rispetto a quelle consigliate dalla medicina tradizionale. Oltre che le interviste, il suo libro propone conversazioni con scienziati ‘veri’, attraverso le quali l’autrice cerca risposte alle domande poste.

Sospettosi - BencivelliGià nelle prime pagine, Silvia Bencivelli individua nei social network, definiti ‘’maieutica quotidiana della nostra violenza’’, la causa dell’affidamento di massa alla ‘pseudoscienza’. Stando a ciò che afferma l’autrice, quella dei social è una violenza che si manifesta nell’immensa quantità di commenti offensivi, aggressivi e violenti presenti sulle varie piattaforme e che scaturisce dall’incontro indisciplinato, in un ambiente virtuale, tra le cosiddette ‘bolle’ della società. Le ‘bolle’ sono i differenti gruppi che le persone formano in base a fattori come competenze e interessi in comune: i gruppi di scienziati, di non scienziati, di chi ha studiato e di chi non ha studiato ed annesse funzioni nella vita collettiva.

Nel mondo reale questi gruppi non tendono quasi mai a sovrapporsi. I social network, invece, hanno in parte abbattuto i confini tra chi ha le competenze per fornire informazioni e chi non le ha, ed è per effetto di questo fenomeno che l’autrice, accendendo il proprio pc, può osservare ciò che accade sulla sua bacheca di Facebook: ‘’leggo di (…) giovani scienziati che hanno capito tutto e ci spiegano che i giornalisti invece sono ignoranti. Leggo frasi di medici che elargiscono generosamente la propria saggezza, quelle di chi critica e pontifica, leggo i consigli di persone a cui non chiederei proprio niente. Vedo gente che conciona, litiga e insulta: una collettività rissosa pronta a tirare grandi sberle’’.

Silvia Bencivelli, per scrivere questo libro, ha deciso di intervistare solamente persone dotate ‘’di laurea scientifica o di mestiere vicino a quello dello scienziato’’ e che, nonostante ciò, hanno fatto scelte antiscientifiche, dimostrando come la sovrapposizione tutta social tra le ‘bolle’ stia cancellando l’importanza della distinzione tra chi conosce e chi invece ignora.

I social network, dunque, sono in parte responsabili dello sbiadire dei confini che regolano la società. Questo crollo della distinzione dei ruoli tra chi può spiegare e chi deve ascoltare si riflette anche nell’atteggiamento che assumiamo davanti ad un tema delicato come la salute.

Abituati come siamo a rivolgerci al dottor Google per risolvere tutti i nostri problemi, siamo finiti per credere che i consigli del motore di ricerca siano più attendibili di quelli dati dalle persone competenti in carne ed ossa (e camice bianco) e, di conseguenza, a forza di consultarlo, ci crediamo capaci di fare precise diagnosi, convinti di avere la ragione assoluta in tasca. E guai a chi ci contraddice.

Tuttavia Internet, tecnologia contemporanea, è solamente uno dei motivi di questa sfiducia nei confronti della scienza.
Un’altra causa del successo dei metodi antiscientifici, infatti, è rintracciabile scavando nel profondo dell’animo umano, senza concentrarsi troppo sugli effetti della modernità: è la nostra fragilità a renderci ‘Sospettosi’, semplicemente perché, da sempre, oltre che di stare bene, l’essere umano ha bisogno di ‘’pensare di stare bene’’. E quindi una terapia soft e naturale, senza l’ansia delle corsie d’ospedale, ci illude di poter guarire da qualsiasi cosa senza dover affrontare i traumi e i tempi imposti dalla scienza.

di Giovanni Esperti