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L’era dello sharp power. La guerra (cyber) al potere, di Paolo Messa

L’era dello sharp power. La guerra (cyber) al potere, di Paolo Messa, Università Bocconi Editore, 2018, pag. 180, euro 16,50

“Una nuova forma di potere: affilato, silenzioso e pericoloso”. Il concetto di sharp power si è fatto strada nella teoria delle relazioni internazionali, occupando uno spazio tra le più conosciute categorie di soft e hard power. Ma cosa si intende esattamente con questo termine? Il  volume di Paolo Messa si inserisce in questo dibattito, partito dal mondo accademico ma arrivato a quello politico.

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Paolo Messa è fondatore della rivista Formiche, dirige il Centro Studi Americani ed è Nonresident Senior Fellow dell’Atlantic Council a Washington DC. Studi e analisi pubblicati negli anni su Formiche sono stati elementi essenziali per la stesura del saggio, che, muovendo da un’analisi dei tratti distintivi dello sharp power, giunge a trattare il fenomeno sulla base degli esempi concreti della politica internazionale e delle relazioni tra gli Stati degli ultimi anni.

Il concetto di sharp power è in effetti piuttosto nuovo. Viene espresso per la prima volta nel 2017 dal National endowment for democracy (Ned), una fondazione no-profit statunitense che nel suo lungo rapporto “Sharp Power . Rising Authoritarian Infuence” denunciava l’azione di Stati come Russia e Cina volta promuovere una silenziosa ma efficace opera di propaganda all’estero per aumentare la propria influenza. Secondo il rapporto, i regimi illiberali tenterebbero a interferire nella vita dei Paesi democratici sfruttando a proprio favore i nuovi strumenti offerti dalla globalizzazione: manipolazione di notizie, pressioni sugli attori politici ed economici, attacchi cyber.

Insomma – per usare le parole dell’autore – siamo di fronte a una “rivoluzione nella scienza delle relazioni internazionali”. Una rivoluzione informatica che porta il conflitto politico in una dimensione digitale, che agisce sul terreno dell’opinione pubblica, della politica e dell’economia. E che soprattutto, come sottolinea l’autore, non riguarda soltanto Cina e Russia, ma investe tutte le grandi potenze, comprese quelle emergenti (il libro fa l’esempio dell’Iran) e quelle democratiche, assumendo quindi natura globale.

Alle strategie cinese e russa però il volume dedica uno spazio particolare, analizzando come negli ultimi anni le azioni estere di questi Stati abbiano consolidato la loro influenza oltre i confini nazionali. Questo è successo da una parte attraverso “offensive culturali” ed economiche e dall’altra con la fabbricazione di fake news, le azioni di cyberwarfare messe in atto da hacker – anche durante le campagne elettorali – e il controllo delle risorse energetiche.

E l’Italia quanto è minacciata  da questa guerra digitale? Paolo Messa approfondisce sapientemente anche questo tema, allargando il campo d’interesse alla rete di influenza di Russia e Cina nel nostro Paese. La prima è sempre presente nel dibattito politico italiano, della seconda invece si parla, secondo l’autore, fin troppo poco.

Chiude il libro un’inedita conversazione con Steve Bannon, stratega della campagna presidenziale di Donald Trump e suo consigliere alla Casa Bianca nei primi mesi del mandato, intervistato per Formiche durante una visita a Roma nel giugno 2018. Il dialogo con Bannon offre ulteriori spunti di riflessione sul tema, mostrando il punto di vista di quella parte della politica Usa che interpreta lo sharp power come una inevitabile evoluzione della guerra tra le grandi potenze, combattuta su piani nuovi, in primis economico e informativo.

Se lo sharp power è davvero un concetto nuovo, le sue conseguenze e i suoi effetti si vedono già da tempo. Però – ci avverte Paolo Messa alla fine del libro – bisogna stare attenti a non cadere né nell’errore di “alimentare una fobia di volta in volta centrata sulla Russia, la Cina o l’Iran”, né in quello opposto di sottovalutare la minaccia di questa attuale espressione delle relazioni internazionali.

Ilaria Lang