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The Remaking of the Euro-Mediterranean Vision

The Remaking of the Euro-Mediterranean Vision, challeging Eurocentrism with Local Perceptions in the Middle East and North Africa, di Aybars Gorgulu & Gulsah Dark Kahyaoglu, Peter Lang, 2019, pag 309.

Oggi, all’incrocio tra il continente europeo, africano e asiatico, la regione mediterranea è una scena di realtà politiche, economiche e sociali in cambiamento, in un contesto geopolitico conflittuale e competitivo. La regione sta cambiando a causa della grande complessità di forze che la scuotono e che la coinvolgono nelle dinamiche migratorie, religiose e di eterogeneità etnica. Alla luce del susseguirsi delle emergenze regionali, la partenership euro-mediterranea non sembra essere all’altezza delle aspettative delle società della regione e così ha perso parte della sua attrattiva.

The Remaking of the Euro-Mediterranean VisionÈ quanto si afferma nella ricerca The Remaking of the Euro-Mediterranean Vision, challeging Eurocentrism with Local Perceptions in the Middle East and North Africa condotta da Aybars Gorgulu, membro fondatore e direttore esecutivo del Center for Public Policy and Democracy Studies, e Gulsah Dark Kahyaoglu, responsabile di progetto del Center for Public Policy and Democracy Studies, dove è attiva nella ricerca e nella coordinazione di progetti dell’area dell’Unione Europea, del Medio Oriente e del Nord Africa e nel campo immigrazione.

Guardando indietro alla storia del coinvolgimento dell’Unione europea nel Mediterraneo – una cui data d’inizio convenzionale è il 1995 con il processo di Barcellona –, si vede che l’Unione ha perseguito obiettivi di politica estera per risolvere conflitti interni alla regione, come la questione tra israeliani e palestinesi. Tuttavia, con l’aggravarsi delle preoccupazioni in materia di sicurezza, si sono aggravati anche i problemi che affliggono gli Stati mediterranei ed europei nello sviluppare una partnership sostenibile attraverso il dialogo reciproco.

La Kahyaoglu continua evidenziando che la percezione che l’Unione europea sia incapace di rispondere alle aspettative dei vicini del Sud e che dovrebbe attuare cambiamenti economici e securitari molto più efficaci è confermata dai dati del sondaggio Euromed 2016. Ciò che emerge è che le migrazioni e le minacce alla sicurezza sono priorità che dovrebbero essere inserite nella struttura della Politica di vicinato dell’Ue.

Il periodo delle Insurrezioni arabe del 2011, le cosiddette Primavere arabe, è stato un momento importante in cui l’Ue ha riconosciuto la sua responsabilità nel suo approccio ai vicini del sud, come afferma chiaramente Stefan Fule, ex commissario europeo per la Politica di vicinato, sottolineando che l’impegno europeo non era stato abbastanza efficace nel difendere i diritti umani e le forze democratiche locali nella regione. L’Europa si illuse che i regimi autoritari fossero una garanzia di stabilità nella regione.

Dalla fine del 2010, le Insurrezioni arabe hanno rappresentato un punto di svolta nelle relazioni fra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Osservando gli atteggiamenti politici ed economici in alcuni Paesi Mena nel periodo successivo alle Primavere arabe, un sondaggio arabo individua una disconnessione tra ciò che l’Ue potrebbe ritenere di stare conseguendo nella regione Mena e le percezioni locali del fallimento dell’influenza e dell’impatto europei.

Questo rilievo, conclude la Kahyaoglu, è anche collegato all’approccio europeo centrato sulla sicurezza di fronte alla crisi migratoria, con l’attenzione rivolta al controllo delle frontiere e ai rimpatri, invece che a garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali. Quanto al ruolo dell’Unione europea nei processi di democratizzazione, studi precedenti a The Remaking of the Euro-Mediterranean Vision mostrano che chi vive nei paesi Mena ha una bassa opinione delle pretese Ue di svolgere una funzione normativa, per facilitare la democratizzazione e lo sviluppo, e anche di essere una forza di stabilizzazione nella regione.