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Rilancio, difesa e sicurezza europea. Documento n. 34 del Gruppo dei 10

In occasione delle prossime elezioni europee si discute l’esigenza, da parte dell’Unione, di migliorare le attuali ridotte capacità militari in modo da poter agire tempestivamente e con successo nelle vicine aree di crisi, come la Siria, la Libia e l’Ucraina.

Il futuro della sicurezza e della difesa europea, nonostante l’impatto della crisi finanziaria, economica ed occupazionale, vede l’impegno da parte degli Stati ad operare in maniera coordinata e sinergica con utilizzi anche collettivi di risorse militari nazionali (ma senza costituire, per il momento, una vera e propria “forza armata dell’Unione”), per fare meglio fronte alle nuove sfide globali sulla sicurezza e per contrastare gli accresciuti interessi strategici di potenze come Stati Uniti e Cina.

Questo ed altro è l’oggetto del documento n. 34 del Gruppo dei 10, composto da esperti e studiosi di politica internazionale, per lungo tempo attori del processo di rafforzamento dell’integrazione europea.

Il Gruppo è animato dall’ingegner Flavio Mondello, che fu per decenni il rappresentante della Confindustria presso le Istituzioni comunitarie, ed è composto, fra gli altri, dall’ex ministro e commissario europeo Filippo Maria Pandolfi, dall’ex ministro Virginio Rognoni, da ambasciatori come Piero Calamia e Luigi Vittorio Ferraris, da ex alti funzionario europei come Gerardo Mombelli ed Enrico Vinci. Vi sono pure regolarmente invitati gli ambasciatori Rocco Cangelosi ed Enrico Pietromarchi.

Il rapporto prende spunto dalla riunione del Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2013 che ha visto il dibattito focalizzarsi prevalentemente sulla politica di sicurezza e difesa comune (Psdc), con particolare riferimento alle misure da attuare per rafforzare l’industria europea della difesa.

Il Consiglio ha chiesto all’Unione di assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza ai propri cittadini e di fungere da fattore stabilizzatore per le aree di maggiore criticità soprattutto in Medio Oriente, attraverso tre obiettivi principali:
1. Maggiore cooperazione tra gli Stati europei in materia di difesa, pur mantenendo forze militari separate;
2. Sostegno da parte degli stati più forti nei confronti di chi manifesta evidenti carenze militari, così da poter favorire la messa in comune e la condivisione delle risorse;
3. Sviluppo di un mercato comune europeo della Difesa, anche per quanto riguarda l’industria e la produzione degli armamenti.

Partendo dai fondamentali già tracciati dal Trattato di Lisbona, il Gruppo dei 10 analizza i possibili scenari per una futura politica estera dell’Ue, stretta da grandi potenze globali come Stati Uniti e Cina e bisognosa di ampliare gli spunti di cooperazione nazionale e internazionale.

Le conclusioni vertono sulla necessità che l’Unione sia “attore protagonista” soprattutto nella gestione e prevenzione delle crisi nelle regioni geograficamente vicine: “L’Europa – scrive il Gruppo dei 10 – non deve essere solo ‘consumatore’ di sicurezza, ma deve anche essere ‘produttore’ di sicurezza nei cinque contesti: terra, aria, mare, spazio e cyber spazio, attraverso i numerosi strumenti di cooperazione nazionali a disposizione – cercando di uscire, quando possibile, dall’ombrello Usa e Nato (ndr) […] – Consapevoli che la ‘relazione transatlantica’ rimane però essenziale per fronteggiare minacce – globali (ndr) – come: terrorismo, attacchi cibernetici, cambiamenti climatici…”.

Rilancio, difesa e sicurezza europea. Documento n. 34 del Gruppo dei 10, Istituto Luigi Sturzo, febbraio 2014, pp. 38.

Stefano Pesce è stagista per la comunicazione dello IAI.