IAI

RENATA PEPICELLI (a cura di) Le donne nei media arabi

All’indomani e durante il periodo delle cosiddette “primavera arabe”, l’impegno letterario si è fatto analisi istantanea, le cui regole imposte dall’umanesimo 2.0 della scrittura sono dettate dall’urgenza della divulgazione.

Le donne nei media arabi, collettanea di saggi a cura di Renata Pepicelli, fa proprio questo, trovando una nuova chiave per adeguarsi al dinamismo delle analisi proposte sui media arabi. E lo fa mettendo la donna al centro, con la sua immagine, talvolta cristallizzata, altrove legata alla rivendicazione di un nuovo immaginario, tra “aspettative tradite e nuove opportunità”, come recita il sottotitolo del libro.

Il testo, proposta di emancipazione dall’immagine (o immaginario?) orientalista della donna araba, parte da un assunto, come sostiene Pepicelli nell’introduzione, relativo all’importanza del corpo, la cui presenza, sinonimo di un qualche fenomeno sociale in corso, non può scindersi da rappresentazioni sociali, economiche, culturali, religiose di cui diventa primo e immediato punto di riferimento.

Il volume propone una rassegna, variamente rappresentata, del dissidio tra cui si ritrovano avvinte le donne arabe all’indomani delle rivoluzioni: i cambi di regime, se sembrano aver concesso una maggiore libertà di espressione, mal si preoccupano, tuttavia, delle difficoltà incontrate dalle donne nell’agire liberamente lo spazio pubblico.

La collettanea si apre con una analisi, condotta con l’evidente cura di chi da anni si occupa di questioni di genere come Pepicelli, di alcune delle più singolari musalsalat egiziane, proponendo ad un pubblico fatto da non soli addetti ai lavori il valore di questo strumento mediatico che, dai processi di nation-building cui possono agevolmente ascriversi le prime rappresentazioni televisive in terra egiziana negli anni ’90, oggi si configurano come “genere ibrido che si rivolge ad un pubblico omogeneo”, rinnovando il principio di un enorme potenziale sovversivo scaturito da queste contro-narrazioni, che stimolano l’empowerment femminile.

L’analisi dei meccanismi che sottendono il cammino dell’empowerment di genere nei tre Paesi analizzati (Egitto, Tunisia, Marocco), è sottoposta, nella collettanea, a diverse rappresentazioni: c’è l’interessante contributo di Dalla Negra focalizzato sul virtuale quale nuova attestazione di una partecipazione femminile ai processi di ammodernamento dei paesi arabi.

C’è la passione del filmaker nel contributo firmato da Popolani, che propone una rassegna di riproduzioni cinematografiche volte ad analizzare le principali problematiche della condizione femminile, con il principio di fornire una lettura di genere di quei film che più di altri hanno trattato la questione femminile nel post-rivoluzione.

C’è la meticolosità della ricerca sul campo con cui viene condotto da Ben Salem e Majbri uno studio delle principali dinamiche che sottendono la scelta di adeguarsi al principio della visibilità delle donne impegnate in politica nella Tunisia post-rivoluzionaria.

C’è la messa a nudo di preoccupanti paradossi relativi alla presenza femminile mediatica all’indomani della caduta di Ben Ali illustrata da El Houssi.

Ci sono poi la scrittura consapevole e il piglio sicuro di una studiosa come Borrillo, il cui saggio muove lungo le dinamiche che sottendono la costruzione mediatica di genere in Marocco all’indomani del movimento 20 febbraio, dove i media digitali si sono imposti come spazio pubblico alternativo.

Dal cyber-spazio, infine, allo spazio reale, alla realtà filmata dalla street art nelle piazze egiziane: il volume contiene anche un interessante contributo di Meringolo che getta luce su questa forma artistica che si propone come piattaforma in grado di inglobare sfumature del discorso di genere che sfuggono ai media tradizionali.

La studiosa ci porta in Egitto, sui muri delle piazze tra le cui fessure si sentono ancora riecheggiare gli slogan rivoluzionari. E il graffito li ferma lì, ne restituisce un’immagine indelebile al tempo, prepara i sentieri per nuove narrazioni dove sono le donne a parlare e a farsi ascoltare, con le loro immagini che da vittime le propongono a icone dell’ennesima battaglia per l’emancipazione che passa tra le pieghe di una più ampia rivoluzione.

Renata Pepicelli (a cura di), Le donne nei media arabi. Tra aspettative tradite e nuove opportunità, Arab media Report, Carocci, Roma 2014, Pagine 128, Prezzo € 14,00.

Ada Barbaro è docente di Lingua e letteratura araba all’Università “La Sapienza” di Roma.