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Rivolte, media e immigrazione nel contesto franceseChi c’è dietro la primavera araba

Là-Bas la Banlieue. Rivolte, media e immigrazione nel contesto francese
A metà tra il reportage narrativo e il saggio descrittivo, tra l’analisi del contesto e l’inchiesta sul campo, “Là-Bas la Banlieue”, scritto da Vincenzo Sassu, un autore giovane, giornalista freelance, racconta le rivolte che, periodicamente, e in particolare nel 2005, hanno sconvolto le periferie francesi, con un particolare approfondimento sul ruolo svolto dai media nel racconto delle vicende.

“Un viaggio intrapreso con scarpe buone e un quaderno d’appunti”, secondo la giuria del Premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli. Il testo indaga sull’apartheid etnica, sociale e spaziale subita dai francesi di origine immigrata, relegati, là bas, nelle banlieues, luoghi dove la diversità, la varietà culturale e razziale della società francese assumono i tratti della marginalità, quartieri etichettati come periferie “sensibili”, dove i giovani vivono di piccola delinquenza, gli adulti sono disoccupati, i politici impotenti, i poliziotti impauriti. Siamo nel novembre 2005: estraniati e ghettizzati, gli abitanti delle banlieues si ribellano e lo fanno in modo violento, mettendo a ferro e fuoco la Francia per due settimane, dando vita alle rivolte urbane più violente che il paese abbia mai conosciuto negli ultimi trent’anni.

Come sottolinea Alfredo Macchi, reporter televisivo di Mediaset e prefatore del testo, l’opera rappresenta anche un utile strumento per riflettere su questioni come l’immigrazione e l’integrazione troppo spesso dimenticate in Italia, ma più che mai attuali.

Sassu Vincenzo, Là-Bas la Banlieue. Rivolte, media e immigrazione nel contesto francese, Bevivino editore, Milano, 2011, pp. 216, 15,00 euro.

Rivoluzioni S.p.A. Chi c’è dietro la primavera araba
Primo libro di inchiesta sul rapporto tra le rivoluzioni arabe e i social media, “Rivoluzioni S.p.A” di Alfredo Macchi fa emergere lo zampino degli Stati Uniti dietro ai movimenti che hanno caratterizzato la cosiddetta “Primavera araba”: una tesi accreditata da una serie di documenti ufficiali, interviste e retroscena, raccolte sul posto nei momenti più caldi delle rivolte.

L’autore, giornalista, inviato di guerra su diversi fronti, cerca di far luce sull’oscuro ruolo di organizzazioni, fondazioni, potenti locali e servizi segreti, che sarebbero a vario titolo dietro l’impegno e gli ideali delle milioni di persone scese in piazza per chiedere libertà e democrazia in Nord Africa e Medio Oriente.

Come si spiega, si chiede l’autore, la presenza del “Movimento 6 aprile”, protagonista della rivolta di piazza Tahir in Egitto, all’interno di un’organizzazione creata dal Dipartimento di Stato americano e sponsorizzata dalle maggiori aziende statunitensi? Perché blogger tunisini, libici e siriani risultano essere “addestrati” da Washington, che fornisce loro anche software contro la censura?

Secondo Macchi, che si basa su alcune analisi dei centri di ricerca strategica della Casa Bianca, sacrificare vecchi amici, come il tunisino Ben Alì, l’egiziano Hosni Mubarak, o il presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh, e tradizionali nemici, come Gheddafi e Assad, in nome del libero mercato, è per Washington una scelta obbligata, se si vuole evitare che l’area d’influenza su una delle regioni più ricche di risorse energetiche del pianeta cada nelle mani sbagliate.

Macchi Alfredo, Rivoluzioni S.p.A. Chi c’è dietro la primavera araba, Alpine Studio Editore, Lecco, 2012, pp. 304, 14,00 euro.